L’Europa deve darsi strumenti, a partire dal controllo sovranazionale dei bilanci statali

Prodi: accordo ambiguo su Grecia

Intervista di Ester Crea a Romano Prodi su Conquiste del Lavoro del 27 febbraio 2015

Firenze (dal nostro inviato) – La raffigurazione plastica della debolezza europea e’ data dalla totale assenza di voce su due questioni centrali di politica estera: la crisi ucraina e il disastro libico. Del primo caso Romano Prodi, intervenendo alla tavola rotonda di Firenze, ha parlato per sottolineare il ruolo positivo di leadership esercitato nella fattispecie dalla Germania. Sulla Libia, invece, interpellato espressamente da Conquiste si trincera: “Oggi non intendo parlare della Libia“. Parla invece, e diffusamente, ai nostri microfoni degli anni in cui ha guidato la Commissione europea, tra le altre cose, rivendicando il rispetto ossequioso delle regole imposte dal Trattato di Maastricht, pur ritenendole “stupide” e “sbagliate”.

Ma allora, scusi, perché non si è fatto nulla per cambiarle?

Perché è molto più facile, tecnicamente, applicare delle regole aritmetiche che utilizzare strumenti che esigono un’unità politica. Se io dico, ad esempio, ‘3 per cento’ poi toccherà alle banche centrali ed agli uffici di statistica fare i calcoli. Ma se io sostituisco queste regole con dei principi e delle analisi vere, per cui, ad esempio, si dice che in caso di crisi si deve iniettare liquidità nell’economia, in caso di inflazione la dobbiamo togliere, chi stabilisce le modalità e le quantità ? Serve chiaramente un’ unità politica, ed è ciò che non si voleva. E non si è neppure voluto, nella famosa seduta notturna della Commissione del secondo semestre 2003 che si controllassero i bilanci nazionali da parte delle autorità europee perché sarebbe stato una violazione della sovranità nazionale. Per questo la Grecia ha potuto truccare i conti! La storia è questa. E adesso ci teniamo le regole aritmetiche, che sono meglio di niente, perché non siamo in grado di adottare una politica comune che in questo caso sarebbe necessaria.

Ci sta dicendo, professore, che la storia non torna indietro. Perciò,se allora si è perso quel treno, oggi siamo condannati all’aritmetica?

No. Io dico che oggi siamo in mezzo ad un fiume in piena, e non ci possiamo fermare. Ma è chiaro, come ho detto anche qui stamattina, che nel futuro ci saranno altre mille Grecie. E quando con i miei colleghi, compreso Kohl, dicevo che bisognava mettere degli strumenti d’intervento, facevo questo esempio: cosa succede se viene un terremoto che distrugge il Lussemburgo ? Un esempio assurdo, certo. Ma comunque noi non avremmo avuto nessuno strumento per intervenire. Il problema si pone anche oggi. Si è visto per la Grecia, quanto sia stato difficile intervenire.

Ecco, a proposito di Grecia, lei che prospettive vede per la soluzione di questa crisi?

Io mi auguro che questo caso, adagio adagio, venga risolto. Passi avanti ne sono stati fatti. Ma io prevedo che nella storia futura si presenteranno altri casi del genere. Certo, se non ci fosse stata la crisi, il caso greco sarebbe emerso dieci anni dopo. Ma le crisi avvengono nella storia e quindi l’Europa deve darsi uno strumento di politica economica, altrimenti casi di questo genere si ripeteranno.

Ma lei, da presidente della Commissione europea, sente di aver fatto tutto quello che all’epoca si sarebbe potuto fare, o ha dei rimpianti?

Ci sono mille rimpianti. Ma si sentiva già il montare dei nazionalismi. E più che di rimpianti parlerei del senso dei rapporti di forza. Come ho detto, sotto presidenza italiana proposi il controllo sovranazionale dei bilanci statali, ma fui messo duramente a tacere da Germania e Francia. Se avessi avuto i mezzi, invece, avrei urlato. D’altra parte, è stato anche ricordato come la bella e nuova Costituzione europea sia stata subito bocciata da due Paesi e non se n’è fatto nulla. O si prende coscienza di questo o, a mio parere, i partiti nazionalisti, xenofobi ed anti europei continueranno a crescere.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
febbraio 27, 2015
Interviste