Svegliamoci, stiamo dimenticando un continente

Prodi: “Svegliamoci, stiamo dimenticando un continente”

Articolo di Véronique Viriglio su Il Fatto Quotidiano del 3 marzo 2014

L’Italia è il primo o secondo esportatore nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, con i quali intrattiene rapporti politici forti. Invece in Africa sub-sahariana sono presenti ong, iniziative individuali e piccole aziende che non ce la fanno a strutturarsi. Si trova la forza per andare nei mercati dell’Asia, della Russia ma non al di sotto del Sahara. Cifre alla mano è una regione dimenticata dall’Italia”: a fotografare i rapporti con l’Africa, o meglio le Afriche – un continente di 54 Stati esteso tre volte l’Europa – è l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, rappresentante speciale del Segretario generale dell’Onu per il Sahel.

Nel 2011, secondo dati Istat, il valore delle esportazioni italiane verso i paesi a sud del Sahara (5,2 miliardi di euro) è stato inferiore a quello dei prodotti esportati in Romania (6 miliardi). Il totale verso tutta l’Africa (circa 16 miliardi di euro) rappresenta un fatturato minore rispetto alle esportazioni dirette in Austria e Belgio (18,4 miliardi di euro). Le importazioni italiane dal continente nero ammontavano a 27,7 miliardi, in calo rispetto agli anni precedenti. I dati negativi vengono ricollegati alla crisi economica che dal 2008 colpisce la penisola più duramente rispetto ad altre nazioni europee. Ma la perdita di influenza dell’Italia – e in parte delle storiche potenze coloniali occidentali – viene anche attribuita a uno schema ormai datato di collaborazione con il continente e all’incisività della presenza delle nuove potenze mondiali, Cina in primis, ma anche India, Brasile e Turchia.

Sulla base di una strategia delineata dalla Farnesina alla luce delle “nuove sfide all’internazionalizzazione“, si sta facendo strada un approccio globale diverso con l’obiettivo dichiarato di prendere parte e trarre vantaggio dall’Africa rising. Il cambio di rotta si è manifestato con il “Patto per l’Africa” siglato tre anni fa tra il governo italiano e alcune nazioni africane per trasformare il rapporto da paese donatore ad attore di sviluppo. In Camerun, paese bilingue francese-inglese, da settembre 2012 nelle scuole secondarie si studia anche l’italiano, accanto al…cinese. In linea con la nuova strategia tesa a sostenere l’imprenditoria nazionale è intervenuta la trasformazione dell’Istituto del commercio estero (Ice) in Italian Trade Agency (Ita, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane). Al di là delle storiche zone di influenza di Roma in Africa – i paesi del Maghreb affacciati sul Mediterraneo (Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia) e le ex colonie del Corno d’Africa (Somalia, Etiopia, Eritrea) – l’Italia sta puntando ai mercati dell’Africa australe, considerati un “eldorado economico”: Sudafrica, Mozambico, Ghana e Angola. Sul sito dell’Ita emergono interessi commerciali nei confronti di Kenya, Zambia e Zimbabwe, ma anche della Nigeria e del Senegal, in Africa occidentale. Il denominatore comune tra questi “nuovi” partner commerciali è un tasso di crescita da fare invidia, risorse sterminate in petrolio, gas e minerali oltre che la richiesta sempre più importante in infrastrutture, servizi e manufatti destinati alla classe media, triplicata negli ultimi 30 anni.

Per il triennio 2013-2015, il 42% dei 277,71 milioni di euro stanziati per la cooperazione sarà destinato all’Africa subsahariana. “Non abbiamo da apportare miliardi di investimenti (32 miliardi del Giappone all’Africa e 20 miliardi dalla Cina, ndr), ma credo che (..) possiamo costruire una traccia di dialogo con queste nazioni che potrebbe essere apprezzata, perché coerente con quell’immagine di paese non coloniale, non ingombrante, che invece caratterizza altri” ha detto il viceministro agli Esteri, Lapo Pistelli. Un anno fa, su iniziativa del mondo diplomatico, accademico e imprenditoriale è stato istituito un Centro per le relazioni con l’Africa (Cra), organismo della Società Geografica Italiana. Inoltre è in agenda per il prossimo autunno la prima Conferenza Italia-Africa, sul modello della piattaforma già esistente tra Italia e America Latina. Il mese scorso Emma Bonino ha compiuto un “tour” africano in Ghana, Senegal, Sierra Leone e Costa d’Avorio. A Dakar è stato firmato un accordo che prevede l’erogazione di 45 milioni di euro entro il 2016, di cui 30 di finanziamento e un dono di 15. In Senegal l’Italia sarà coinvolta nella realizzazione di progetti infrastrutturali ferroviari, nel settore dell’industria agricola locale e in quello delle energie rinnovabili, con il consorzio di imprese italiane Wind Solar Spa. Un altro appuntamento atteso per il futuro delle relazioni Italia-Africa sarà l’Expo 2015 di Milano, sul tema “Nutrire il pianeta. Energia perla vita”. Nel frattempo a creare ponti tra i due mondi sono le camere di commercio regionali – Ital-Africa centrale e Italia-Africa occidentale e le intese siglate tra associazioni industriali. Lo scorso ottobre hanno firmato un memorandum Confindustria Assafrica e Mediterraneo, che raggruppa 200 imprese sbarcate nel continente, e la Confederazione delle associazioni economiche del Mozambico (Cta).

 

 

 

 

Print Friendly
Condividi!