Solo con la crescita si può diminuire il debito senza provocare rotture irreparabili

Il governo dei tecnici
Il Professore oggi a genova per un convegno sulla crisi
Prodi: i partiti sono vivi ma dopo Monti vedo un nuovo scenario
Sui guai del Pd: «Primarie positive anche se si litiga»

Articolo di Vittorio de Benedictis su Il Secolo XIX del 16 marzo 2012

Non gli piace per niente quando si chiede all`Italia di “fare i compiti a casa”: «Mica siamo scolari». Però il governo Monti ha fatto quel che gli era stato chiesto: «Ci ha tirato fuori dalla palude», lo promuove Romano Prodi – per due volte premier italiano e per una presidente del governo europeo – mentre torna in auto da Venezia dove ha partecipato all`ennesima conferenza internazionale: «Ho vissuto tante epoche in politica e in economia ma non avevo mai assistito a un cambiamento così impressionante e veloce. E ancora non sappiamo quando usciremo dalla crisi.

Io stesso ho sbagliato, nel 2008, prevedendo che i tempi si sarebbero potuti accorciare». Ma dopo Monti, la politica non sarà più come prima, anche se dei partiti non si può e non si deve fare a meno: «Scomposizione? Non so, ci sarà senz`altro una evoluzione».

Il Professore sembra tendere una mano al Pd, reduce da bastonate in serie alle primarie: «Sono uno strumento utile proprio per scegliere il candidato. Non vedo perché ci si sorprenda». Nemmeno di fronte alla sconfitta genovese di Marta Vincenzi e Roberta Pinotti.

Oggi Prodi sarà a Genova ospite dell`Associazione palazzo Ducale (alle 17,45). Parlerà di “Europa: quale risposta alla crisi”.

Presidente Prodi, qual è la sua “medicina” per il futuro dell`Europa?

«L`Europa si è fermata negli ultimi anni ed è arrivato il periodo dei lunghi anni della paura, della globalizzazione, del cambiamento, dei migranti. Nella crisi economica mondiale è entrata un`Europa divisa»

L`euro non basta…

«La moneta unica è uno dei più grandi cambiamenti pacificamente raggiunti nella storia dei popoli. L`euro doveva essere sostenuto da una politica economica comune. Non lo si è è fatto. Però ha funzionato bene: la crisi greca ha fatto emergere le divisioni e siamo entrati in questa fase di alti e bassi. Invece di prendere i necessari rimedi, gli europei, anzi, la Germania che aveva la leadership ha ritardato le decisioni e la crisi ora è più dura».

E ora serve un`Europa federale?

«Intanto voglio dare il messaggio che in ogni caso la rottura dell`euro non ci sarà. Sarebbe una tragedia per l`economia. L`euro sarà ancora tra i protagonisti dell`economia mondiale. Per il futuro serve un`Europa più unita, con maggiore autorità sovranazionale e la struttura federale è quella giusta. Ma ci vorrà molto tempo per arrivarci».

Per ora l`Europa punta alla riduzione del debito, l`Italia insiste sulle politiche per la crescita: ci si arriverà?

«Ci si deve arrivare. Ridurre il debito sarà sempre più difficile, è solo con la crescita che si può diminuire progressivamente il debito senza creare tensioni e rotture irreparabili. Prima era necessario rassicurare i mercati internazionale che l`Italia non sarebbe caduta in una spirale insostenibile. Questo è stato fatto e adesso bisogna pensare alla ripresa soprattutto dal punto di vista dell`occupazione».

L`Europa ha chiesto all`Italia di “fare i compiti a casa”. Secondo lei li stiamo facendo?

«Non c`è un maestro che sta sulla cattedra e l`alunno che deve obbedire. L`Europa è nata nella pari dignità dei popoli e quindi questa dignità si deve avere da parte di tutti. Il proprio dovere deve farlo anche chi ha il surplus, non solo chi ha deficit, altrimenti non si arriverà a un riequilibrio».

Non le piace proprio la definizione “fare i compiti a casa”…

«Non mi piace, neanche un po`. Detto questo i compiti di abbiamo fatti, Lo schema previsto ci porta al pareggio di bilancio, ora ci vuole la crescita per diminuire il debito».

L`Europa chiede la modifica della legislazione italiana sul lavoro…

«Ci chiede l`aumento della produttività e il miglior impiego di fattori produttivi, sia il capitale sia il lavoro. Ma ci chiede anche innovazione, ricerca sviluppo, intelligenza, nuovi prodotti. Però vorrei ricordare un aspetto importante».

Dica…

«Con la riforma pensionistica i compiti li abbiamo fatti per molti anni. Ricordiamoci che è il capitolo più importante di riforma e l`abbiamo fatto».

E una riforma giusta?

«Giusta o non giusta, era necessaria. E soprattutto l`Italia l`ha fatto. Non era facile. Ora abbiamo il sistema più in equilibrio d`Europa».

Siamo alla stretta decisiva sulla riforma del lavoro: è la strada corretta quella del governo?

«A questo non rispondo, non ho gli elementi per farlo. Vedremo il pacchetto finale».

Non dovrebbe essere prioritaria la lotta alla disoccupazione giovanile?

«E` questa l`uscita dalla crisi. Il punto cruciale. Il resto è secondario. Non possiamo avere il segno meno nella crescita perché si avrà il segno più nella disoccupazione. E` un`espressione di chiarezza estrema. Prima la crescita, poi si può parlare di maggior occupazione».

Il Governo Monti sta cambiando la politica?

«Non lo so. Non si può descrivere il governo Monti come antidemocratico, è approvato dal parlamento, riceve continuamente la fiducia da Camera e Senato. E chiaro che i partiti faranno le loro riflessioni, penseranno al futuro, ma intanto il governo ha fatto quello che gli era stato chiesto di dare e cioè portare l`Italia fuori dall`emergenza che decisioni e indecisioni sciagurate avevano creato nel passato».

L`Europa riterrà credibili i partiti, dopo l`azione di un esecutivo tecnico che può prendere decisioni scomode e dolorose
ma governa? I partiti ora stanno rialzando la testa…

«Nessun paese governa bene senza forti partiti politici. Sono lo strumento della democrazia ovunque. Il loro ruolo non è finito, sarà ancora necessario nei paesi democratici, quindi anche in Italia».

Monti ha rotto con certo modo di fare politica, i cittadini sono sorpresi dal suo attivismo…

«Il governo Monti ci ha tirato fuori dalla palude in cui eravamo. Qui mi fermo».

La politica ha ancora bisogno delle primarie? Adesso le fa anche il Pdl…

«Certo, hanno ancora una funzione. Soprattutto con l`attuale legge elettorale, danno un`espressione a una volontà popolare che altrimenti non riuscirebbe ad esprimersi in modo adeguato. Due generazioni fa c`erano le strutture territoriali dei partiti, oggi i cittadini con le primarie hanno possibilità di esprimersi».

Ma è possibile che un partito che le organizza, come il Pd, poi le perda regolarmente?

«Le primarie son primarie. Non c`è mai sconfitta di un partito alle primarie. Sono una gara aperta, alla fine quello che vince è il candidato di partito. Sono fatte apposta per scegliere…».

A Genova c`è stata la sorpresa delle due candidate del Pd sconfitte…

«Nel momento in cui si si comincia una gara non si sa chi vince. Succede anche nel campionato di calcio. mica si sa chi vince lo scudetto quando si inizia…».

Dunque non c`è da sorprendersi se non vince il candidato ufficiale…

«Assolutamente no, non ci si sorprende, Quando ci si presenta con il proprio nome, si è già candidati ufficiali».

Vede a breve una scomposizione nell`attuale schema dei partiti?

«Non lo so, Un`evoluzione ci dovrà senz`altro essere».

Significa qualcosa la foto di Vasto?

«A questo non rispondo» Mi scusi, ma il professor Prodi davvero può essere utile all`Italia “solo” facendo il Professore?

«Veramente faccio più il professore all`estero che in Italia, forse non sono utile neanche come Professore in Italia… Viaggio molto, osservo ciò che accade negli Stati Uniti e in Cina, trovo di grandissimo interesse assistere e cercare di capire i cambiamenti del mondo. Che sono molto più veloci di quanti pensassi».

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
marzo 16, 2012
Interviste