L’Euro e la Germania, la maestra severa che non aiuta l’Europa

L’Euro e la Germania, la maestra severa che non aiuta l’Europa

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 28 novembre 2010

Non è un caso che le vicende dell’Euro si intreccino sempre più con quelle della Germania. Non è un caso per due motivi. Il primo è che la Germania, superato il lungo trauma economico della riunificazione, è ormai il Paese di gran lunga più forte e più potente dell’Unione Europea. Il secondo motivo è che le dichiarazioni e le azioni della Cancelleria Tedesca sembrano mostrare che la consapevolezza della sua forza spinge la Germania verso una politica molto più assertiva e molto più autonoma. Maggiormente attenta agli interessi nazionali che al ruolo di guida e di rafforzamento dell’Unione Europea che sempre aveva esercitato in passato. I messaggi in questa direzione sono molteplici.

Il primo riguarda la gestione della crisi greca che, da problema modesto e facilmente gestibile (anche se le responsabilità greche sono gravissime) è diventato un problema drammatico per il destino dell’Euro proprio perché la signora Merkel ha voluto (o è stata obbligata) a seguire l’opinione nazionale dominante, che ritiene di essere in qualche modo la vittima sacrificale dell’euro di fronte alla dissolutezza degli altri Paesi. Una piccola crisi è diventata perciò il dramma dell’intera moneta unica.

È seguita poi la crisi irlandese, del tutto diversa perché non originata dalle spese eccessive del governo celtico ma dalla necessaria decisione di salvare le banche irlandesi che, in modo assolutamente dissennato, avevano accompagnato e favorito una bolla finanziaria senza precedenti. La risposta tedesca è stata che anche il sistema bancario, che trae profitto dal possesso dei titoli pubblici, debba essere chiamato a rispondere dell’insolvenza degli Stati. Opinione certo sensata perché molti istituti bancari si sono comportati in modo irresponsabile, ma altrettanto improvvida perché lanciata senza definire gli aspetti tecnici e i limiti della proposta stessa.

Quasi non bastasse, poche ore dopo la signora Merkel parlava dell’esistenza di una grave crisi dell’euro facendo impazzire all’insù i tassi di interesse dei “bonds” irlandesi, portoghesi e spagnoli. Anche se quest’ultima dichiarazione è stata successivamente temperata, nel mondo politico e finanziario ci si interroga sul perché, da parte del governo tedesco, si tenda a drammatizzare una situazione già di per sé molto seria e, ancora più, fino a che punto si spingerà questa nuova politica germanica. Quanto alla prima domanda non mi sembra particolarmente rilevante sapere se sia stato l’interesse elettorale o l’ammonimento della Corte Costituzionale a spingere ad un’interpretazione drammatica della situazione.

Mi preme molto di più cercare di capire quali siano gli interessi di fondo della Germania nei confronti dell’Euro e, quindi, quali saranno le probabili politiche che la Germania stessa adotterà. A questo proposito penso che il mondo degli affari tedesco sappia benissimo che il primo grande beneficiario dell’esistenza dell’Euro è proprio la Germania. Prima dell’avvento della moneta unica l’efficienza dell’economia tedesca veniva regolarmente annullata dalle continue svalutazioni da parte degli altri Paesi. Solo con l’Euro il surplus tedesco si è materializzato fino ad arrivare ai 210 miliardi dell’ultimo anno, un attivo perfino superiore a quello cinese. I tedeschi sanno benissimo che in caso di dissoluzione dell’Euro le svalutazioni a catena riprenderebbero immediatamente.

Vorrei qui ricordare, con un esempio che ben si imprime nella mente, che mentre nel 1970 il cambio fra lira e marco era di 172 lire per marco, esso è passato a 474 lire nel 1980 e, quando siamo entrati nell’Euro nel 1999, la parità è stata fissata a 990 lire. Se teniamo conto che la quota maggiore del surplus tedesco è proprio nei confronti dei Paesi dell’Euro dobbiamo certo concludere che la Germania non si spingerà mai fino a rompere lo strumento che garantisce la forza dell’economia tedesca in tutti i mercati mondiali.

Tutto ciò non vuol dire che i turbamenti siano finiti. Da troppo tempo infatti il governo germanico si è impegnato di fronte ai suoi elettori a giocare la parte del maestro severo che impartisce a tutti lezioni di comportamento e che mette in castigo i Paesi più spensierati. E da ormai troppi mesi la speculazione internazionale fa il suo mestiere di individuare le prede più deboli e scommettere sulla loro uscita dal sistema monetario. Ritengo tuttavia che gli interessi veri dei governi e dei popoli europei giocheranno in favore della costruzione di strumenti di solidarietà e di regole più stringenti fra i diversi Paesi che hanno adottato l’Euro. Non è la prima volta che le crisi finiscono col rafforzare la costruzione europea e questo succederà anche in questa occasione, a meno che qualcuno non abbia perso la testa. Non penso però che siamo giunti fino a questo punto.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
novembre 28, 2010
Italia