Grazie a Bergoglio e Merkel, finalmente l’Europa si muove per aiutare i migranti

Prodi: “Io, Renzi e quella volta che lui…”
Esclusivo. Romano Prodi si confessa a tutto campo

Intervista di Maria Giuseppina Buonanno su Oggi del 9 settembre 2015

L’appuntamento con Romano Prodi nasce da alcune foto: quelle che lo mostrano in tenuta sportiva, e di corsa a 76 anni, alle 8 di un sabato mattina tra Capalbio e Ansedonia. Prodi, bolognese, ex premier, ex presidente della Commissione europea, economista, è in Toscana per ritirare il Premio Capalbio, vinto per il libro scritto con Marco Da Milano, Missione incompiuta, e per tenere una lectio magistralis “sull’Europa nel tempo della confusione globale”.

Qualche giorno dopo, parlando con lui una domenica pomeriggio nella casa di campagna della mamma di sua moglie, nella Bassa Reggiana, non si possono non toccare temi di politica, interna e internazionale. E lui, con gentile sapienza, risponde a domande sui migranti, su Renzi, su Merkel, su un certo segreto che ha bloccato la sua ascesa al Colle. Senza dimenticare la passione per la bicicletta e la corsa. Più in là si sentono le voci dei bambini – il presidente ha sei nipoti ai quali, certo, ha insegnato ad andare in bici – e lì vicino c’è la moglie Flavia, sposata 46 anni fa.

All’Angelus, il Papa, ha appena proposto di ospitare in ogni parrocchia una famiglia di migranti. “Papa Francesco è un punto di riferimento assoluto. Veramente una guida morale del mondo. Ce ne era proprio bisogno”, riflette Romano Prodi. “La sua è una proposta di solidarietà concreta. Ogni parrocchia potrà accogliere in base alla propria possibilità, qualcuna più di una famiglia e qualcuna nessuna. E il messaggio è importante, perché il Papa sottolinea che la questione dei migranti non è solo politica, ma interpella tutti“.

Come sarà accolto l’invito del Papa? Tra l’altro nei giorni scorsi anche il cardinale di Milano, Angelo Scola, ha chiesto alle parrocchie della diocesi di ospitare migranti.

“La proposta esprime una forza ampia. Si rivolge non solo all’Italia, ma a tutto il mondo cattolico europeo. Pensiamo ai governanti di paesi come l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, paesi in parte cattolici, che non hanno mostrato un atteggiamento di apertura verso l’accoglienza. Eppure, il fenomeno della migrazione dall’Africa, ma anche dall’Asia, non è transitorio. C’è bisogno di una vera politica di dialogo e di sviluppo per affrontarlo”.

Come giudica la svolta pro migranti di Angela Merkel e l’atteggiamento di Viktor Orban, premier ungherese che alza muri per bloccarli?

“La svolta di Angela Merkel è molto importante: il cancelliere dimostra di essere un leader realista. Quando il fenomeno migratorio poteva apparire limitato, e sembrava riguardare solo l’Italia, non si è esposta. Dopo, quando i migranti sono arrivati alle porte dell’Europa orientale, è stata costretta a prendere una posizione. E la sua è una posizione giusta e anche coerente con gli interessi tedeschi. Merkel si conferma politico abile perché coniuga la correttezza etica con gli interessi nazionali. I profughi siriani di questa ultima ondata di migrazione sono generalmente colti, il 40 per cento di loro ha una laurea e il 50 per cento un diploma, e quindi sono più facili da inserire e anche funzionali al tessuto produttivo del Paese”.

Sembra anche che il cancelliere tedesco abbia lasciato da parte il ruolo di dura…

“Ho osservato questo aspetto anche io. E mi ha sorpreso anche l’atteggiamento della gente comune: tanti cittadini hanno accolto i profughi. Non me lo aspettavo. Questo mi consola perché indica che nell’animo delle persone l’Europa esiste ed esiste anche la solidarietà. Per quanto riguarda Orban, mi sento di dire che lui ha sempre fondato le sue vittorie sul nazionalismo puro, e anche ora è stato coerente con le scelte fatte finora. Non ha mostrato solidarietà, si è solo reso conto degli aspetti inarrestabili del fenomeno. La sua politica è profondamente fondata sul nazionalismo esasperato”.

Il cambiamento di rotta dell’Europa verso i migranti, può essere visto come una vittoria del Governo Renzi, che ha cercato di richiamare i Paesi europei alle proprie responsabilità?

“Il Governo ha fatto il possibile, ma solo ora che c’è un fronte ampio il problema è stato affrontato a livello europeo. E ancora una volta la Germania ha dettato la regola. Siamo felici che sia una regola buona, ma finché la Germania non ha indicato il cambiamento di passo, si è rimasti fermi. La Germania ha confermato il ruolo di Paese leader. Stavolta, per fortuna, le sue decisioni hanno generato un comportamento di solidarietà e non tensioni, come nel caso della Grecia“.

Renzi avrebbe potuto fare di più?

“No. Le nostre capacità di incidere sono limitate. Dovremmo essere più forti a Bruxelles”.

E’ impossibile essere più forti a Bruxelles ora?

“Speriamo in futuro”.

E Federica Mogherini ha fatto abbastanza?

“Mogherini nel ruolo di Alto rappresentante dell’Unione non rappresenta solo il nostro Paese, ma l’Europa intera. Quindi, dobbiamo rispettarla nelle sue molteplici funzioni e non possiamo considerarla uno strumento della politica italiana”.

In un’intervista al settimanale inglese Observer, riportata anche dal quotidiano The Guardian, ha parlato del premier Cameron e della suo no al piano di ridistribuzione dei profughi come “fallimento morale

“Cameron ha scelto una politica di autonomia, ha proposto il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna in Europa e per questo ha minor peso a Bruxelles. Il premier, personalmente, vorrebbe che il suo Paese restasse in Europa, pur mantentendo una fortissima autonomia. Per convincere i suoi elettori chiede molto all’Unione. Ma ora la Gran Bretagna è più debole a Bruxelles. Il Paese sta vivendo una forte contradizione”.

Ha fatto pace con Renzi, dopo che nel discorso inaugurale dell’Expo, lo scorso maggio, si dimenticò di ringraziarla per il ruolo nell’assegnazione della manifestazione alla città di Milano…

“Non ci sono mai state guerre, anche se quell’episodio è stato sorprendente. Ha ringraziato l’ex sindaco di Milano, Letizia Moratti, e l’ex presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, mentre tutti si giravano verso di me aspettando che mi citasse. Non lo ha fatto. La scena è stata surreale“.

Quali sono i suoi rapporti con Renzi?

“Ottimi, anche se rarissimi“.

Nel senso che non vi sentite mai?

“Pressocchè. Ma è anche giusto. Non bisogna mai disturbare il conducente”.

Magari avrebbe potuto chiederle qualche consiglio…

“a questa domanda non posso rispondere io“.

Cosa pensa del suo Governo? Che giudizio dà delle sue riforme, da quella elettorale a quella della scuola? Pensa che ci sia il rischio che Renzi finisca rottamato?

“Se si parla di questo, l’intervista finisce qua”. (Lo dice col sorriso).

Parliamo di tasse, allora. Lei sostiene che non è giusto togliere le imposte sulla casa, come il premier ha promesso…

“Quando sono stato io al Governo, ho proposto di far pagare la tassa sulla casa solo alla metà delle abitazioni di maggior pregio esentando quindi i meno abbienti. Questa è la mia posizione anche oggi. Anche perché se mancano questi introiti, lo Stato poi si ritrova a dover chiedere tasse in forma diversa al cittadino”.

Presidente, complimenti per il piglio sportivo. E nella corsa mostra di andar forte…

“E una questione di abitudine. E poi, ora ho anche più tempo. Stamattina fo fatto 10 chilometri di corsa. Per ora cerco di mantenermi, almeno fisicamente, non rottamato“.

(Si ride). Da quando non è più impegnato attivamente con la politica, sembra diventato più ironico, più spiritoso…

“Mi sento più libero. Ho meno responsabilità e le responsablita costituiscono per definzione un freno. Ora mi sembra giusto esprimermi come sento”.

E tornerebbe a esprimersi anche in politica, magari con un Ulivo 2? Nel suo libro si parla, già dal titolo, di missione incompiuta

“No, perché è cambiato il mondo. Il compito ora spetta alle nuove generazioni. Io posso essere una voce, anche critica, di approfondimento, di sensibilizzazione su questioni e problemi. Ma non voglio tornare a occuparmi di politica. Game over, la gara è finita”.

Quali sono i suoi impegni in questo periodo?

“Continuo a insegnare alla Ceibs (China Europe International Business School, ndr) di Shanghai, una scuola post laurea, dove sono impegnato anche nel senato accademico. Là mi sono sempre occupato, dal 2010, di problemi politici ed economici in relazione ai rapporti tra Europa e Cina. E noto con dispiacere che ora l’Europa non suscita più interesse. Ci sarebbe bisogno di un’Europa più unita, in grado di attrarre anche dal punto di vista economico. Poi scrivo, collaboro con Il Messaggero, e partecipo a convegni. Nei prossimi giorni vado in Albania, poi andrò a Singapore, Londra, Parigi”.

Torniamo al suo lato sportivo, alla sua passione per corsa e bicicletta.

La bicicletta è una mia passione da sempre, mi fa compagnia da quando ero ragazzo. Poi, viaggiando molto e non potendo portarmi dietro la bici, ho cominciato a correre, una trentina di anni fa. E’ più semplice mettere in valigia scarpette e pantaloncini. Posso correre anche nella inquinata Pechino. Di solito, mi alzo alle 7.30 e corro per un’ora, in media quattro volte a settimana. In bicicletta vado soprattutto nei week end e in agosto, quando sono in vacanza. Ma mentre prima mi dedicavo per due terzi alla corsa e per un terzo alla bici, oggi è il contrario”.

Allora, avrà di sicuro insegnato ai suoi sei nipoti (Prodi e la moglie hanno due figli, Giorgio e Antonio, ndr) ad andare in bicicletta…

“Ora in campagna, ho aiutato Davide, otto anni, a pedalare senza le rotelline”.

Quali sono le corse e le pedalate di cui è più orgoglioso? E le prossime tappe?

“La mia corsa più lunga è stata la Maratona, 42 chilometri, a Reggio Emilia. Ora ci sarebbe la mezza maratona a Bologna, domenica prossima, ma non credo di farla. Sarò in giro”.

Si è mai incontrato col maratoneta Morandi?

“Qualche volta, ma non ci siamo mai allenati insieme. Una volta sono pure andato alla maratona di New York. C’era anche Laura Fogli. Ma poi, mentre mi allenavo in Central Park, poco protetto, ho avuto un problema alla schiena.”

Quando è successo?

“Beh, prima di Cristo… Credo 13-14 anni fa. Le pedalate, invece, sono tante. Ci sono i riti annuali sull’Appenino ai quali io e miei amici non manchiamo mai. Penso ai passi della Futa, al Raticosa, a quello della Crocetta: ogni anno, a giugno, ci andiamo, da 35 anni. Hanno un valore simbolico. Guai a smettere. In bici ho fatto 216 chilometri da Venezia a Reggio Emilia, e 204 chilometri in un giorno lungo il Cammino di Santiago. Ma questo accadeva tempo fa, ora la misura è 60-70 chilometri”.

Sua moglie l’accompagna in queste imprese?

“Flavia mi aspetta a casa”.

Le dispiace non essere diventato presidente della Repubblica?

“No. Primo, perché non era nei miei obiettivi e nei miei desideri. Secondo, ero sicurissimo di non diventarlo. Per questo la questione non mi ha toccato. Nel libro Missione incompiuta, lo racconto. Io ero in Africa in quel periodo ed ero lontano anche affettivamente da quella possibilità”.

A Che tempo che fa lo scorso maggio ha detto che i 120 franchi tiratori che hanno bloccato la sua corsa al Colle sono l’unico segreto italiano… Nessuno svelamento?

“Il segreto resterà tale”.

Davvero non tornerà alla politica? A chi l’aspetta cosa dice?

“Non è cosa”.

Sua moglie condivide questo pensiero?

“Andiamo perfettamente d’accordo anche su questo”.

Ed è contenta di non dover fare la first lady?

“Non solo è contenta. E’ felicissima“. La signora Flavia sorride e conferma.

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