L’Italia nella AIIB, ma ora serve una politica attiva nei confronti della Cina

Italia-Cina: Prodi, occorre piu’ velocita’ per crescere a Oriente

(AGI) – Roma, 10 lug. – L’Unione Europea ha perso il proprio ruolo politico nel mondo. A sostenerlo e’ l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi intervenuto al convegno di Orizzonte Cina “Perspectives on Eurasian Connectivity” organizzato da TOChina Summer School e dal Torino World Affairs Institute.

“Stiamo perdendo il nostro ruolo nel mondo – ha affermato il professore intervistato dall’Agi – in termini politici e’ un suicidio. Abbiamo perso opportunita’ dopo anni di stupidita’ politica“. Il pensiero corre alla Grecia. Non solo. E’ soprattutto a Oriente che Prodi guarda, stanco degli enormi ritardi accumulati dall’Italia incapace di esprimere una visione sulla Cina. L’adesione dell’Italia all’Aiib (Asian Infrastructure Investment Bank) con il 2% puo’ essere un nuovo punto di partenza ma “l’iniziativa politica conta piu’ del peso della quota azionaria” dice Prodi. “Negli ultimi tempi abbiamo visto una crescita di interesse da parte della Cina nei confronti dell’Italia. La Banca centrale cinese ha fatto ingresso nelle nostre principali imprese (Eni, Enel, Saipem, Generali, Telecom, Prysmian e Fca per un totale di quattro miliardi di investimenti in Italia) e questo e’ un fatto significativo: acquistando quote superiori al 2% la banca cinese ha l’obbligo di dichiarazione alla Consob. E’ quindi una manifestazione di interesse e di fiducia alla quale bisogna rispondere con una strategia nazionale. In questo momento invece la strategia e’ solo cinese. Pechino ha scelto Pirelli.

Ha scelto l’Ansaldo. Noi tardiamo a esprimere una visione, non e’ una cosa facile: Pechino ha risorse finanziarie che a noi mancano ma dobbiamo darci una mossa”.

L’Italia quindi resta sempre indietro e non riesce a maturare una strategia nei confronti del Drago. “Non chieda a me il perche’ – ironizza Prodi – io osservo e basta.

Occorrerebbe uno sforzo piu’ grande, specifico, nei confronti della Cina. E’ impressionante come la presenza pubblica degli altri paesi europei sia maggiore della nostra. L’Italia ha una buona immagine in Cina. Non credo sia retorica dire che tra Italia e Cina vi sia molta simpatia”. La partecipazione dell’Italia all’Aiib puo’ tradursi in investimenti in infrastrutture e porti “a patto che siano di nostro interesse e che vedano la partecipazione delle nostre imprese” dice Prodi.

“Non possiamo ripetere gli errori commessi nei porti del Mediterraneo – continua – dove abbiamo mandato in rovina Gioia Tauro prendendo solo briciole (la cinese Cosco ha investito nel Pireo scartando l’opzione italiana) e lasciando la strategia nelle mani di altri paesi. L’accordo di Taranto con i cinesi l’avevo firmato io, prevedeva che si dragasse il porto per consentire l’approdo di grandi imbarcazioni. Poi hanno tirato in ballo la protezione delle tartarughe marine, il porto non era ancora dragato e i cinesi sono andati via. Dobbiamo imparare a chiudere gli accordi con tempismo” scandisce Prodi.

Dal 2013 ad oggi le societa’ cinesi che hanno investito in Italia circa 6 miliardi di euro. People’s Bank of China, la banca centrale cinese, nei giorni scorsi e’ entrata nell’azionariato di altre due banche italiane, Unicredit e Mps.

Oltre al peso finanziario della banca centrale cinese, aumenta anche la presenza fisica dei grandi istituti di credito cinesi nel nostro Paese. In Italia sono presenti filiali di tre dei maggiori colossi del credito cinese: Bank of China, Industrial & Commercial Bank of China e China Construction Bank, che nei giorni scorsi ha aperto la filiale di Milano con l’obiettivo di favorire gli scambi commerciali tra Italia e Cina. “La cooperazione finanziaria non e’ il campo in cui siamo leader in Cina” dichiara Prodi. “La presenza delle filiali delle nostre banche che seguono le imprese in Cina e’ ancora ridotta.

Dobbiamo continuare a puntare sul manifatturiero che e’ il campo in cui siamo forti, oltre ai beni strumentali, moda e alimentare. In questo momento il settore dei beni di lusso in Cina soffre a seguito della campagna di moralizzazione che ha ridotto la domanda. Ma e’ saggio premere nei campi in cui si e’ relativamente piu’ forti“. Nei giorni scorsi a Pechino e’ stato firmato l’accordo quadro che ha visto 50 dei 57 paesi fondatori dell’Aiib riunirsi per porre le basi alla creazione della Banca Asiatica di Sviluppo fortemente voluta dal governo cinese, una decisione che molti leggono come atto di sfida all’egemonia della Banca Mondiale. “La controffensiva della Cina nei confronti degli Stati Uniti” la definisce Romano Prodi. Pechino si conferma azionista di maggioranza, seguono India e Russia. I paesi asiatici hanno un peso complessivo di circa il 75%. La banca nasce difatti con l’obiettivo di finanziare la costruzione di infrastrutture di cui l’Asia ha fortemente bisogno. La Cina si pone alla guida di quest’opera di ricostruzione con un’iniziativa multilaterale che rabbonisca i vicini di casa che guardano Pechino, negli ultimi anni assertiva su questioni di sovranita’ nei mari e non solo, con ostilita’. L’Italia, con circa il 2%, e’ il quarto paese europeo a entrare come azionista della banca asiatica, un ruolo non di primo piano ma che si spera possa portare qualche fornitura alle nostre aziende.

“L’Italia non e’ certamente l’azionista di maggioranza – dice Prodi – Il problema del ruolo dell’Italia non e’ la partecipazione limitata al 2%. Se fosse dell’1% o del 3% cambierebbe poco. Il problema e’ un altro: siamo in grado di proporre una politica attiva nei confronti della Cina? Vogliamo promuovere una maggiore iniziativa europea nei confronti di Pechino all’interno della quale l’Italia possa avere un ruolo maggiore?” insiste Romano Prodi. (AGI) .

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Dati dell'intervento

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luglio 11, 2015
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