Bergoglio e l’Europa: parole durissime sul presente ma piene di speranza nel futuro

Dopo Strasburgo – Gli applausi a Francesco per cambiare l’Europa

Articolo di Romano Prodi su Il Messagero del 30 novembre 2014

I parlamentari europei hanno interrotto con ripetuti applausi il discorso di Papa Francesco.

I media ne hanno giustamente messo in rilievo non solo la profondità etica e religiosa ma anche il sorprendente contenuto propositivo.

A distanza di cinque giorni, dopo che l’attenzione si è velocemente spostata su altri temi, vale la pena di riflettere sui contenuti del messaggio del Papa all’Europa e di interrogarci sugli effetti di lungo periodo di questo messaggio nei confronti dei governanti e dei cittadini del vecchio continente. Certamente è rimasto nel cuore di tutti i presenti l’incitamento finale volto a suscitare e promuovere un’Europa non più impaurita e piegata su se stessa, ma un ‘Europa “protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede, un’Europa che guarda, difende e tutela l’uomo, un’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso strumento di tutta l’umanità.”

Si tratta di un incitamento che giunge dopo riflessioni anche crude sul presente ma che si concretizza poi in un invito a seguire la via tracciata dai padri fondatori dell’Europa, che desideravano un futuro basato sulla “capacità di lavorare insieme per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente”.

Francesco ha tuttavia ricordato che questa strada richiede profondi cambiamenti non solo dal punto di vista etico (con una rinnovata attenzione ai diritti dei più fragili e al rispetto della vita umana dal suo inizio alla sua fine) ma anche dal punto di vista dell’azione politica.

Le riflessioni sulla politica si fondano sulla constatazione che, accanto ai grandi processi positivi, tra i quali viene sottolineato l’allargamento ai nuovi Paesi, sia andata crescendo la sfiducia dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane o addirittura dannose rispetto alla sensibilità dei popoli. Una critica a cui Papa Francesco contrappone il diretto invito ad un rafforzamento della democrazia, oggi in pericolo per effetto di una perdita di vitalità dovuta all’indebolimento dei partiti e delle organizzazioni politiche. Le democrazie corrono perciò il rischio di vivere nel regno della sola parola e dell’immagine, riducendo la politica ad un semplice nominalismo. Per evitare questi rischi -ha detto Papa Francesco ai parlamentari europei- bisogna evitare che la forza della democrazia ceda il passo di fronte “alla pressione di interessi multinazionali ma non universali” che indeboliscono la forza espressiva dei popoli, trasformandola in “poteri finanziari al servizio di imperi sconosciuti”. A questa critica si accompagna un invito alla valorizzazione di tutte le capacità umane in seno alla famiglia, nel lavoro e nella scuola, unitamente ad uno sforzo collettivo per la conservazione dell’ambiente.

Non si tratta di ammonimenti astratti ma di un diretto richiamo alla grande tradizione europea del “welfare state”, messo duramente alla prova non solo dalla crisi economica ma da un’ideologia globalizzante che mette a rischio le basi stesse della democrazia e della solidarietà. Una solidarietà che viene violata se non si affronta alle radici la questione migratoria adottando “politiche corrette, coraggiose e concrete” che aiutino i potenziali emigranti nei loro paesi di origine, poiché non è tollerabile che il Mare Mediterraneo “diventi un grande cimitero”.

Può certo indurre a qualche interrogativo vedere l’intero parlamento approvare con entusiasmo richiami e ammonimenti che non hanno certamente raccolto l’unanime approvazione dell’assemblea di Strasburgo e di molti governi europei, sempre più riluttanti nel promuovere politiche di aiuto verso le categorie o le regioni più emarginate e ben lontani dall’approvare misure capaci di prevenire l’aumento di vittime nel Mediterraneo.

Si pone quindi l’interrogativo di quanto un intervento pur così forte ed autorevole e pur accolto con unanime applauso possa cambiare il corso della politica europea.

Da un lato credo che il condiviso applauso non sia stato solo un atto di cortesia ma che un così inusuale e diretto linguaggio abbia fatto davvero appello alle coscienze di tutti. Ritengo inoltre che, proprio nello scenario confuso e incerto di oggi, il richiamo da parte di una riconosciuta autorità morale faccia più breccia che in passato. Anche le più grandi potenze sono infatti alla ricerca di quello che viene tecnicamente chiamato “softpower,” cioè di un messaggio che non si impone con la forza ma per la credibilità e l’autorità di chi lo propone.

Anche al di fuori del mondo cattolico quest’autorità è largamente riconosciuta all’attuale pontefice. Tutto questo ha reso possibile un’unanimità di consensi anche da parte di un’assemblea che ha opinioni non sempre coincidenti con quelle espresse da Papa Francesco. Le sue parole sono infatti risultate molto efficaci perché accompagnate da un’offerta di disponibilità della Chiesa Cattolica a intrattenere un dialogo “proficuo, aperto e trasparente” con le istituzioni dell’Unione Europea.

Una volontà di dialogo che imposta il problema delle radici cristiane non in modo polemico ma costruttivo e rivolto al futuro. Un dialogo che aiuterà certamente l’Europa a superare questo periodo di stanchezza, d’invecchiamento e di perdita di vigore, che le ha procurato l’appellativo di “nonna”, termine affettuoso ma non certamente simbolo di quel ruolo di esempio che l’Europa deve esercitare nel mondo.

Questi lunghi applausi ad un Papa che viene dalla fine del mondo devono essere quindi interpretati come un grande segno di speranza perché, forse proprio perché viene da così lontano, ha potuto dire ai massimi rappresentanti della democrazia europea parole durissime sul presente ma, nello stesso tempo, piene di concreta fiducia verso il futuro.

 

 

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