Sull’orlo dell’abisso: se l’Europa si dissolve saremo il nuovo terzo mondo

Brexit, Prodi scommette sul no. “Ma l’Europa rischia: divisa è nulla”
L’ex premier: “Penso che la dissoluzione non avverrà: ci porterebbe al terzo mondo”.
Gran Bretagna: aperti i seggi

Intervista di Davide Nitrosi a Romano Prodi su Quotidiano Nazionale del 23 giugno 2016

Bologna, 23 giugno 2016 – Scommettiamo sulla Brexit professor Prodi?

«Io punto su una Gran Bretagna che resta nella Ue».

E’ una previsione?

«Una previsione no, ma i bookmaker inglesi danno per favorito il remain. E loro qualche volta perdono, ma il più delle volte l’azzeccano».

Lei che impressione si è fatta?

«Ho telefonato a ex colleghi universitari in Gran Bretagna e tutti votano per restare nella Ue. Poi però mi dicono che i loro amici votano per la Brexit…»

Siamo al capolinea dell’Europa?

«No, anche perché la Gran Bretagna ha già ottenuto tante eccezioni alle regole europee: Londra è fuori dall’euro, non ha aderito all’accordo sulla libera circolazione delle persone. Appartiene alla Ue con riserve. Il referendum formalizza le eccezioni inglesi».

Altri paesi saranno tentati di rinegoziare l’appartenenza alla Ue? Tipo la Polonia?

«I paesi dell’Est non ci pensano nemmeno di lasciare la Ue da cui ricevono un sacco di risorse finanziarie sulle quali fondano il loro sviluppo. Semplicemente ogni paese proseguirà a velocità diverse».

Però fra pochi anni nessun singolo paese europeo sarà fra i G7…

«Fosse solo questo l’indebolimento. Il problema è che nessun paese europeo è in grado di partecipare da solo ai grandi progetti del mondo».

L’Europa si sta tagliando fuori dalla storia?

«E’ un rischio serio. Neppure i tedeschi possono pensare di poter fare da soli. Bisogna perciò costruire un nucleo forte di paesi che prosegua la missione europea».

Nel vertice Ue dell 28 giugno sarà però ratificato l’accordo che limita i servizi di welfare ai cittadini Ue in Gran Bretagna. Altro che spinta all’unione…

«E’ il problema della velocità variabile. Cameron ha trattato a Bruxelles le condizioni future, si è garantito alcune clausole che se applicate a livello europeo sarebbero un disastro. Si prevede che la Gran Bretagna non parteciperà a nessun progetto di ulteriore integrazione».

Colpa dei leader europei deboli?

«Forse i leader europei sono deboli, ma vanno benissimo a Cameron perché premettono sempre gli interessi nazionali a quelli europei. Nessun leader ha spinto per un progresso europeo».

Renzi ci ha provato?

«Forse sì, ma in nessun Consiglio Ue sono stati avviati progetti per compiere vigorosi passi in avanti, per accompagnare almeno l’euro con i necessari appoggi e sostegni di politica economica. C’è una moneta unica ma non ci sono i bastioni che la difendono».

Teme lo choc finanziario in caso di Brexit?

«In parte è già stato scontato dai mercati. E ci sono provvedimenti della Bce e delle banche nazionali per fare argine. Mi spaventa di più un’altra cosa».

Ovvero?

«L’affievolirsi dello spirito europeo nei paesi che avevano voluto l’euro. L’atteggiamento inglese è infatti scontato: nella mia Commissione non ho avuto altro che problemi con i premier britannici».

Però senza Gran Bretagna perdiamo tutti…

«Certo. E’ il mercato finanziario dell’Europa e non trascuriamo che ha il migliore esercito europeo. In vista di una possibile difesa comune e della lotta al terrorismo questo aspetto non è da sottovalutare».

Quando lei era presidente voleva che l’Europa si allargasse. E così avvenne all’Est…

«L’Europa che volevo era l’unione di minoranze, in cui nessuno la facesse da padrone».

E oggi che cosa è diventata?

«Oggi è una mezza unione in cui non c’è un equilibrio fra molti stati. Con la Germania dominante».

E gli altri paesi spaventati da come è stata trattata la Grecia.

«Il caso Grecia è la conferma. Non è stato gestito dalle istituzioni europee, ma è stato un rapporto fra Berlino e Atene».

Pensa sia possibile la dissoluzione dell’Europa?

«No, perché credo che si cominci a comprendere che perde il rapporto e quindi la consapevolezza con la nostra storia sarebbe tragica. Diventeremmo il nuovo terzo mondo. E poi l’Europa quando è finita sull’orlo dell’abisso ha sempre fatto uno scatto per evitarlo».

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
giugno 23, 2016
Interviste