Nel Mediterraneo l’Europa riprenda il ruolo che le spetta

Euromed: Prodi “basta divisioni, Ue riprenda ruolo Mediterraneo”

(AGI) – Napoli, 27 ottobre – L’Europa deve avere coscienza del proprio ruolo nel Mediterraneo e superare “le divisioni” che ormai da anni le impediscono di avere politiche attive per l’area. E’ questo il messaggio che Romano Prodi lancera’ stasera da Napoli, all’apertura di un incontro per il decimo anniversario della Fondazione Anna Lindh. Si tratta di una finestra sul dialogo interculturale in un momento di crisi sociale e violenza senza precedenti per la sponda sud del Mare Nostrum. “Bisogna essere sinceri: l’Europa non svolge nel Mediterraneo la politica attiva che si era impegnata a fare dieci anni fa, e questa e’ una colpa grave”, ha dichiarato Prodi in un’intervista all’AGI. “Non c’e’ un’iniziativa unitaria europea“, ha osservato l’ex premier, “ci sono divisioni tra i diversi Paesi. Di fatto l’Europa e’ assente da tutti gli scenari di politica estera”.

Dopo il lancio del processo di Barcellona, nel 1995, la politica euromediterranea ha stentato a decollare e anche l’Unione per il Mediterraneo lanciata nel 2008 su iniziativa francese si e’ incagliata tra divisioni e gelosie. Prodi aprira’ questa sera i lavori della Fondazione Anna Lindh insieme al commissario europeo per l’Allargamento e le Politiche di Vicinato Stefan Fule e il presidente della Fondazione, Andre Azoulay. Una tre giorni di dibattiti, ospitata dalla Fondazione Mediterraneo nel quadro della presidenza italiana dell’Ue, che vedra’ riuniti oltre 250 delegati da 42 Paesi: rappresentanti delle reti della societa’ civile, istituzioni regionali, media e leader politici. “Gli obiettivi del processo di Barcellona”, ha continuato Prodi, “sono ancora raggiungibili, ma ci vuole un diverso impegno politico ed economico”, oggi invece si registra un “vuoto politico”, uno “sbandamento”. Fenomeni come quello dell’Isis forse sarebbero sorti comunque, certo che la mancanza di unita’ sul fronte europeo “ha fornito un terreno fertile”. “Quanto avviene in Iraq, in Siria, le tensioni permanenti tra Palestina e Israele – ha proseguito Prodi – tutto questo dovrebbe essere affrontato con una forte politica unitaria. E questo non avviene”. L’esempio piu’ eclatante quello della guerra in Libia. “Li'”, ha osservato l’ex presidente della Commissione Ue, “abbiamo assistito alla divisione europea.

L’atteggiamento germanico e’ stato completamente diverso da quello francese, da quello britannico e da quello italiano. La guerra di Libia non e’ certo stato frutto di una decisione condivisa di politica europea”. L’Europa non ha certo creato questa situazione, ha aggiunto Prodi ma “esistono anche i peccati di omissione”. Sulle grandi emergenze del Mediterraneo, ha osservato Prodi, si parla del ruolo della Nato o di quello della Turchia senza tener conto che questo mare e’ “il luogo per eccellenza di un’iniziativa europea“. “Mi sono sentito dire piu’ volte dai Paesi della sponda sud ‘voi siete i piu’ grandi trader. Siete coloro con cui abbiamo piu’ rapporti commerciali, quelli che piu’ investono in questa zona e anche quelli che la conoscono meglio”. “Pero’ – ha notato con amarezza il ‘Professore’ – quando ci sono i grandi problemi, le grandi tensioni, la palla passa agli americani“.

Cosa deve fare l’Europa? “Prendere iniziative concrete – risponde Prodi – sia in politica che nella cooperazione culturale. La Fondazione Anna Lindh ha fortemente questo tipo di connotazione, orientata verso il dialogo profondo tra i popoli”. Un ruolo che, probabilmente, dovrebbe ricordarsi di avere anche l’Ue. “Quando ero presidente della Commissione europea – ha ricordato Prodi – avevamo stabilito una Commissione di dialogo tra popoli e culture per il Mediterraneo, si stava prospettando un grande progetto chiamato l”anello degli amici‘, rapporti di cooperazione tra i Paesi del nord, Ue e tutti i Paesi attorno, compresi quelli del Mediterraneo. Tutti progetti politici che sono rimasti sulla carta”. Carta che probabilmente la prossima Commissione europea dovra’ riprendere in mano. “Mi auguro che ci sia la coscienza di un ruolo dell’Europa, ci spero proprio”.

 

Siria: Prodi, problemi non si risolvono con guerra

(AGI) – Napoli, 27 ottobre – In Siria, “le cose peggiorano e non e’ facile avere un’immagine di cosa si potrebbe fare. La realta’ e’ che quando ci sono problemi cosi’ complessi, culturali, le cose non si risolvono con una guerra, soprattutto con una che viene da fuori. Bisogna diminuire l’ingerenza esterna, perche’ i risultati di questa sono stati assolutamente negativi”. A dirlo a Napoli Romano Prodi, a margine dell’avvio delle celebrazioni del decennale della Fondazione Anna Lindh.

Per il commissario Ue per l’Allargamento e le Politiche di vicinato Stefan Fuele, “occorre accompagnare i Paesi verso la democrazia, ma ma il destino dei Paesi resta nelle mani dei popoli. Mentre la regione araba cambiava, abbiamo cercato anche noi di cambiare. Ma democrazia non e’ facile. Dobbiamo riflettere perche’ il destino di tanti Paesi dell’area non e’ ancora deciso”.

 

Tunisia: Prodi, da quelle elezioni messaggio importante

(AGI) – Napoli, 27 ottobre – Dalle elezioni in Tunisia “riceviamo un importante messaggio. Il primo Paese ad aprire la primavera araba ora ci dice che il suo percorso democratico e’ irreversibile“. A dirlo Romano Prodi, a Napoli per il decimo anniversario della Fondazione Anna Lindh. L’ex presidente della Commissione Europea sottolinea come “le elezioni siano state aperte, democratiche e con un’alta percentuale di votanti”.

Prodi ha pero’ ricordato che non tutto il mondo arabo “e’ come la Tunisia”, ma spera che “questo processo sia contagioso anche se dobbiamo ammettere che non ci siamo vicini“. Il percorso democratico tunisino, a suo avviso, comunque, “e’ irreversibile”. Tuttavia sulla possibilita’ che questo risultato possa segnare una svolta nelle politiche Ue con i paesi del Mediterraneo non e’ ottimista. “Onestamente non credo che cambieranno – dice ai cronisti che gli avevano rivolto una domanda specifica – occorre svegliare una sensibilita’ politica e non e’ facile in un momento in cui ci sono molti problemi interni in Europea”. Anche per il commissario Ue per l’Allargamento e le Politiche di vicinato, la Tunisia “e’ un buon esempio. C’e’ stato un dialogo all’interno della societa’.

Puo’ esserci contagio, altri Paesi possono seguire quell’esempio”. Il presidente della Fondazione, Andre’ Azoulay, sottolinea che “le elezioni democratiche sono possibili anche nei Paesi del mondo arabo. Puo’ sembrare banale ma non lo e’.

Sui giornali fino a due giorni fa tutti gli editorialisti si aspettavano una vittoria del partito islamico. Spero che il risultato di queste elezioni faccia capire che non ci sono paesi cloni di altri, che c’e’ una complessita’ nel mondo arabo, non e’ solo bianco e nero”.

(AGI) tig/lil

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