Per la Cina, Papa Francesco è un interlocutore naturale ed opportuno

“A Pechino piace: non è lui il potere occidentale”

Prodi: “è nell’interesse dei Cinesi avere rapporti con un leader globale”

Intervista di Maria Antonietta Calabrò a Romano Prodi sul Corriere della Sera del 18 agosto 2014

Per una singolare coincidenza della storia il Presidente cinese Xi Jinping e Papa Francesco hanno iniziato il loro incarico a poche ore l’uno dall’altro, diciassette mesi fa. A metà giugno, il South China Morning Post, il giornale della comunità anglofona di Hong Kong, ha pubblicato un editoriale in cui affermava con nettezza che ormai «è tempo per Pechino e il Vaticano di riprendere il dialogo», visto che «le circostanze per un nuovo inizio appaiono ideali».

Romano Prodi, ex presidente del Consiglio e Ministro, economista, cattolico, è una delle personalità italiane che forse conoscono meglio la Cina: la frequenta regolarmente tre o quattro volte l’anno in quanto dal 2010 è professore alla Ceibs (China Europe lnternational Business School) di Shanghai.

Le parole di papa Francesco aprono una fase nuova nei rapporti tra Cina e Vaticano?

«L’ appello del Papa, è certamente un fatto nuovo. Una spinta diversa, molto diversa, rispetto al passato. Poi ci vorrà tempo, ci saranno problemi da entrambi i lati, le questioni sul tavolo sono molte, ma si tratta sicuramente della rottura di una diffidenza. Per Pechino, del resto, Papa Francesco è un interlocutore naturale ed opportuno».

Ci spieghi questi aggettivi…

«Naturale, a motivo della provenienza».

In che senso?

«Perché questo Papa viene dall’America Latina e in Cina non è più percepito come espressione del mondo occidentale né come personalità eurocentrica. Francesco, insomma, viene considerato dai Cinesi e dal potere cinese non come un esponente dell’Occidente o di un potere occidentale, ma come una personalità universale. Questo fatto ha un peso determinante nella dialettica tra la Cina e il Papato, tra la Cina e il Vaticano. Francesco non può essere tacciato di portare avanti gli interessi occidentali».

E perché per la Cina Francesco è un interlocutore opportuno?

«Certamente è utile ed opportuno per la Cina avere rapporti con Francesco non solo in quanto Capo Spirituale di una religione che ha un’importanza enorme nel pianeta, ma in termini del soft power che Francesco esercita, cioè la sua capacità di persuadere, convincere, attrarre attraverso risorse intangibili quali la cultura e i valori, la sua stessa persona. Non saprei trovare una parola italiana che esprima con altrettanta accuratezza la capacità di influenza di Francesco come leader globale. D’altra parte, il rapporto con la Cina e l’Asia adesso sono la priorità del Papa, c’è una disponibilità di Francesco che è molto ampia, e lo si è visto nelle sue parole di ieri».

Secondo il sociologo delle religioni Rodney Stark, è un fatto che i cinesi, anche l’intellighenzia, si rivolgono sempre più spesso al cristianesimo. Mentre la Chiesa Cattolica è ben consapevole del potenziale che offre la Cina …

«Non sono così raffinato, nelle analisi, né ho dati quantitativi, ma quello che so è che c’è serio interesse, anche nell’ élite intellettuale, che però non rappresenta la Cina profonda. Quanto alla Chiesa sa bene che la Cina non è un Paese, è un continente».

Eppure, anche ieri si sono avute notizie di chiese cattoliche chiuse, di croci spezzate, dell’impossibilità per i fedeli cattolici di raggiungere la Corea…

«Conosco questi fenomeni. Sono tensioni esistenti. Ma bisogna anche tenere conto che si parte da molto lontano».

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
agosto 18, 2014
Interviste