Combattere l’illegalità e investire in ricerca, scuola e infrastrutture per salvare il Mezzogiorno

Prodi: «Ok Monti ma il Sud da solo non si rialzerà»

Intervista a Romano Prodi su Il Messaggero del 08 settembre 2012

NAPOLI – «Il cambio di mentalità? Sono d’accordo con il presidente Monti ma a condizione che questa svolta produca risultati, si crei cioè una dinamica». Romano Prodi coglie l’invito del Presidente del Consiglio, in’intervista rilasciata a Il Mattino, per un ragionamento sulla crisi e sulle prospettive del Mezzogiorno che trae spunto anche dalla sua esperienza politica, di capo del governo italiano e di presidente della Commissione Europea.

Presidente, puntare sul merito, in particolare dei giovani, e non più solo sulle risorse, spesso sprecate, è la strada giusta per il riscatto del Sud?

«Il cambio di mentalità è indispensabile ma anche la liberazione completa del Mezzogiorno dalla criminalità e dall’allontanamento dalla legge che ne hanno accompagnato spesso la vita. Deve essere possibile che il riconoscimento del merito diventi costume di tutta la società, altrimenti il piccolo seme che andremo a piantare si inaridirà. La vera sfida del sud deve essere questa».

Non rischia di diventare un alibi, però, per qualsiasi investitore la presenza di una criminalità così forte?

«No, le parlo per esperienza personale. Tutti gli imprenditori stranieri che ho avvicinato per chiedere loro di investire al Sud mi hanno detto che avventurarsi in un territorio a così alto tasso di criminalità e con un labile rispetto per la legge era impossibile. Parlavano come un ingegnere che si trova di fronte varie opzioni di scelta: se devo sbagliare in un territorio che mi offre le condizioni migliori per le mie attività, pazienza; ma so già che è uno sbaglio, in partenza, andare nel Mezzogiorno. Discorsi molto semplici, amari, ma ne ho sentiti tanti. Per questo il merito da solo non basta».

Al Mattino Monti sottolinea che in 9 mesi a Palazzo Chigi non poteva fare di più. Lei, al suo posto, cosa avrebbe pensato di realizzare, specie per il sud?

«Monti ha ragione nel dire che nel breve tempo si può fare poco, non a caso in nove mesi nascono solo i bambini. In più ha dovuto fare i conti con la sfortuna: molti problemi del Sud si sono trasferiti al Nord, come la disoccupazione giovanile che prima dalle nostre parti era quasi sconosciuta. Oggi è un problema serissimo: anche i nostri laureati della pianura padana emigrano in cerca di lavoro come è accaduto per i giovani meridionali di tre generazioni fa. Monti deve fare i conti con una situazione irrigidita, non è un compito facile».

Ma non ci sarebbe allora bisogno di provvedimenti mirati alla crescita, rinunciando alla rigidità dei conti?

«Provvedimenti choc? Ho sempre parlato della necessità di rovesciare la prospettiva tradizionale di questo Paese, rimettendo il Sud al centro dei traffici mondiali. A questo obiettivo mirava il mio progetto per Gioia Tauro, che oggi a conti fatti resta valido. Perché dopo che il boom degli Usa ha deviato i traffici verso il nord del mondo oggi la scoperta dei mercati asiatici rimette il Mediterraneo al centro del mondo. Il fatto è, però, che il Sud ha perso anche questa occasione. E non credo che la Primavera Araba di questi ultimi mesi potrà riavvicinare il Sud alla sua dimensione di sviluppo più naturale e logica».

Non crede che ci sia un po’ troppo pessimismo?

«Noi dobbiamo riprendere una politica che faccia ritornare gli investitori stranieri in Italia. E nel sud ci deve essere il contesto giusto perché ciò avvenga. Dobbiamo preparare il futuro con maggiore attenzione alle risorse umane, al ruolo della scuola, consapevoli che è un lavoro di lungo periodo e che non avremo risultati immediati. Resto convinto che nel Mezzogiorno si possa costruire attorno a due-tre grandi porti un’attività economica solida che ribalti le attuali convenienze ad investire. Ma bisogna fare presto».

Si è mai chiesto di chi sono le colpe dei ritardi nel Mezzogiorno?

«Nel sud non c’è una colpa specifica, ma una società molto rassegnata che fa fatica a prendere decisioni forti e coraggiose. C’è una solidarietà nella rassegnazione che diventa spesso un limite insuperabile».

Monti dice che la crescita si sperimenterà nel sud, che l’Italia senza Mezzogiorno non crescerà mai.

«Sono d’accordo, e anche meno pessimista sull’evoluzione della crisi. Fino a pochi mesi fa tutti i professori del mondo erano contro di noi, ci mettevano all’ultimo banco dove è sempre difficile ascoltare la lezione del docente di turno. Con Monti siamo tornati non proprio nei primi banchi, ma almeno nei banchi centrali. Oggi c’è lo spazio per alcune azioni di rilancio, vedo maggiore saggezza in ambito europeo. Possiamo, insomma, picchiare i pugni sul tavolo di Bruxelles e dire che siamo pronti a migliorare il rapporto tra debito e pil, ma che se ci costringono ad avere un tasso di sviluppo negativo non potremo farcela mai».

L’Europa vista dal sud sembra ancora lontana, da dove si riparte?

«Dal rafforzamento di interventi in alcuni settori-chiave come ricerca, scuola e infrastrutture. Ora si scorge una via d’uscita, mi auguro che il Sud non la smarrisca ancora una volta».

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