Italia suicida: importa mano d’opera ed esporta specialisti

Immigrazione, Prodi: “Abbiamo una percezione negativa”

(DirettaNews) – 13 dicembre 2014 – L’ex premier Romano Prodi ha aperto la seconda giornata del XXVII Convegno Nazionale dell’Associazione Nazionale per la Lotta contro l’Aids (Anlaids), a Bologna, con un intervento sul fenomeno dell’immigrazione, ricordando che “il mondo è drammaticamente in movimento per mille motivi. E il trend è in crescita. Siamo 7 miliardi e 124 milioni e ci sono 232 milioni di immigrati, non parliamo di un piccolo fatto”.

Tanto che sottolinea Prodi, l’Europa “è in fase di chiusura. Il Paese leader contro l’immigrazione è la Gran Bretagna. Certamente una politica restrittiva è già cominciata”.

L’ex premier ha poi citato alcuni numeri al riguardo per cui “negli Stati Uniti sarebbero 45 milioni, 11 milioni in Russia, 10 in Germania, nove in Arabia Saudita, dove – precisa Prodi- ci sono più stranieri che sauditi, sette in Gran Bretagna, in Francia e in Canada, e quasi cinque milioni in Italia”.

“Venendo all’Unione Europea gli stranieri sono 34 milioni e non sono pochi, siamo in tutto 496 milioni». Sull’Italia è «interessante vedere da dove vengono gli immigrati. Il 52% dall’Europa, il 20% dall’Africa e il 18% dall’Asia. Il primo paese è la Romania, seguita dal Marocco, dall’Albania e dalla Cina”, ha spiegato Prodi, concludendo che “c’è una percezione negativa verso l’immigrazione. Ma quando poi esaminiamo le varie professioni scopriamo che gli immigrati sostituiscono sempre i mestieri che le nuove generazioni non vogliono fare”.

“L’Italia è diventata un Paese di emigranti. Sono quasi tutti specializzati: un terzo sono laureati. Qui prendiamo manodopera a basso livello di specializzazione e diamo all’estero specializzati. È un Paese suicida”, ha poi aggiunto Prodi.

In base ai dati, gli emigrati vanno soprattutto «in Europa, pochi negli Stati Uniti. “Il primo Paese è la Gran Bretagna, poi la Germania e la Francia. È un problema serio. E continuerà, non vedo correzioni nel futuro”, sottolinea scartando l’idea che sia solo un problema italiano: “È una dimensione italiana, forse un poco anche spagnola. Per il Paese è un fenomeno molto più rapido e rimarchevole di quello che non poteva esser considerato in passato”.

C.D.

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Dati dell'intervento

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Categoria
dicembre 14, 2014
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