Rafforzare e rinnovare i rapporti politici ed economici con Egitto, Tunisia e Libia

Il nodo mediterraneo
Rivolte arabe e nostre amnesie

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 19 agosto 2012

Con il fiato sospeso in attesa della conclusione delle tragiche vicende siriane, ci siamo troppo distratti nei confronti delle recenti evoluzioni dei tre paesi mediterranei che, durante lo scorso anno, hanno affrontato una lunga e difficile rivoluzione. Eppure Egitto, Libia e Tunisia hanno un peso enorme non solo per gli equilibri politici di un’area a noi così vicina, ma anche per i nostri diretti interessi.

Cominciamo dall’Egitto. Due mesi fa la giunta militare aveva annullato i risultati delle elezioni ad essa sfavorevoli ma poi, in un imprevisto rovesciamento dei rapporti di forza, il presidente Mohamed Morsi, leader dei fratelli mussulmani, ha destituito l’onnipotente ministro della difesa, con una mossa che sembra avere definito per sempre i rapporti di forza fra l’esercito e la nuova presidenza. Morsi si presenta ora come il leader incontrastato di tutto il paese: ha scelto personalmente i nuovi vertici militari e ne ha di conseguenza ridimensionato il potere, con una decisione che cambia radicalmente gli equilibri politici ed economici dell’Egitto.

Il nuovo presidente non si è tuttavia limitato a confrontarsi con i militari ma ha colpito, con una durezza forse ancora maggiore rispetto a quella usata da Mubarak, gli estremisti islamici, a cominciare dai salafiti, che pure avevano riportato un indiscusso successo nelle precedenti elezioni.

Le truppe egiziane sono intervenute nel Sinai contro gli estremisti con un dispiegamento di forze senza precedenti ed hanno messo fuori uso una rilevante parte dei tunnel che collegano Gaza col territorio egiziano.

E’ difficile pensare che tutto questo sia avvenuto senza un’esplicita autorizzazione da parte degli Stati Uniti, tenuto conto del fatto che la vita del paese dipende sempre di più dall’aiuto americano. E’ probabile che il presidente Obama, con questa politica, abbia voluto favorire la nascita di un nuovo Egitto, ancora legato all’Occidente ma più democratico e più equilibrato dal punto di vista sociale.

Un disegno certamente condivisibile, attuato con abilità e realismo ma che si scontra con una crescente diffidenza da parte di Israele e con l’opposizione dei salafiti e di una notevole frangia della stessa fratellanza mussulmana.

Il quadro sociale ed economico continua tuttavia a peggiorare. L’organizzazione dello Stato è a pezzi sia sotto l’aspetto del funzionamento dell’amministrazione, sia sotto l’aspetto della sicurezza. Furti e rapine si moltiplicano mentre la corruzione continua imperterrita a fare da padrona nei rapporti fra lo Stato e il cittadino.  L’economia stenta a riprendersi, schiacciata dalla perdurante crisi del turismo e dal cattivo andamento della congiuntura internazionale.

Il compito di Morsi si fa quindi sempre più difficile, anche perché la missione del Fondo Monetario Internazionale, che sta in questi giorni arrivando al Cairo, non può non imporre a Morsi l’adozione di una disciplina economica che lo metterà in fatale contrasto con i suoi stessi sostenitori.

Meglio stanno andando le cose in Tunisia, dove le più favorevoli condizioni di partenza e un maggiore equilibrio fra forze laiche e religiose hanno reso meno difficile il cammino post-rivoluzionario, anche se stanno emergendo  pericolosi contrasti, il più noto dei quali riguarda la parità fra uomo e donna, parità non riconosciuta dalle più tradizionali correnti islamiche.

Ancora più difficile si presenta la situazione libica, dove il cambiamento di regime non è stato causato da forze interne ma da una sanguinosa guerra, che ha avuto come protagoniste alcune grandi potenze straniere.

Anche se le elezioni politiche hanno visto un’ampia partecipazione di votanti e una non elevata tensione fra partiti laici e religiosi, la Libia non è un paese pacificato.

da Limes 5/2011 "Israele più solo, più forte"

da Limes 5/2011 "Israele più solo, più forte"

La violazione dei diritti umani prosegue senza sosta, mentre le lotte armate continuano a insanguinare in modo diffuso il paese e nessuna autorità politica è finora in grado di ottenere la consegna delle armi abbondantemente distribuite a destra e a manca durante la guerra. Nella zona di Bengasi e nelle aree circostanti gli episodi di violenza e i conflitti a fuoco sono ormai parte della vita quotidiana, mentre alle lotte armate nel deserto del sud si aggiungono pericolose infiltrazioni di terrorismo islamico. Lo scioglimento delle bande armate appare un compito di estrema difficoltà, anche perché spesso si accompagna a richieste impossibili da parte di chi è stato o si spaccia di essere stato oppositore del precedente regime.

Questo non è certo un quadro favorevole a una ripresa dell’economia che fatica a decollare, appesantita da un elevatissimo livello di disoccupazione.

Il potenziale economico della Libia è tuttavia del tutto diverso da quello degli altri due paesi. La produzione di gas e petrolio, sotto l’impulso delle grandi imprese multinazionali, sta rapidamente ritornando ai livelli prebellici, costituendo una riserva di risorse in grado di permettere la ricostruzione del paese nel giro di pochi anni. Il tutto a condizione che presto cominci il necessario processo di riconciliazione.

Queste brevi sintesi degli sviluppi più recenti di Egitto, Tunisia e Libia offrono alcuni elementi di conoscenza che l’Italia deve tenere presenti per rafforzare e rinnovare i rapporti politici ed economici con tre paesi mediterranei che sono per noi di importanza fondamentale.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
agosto 19, 2012
Italia