Mario Monti rafforzi le relazioni con il nucleo propulsivo della nuova economia mondiale

Il viaggio in Cina
L’Asia che vince, esempio da imitare

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 18 marzo 2012

Fra pochi giorni il Presidente del Consiglio si recherà in Corea del Sud, Cina e Giappone. Un viaggio doveroso, dato il ruolo che questi tre paesi giocano nella politica e nell’economia mondiale. Un viaggio opportuno, data la perdita di peso dell’Italia in quest’importante area. Una perdita di peso non solo nei confronti degli Stati Uniti e della Germania, ma anche della Francia e della Spagna, nonostante i forti legami politici che l’Italia aveva tradizionalmente avuto con questi paesi.

Gli elementi di forza che caratterizzano la Cina e il Giappone sono ben noti e non è il caso di ripeterli analiticamente. E’ utile invece ricordare che entrambi i paesi si trovano in una fase particolare della loro storia. L’ascesa cinese prosegue infatti ormai ininterrotta da decenni ma il quadro in cui si svolge è in via di rapido cambiamento. Il tasso di sviluppo  sta infatti rallentando, per assestarsi ad un più ” modesto livello” (si fa per dire) un po’ al di sotto dell’otto per cento. Un assestamento a cui si accompagna un forte spostamento dagli investimenti verso i consumi, mentre gli aumenti salariali e la leggera ma continua rivalutazione dello yuan stanno provocando una lievitazione del costo del lavoro intorno al venti per cento all’anno.

A sua volta il Giappone, dopo i decenni di tumultuosa crescita e un  lungo periodo di stagnazione, si trova di fronte alla grande sfida di dovere riorganizzare le proprie strutture produttive in conseguenza del  disastro di Fukushima  e della conseguente decisione di chiudere progressivamente tutti gli impianti nucleari.

Meno noto è il ruolo della Corea che, pur avendo dieci milioni di abitanti meno dell’Italia, si classifica ai primissimi posti mondiali per il ritmo di innovazione, per il livello di capacità scientifica e per la rapidità con cui riesce a trasformare i progressi della scienza in prodotti di successo nei mercati mondiali. Un paese che, fondandosi soprattutto sull’eccellenza del sistema scolastico ad ogni livello, riesce a primeggiare nei mercati dell’elettronica di consumo, della biotecnologia, della telefonia portatile, dei cantieri navali, dei dissalatori e dei condizionatori. Un paese in cui la banda larga è diffusa ovunque e l’uso quotidiano di internet è  ormai totale. Una dimostrazione impressionante di che cosa può fare una nazione relativamente piccola ma che fonda il suo futuro sullo sviluppo delle risorse umane e su una straordinaria capacità di fare gioco di squadra.

A questo punto è opportuno ricordare che questi tre paesi hanno storicamente mantenuto e tuttora mantengono fra di loro tensioni fortissime. Anche oggi non solo le politiche ufficiali ma i sentimenti profondi dei cittadini accentuano molto di più gli elementi di divergenza che non i punti di convergenza. Nessun processo di riconciliazione, sul modello di quanto è avvenuto in Europa, si è verificato o è in vista. Nonostante tutto questo, i rapporti commerciali e gli intrecci economici sono talmente forti da dare vita a una realtà che già da ora costituisce il punto di riferimento più dinamico ed efficiente dell’ economia mondiale. Basti pensare che, mentre fino al 1992, Cina e Corea non avevano fra di loro nemmeno rapporti diplomatici, oggi quasi un terzo delle esportazioni coreane si dirige verso i mercati cinesi, mentre Cina e Giappone sono fra di loro sempre più interdipendenti in conseguenza della quantità e della qualità dei loro rapporti. I legami reciproci sono talmente forti che, solo per fare un esempio, i vuoti produttivi causati dalle conseguenze dello tsunami giapponese hanno messo in difficoltà migliaia di imprese coreane e cinesi. facendo loro mancare i necessari componenti.

Si sta infatti formando un sistema economico integrato, ormai il primo nel mondo non solo per dimensione ma anche per efficienza. Un grande distretto produttivo che non si fonda più sui bassi costi del lavoro ma su una raffinata tecnologia e sulla capacità di assorbire le innovazioni e di lanciarle rapidamente verso  i mercati mondiali.

Il motivo per cui la Apple non riporta negli Stati Uniti le sue catene di montaggio non è più dovuto ai bassi costi di lavoro cinesi ma al semplice fatto che l’integrazione fra i diversi produttori asiatici e la rapidità della loro risposta alle esigenze di mercato hanno creato un sistema molto più efficiente di quello che non sarebbe possibile oggi avere negli Stati Uniti, anche se il costo del lavoro di assemblaggio, data l’elevata automazione del processo, sarebbe trascurabile anche in California.

Il viaggio del Presidente del Consiglio in Asia deve quindi avere un duplice obiettivo.

  • Il primo è quello di iniziare una strategia ( con mezzi finalmente adeguati) volta a  ricoprire un ruolo meno trascurabile con i tre paesi che formano già oggi e formeranno ancora più in futuro il nucleo propulsivo della nuova economia mondiale.
  • Il secondo obiettivo è quello di spingere i colleghi europei a dare vita a  una politica comune per organizzare un polo industriale europeo così forte e così integrato da reggere il confronto con la nuova Asia.

Oggi siamo ancora a tempo. Dobbiamo essere tuttavia consapevoli che il tempo gioca contro di noi.

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