Quella via stretta indicata dall’Europa
Quella via stretta indicata dall’Europa
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 11 giugno 2026
Lo scorso 3 giugno il commissario europeo all’economia Valdis Dombrovskis ha illustrato le misure, fortemente richieste dall’Italia, per permettere la flessibilità delle spese conseguenti alla crisi energetica. In questo quadro la Commissione ha offerto al nostro paese la possibilità di usare fino allo 0,3% di deficit in più per l’anno in corso e per i due anni successivi. Tutto questo ci renderà possibile spendere una somma aggiuntiva intorno ai 14 miliardi di Euro, che si aggiungono al nostro debito, in deroga al patto di stabilità.
La decisione della commissione è stata recepita non solo come un sollievo economico, ma come un successo politico in conseguenza del quale, come affermato dalla Presidente Meloni: “L’Italia indica la strada all’Unione Europea”.
Augurandoci che questo auspicio si materializzi, dato che, invece, il nostro governo usa attribuire all’UE l’origine di ogni disgrazia che ci capita, è bene dedicare un’attenta lettura alle raccomandazioni del Consiglio che, nello stesso 3 giugno, hanno accompagnato la dichiarazione della Commissione.
Le 19 pagine di considerazioni sono infatti tutte dedicate ad indicare, in modo preciso ed analitico, le decisioni che debbono essere prese dall’Italia per uscire dallo squilibrio in cui si trova, essendo in difficoltà a causa del suo enorme debito pubblico e, soprattutto, della troppo debole crescita della produttività.
Preso atto della positiva attenzione del governo italiano nel mantenere una prudente politica di bilancio, il rapporto dell’UE fa seguire un lungo e analitico elenco delle misure da intraprendere per accelerare il nostro cammino di crescita.
Riguardo alla strategia industriale viene sottolineata la permanenza delle regole fiscali e finanziarie che non aiutano la crescita dimensionale delle imprese, non favoriscono l’innovazione e ostacolano le tecnologie ad elevato valore aggiunto. Viene a questo proposito citato il libro bianco “Made in Italy 2032“.
Tale documento, pur rappresentando un primo passo verso l’elaborazione di una strategia industriale, non ne illustra le necessarie azioni concrete ed elenca ben diciotto settori di intervento, senza però definirne le priorità e le infrastrutture necessarie per rendere le imprese più efficienti, a partire dal miglioramento della connettività.
A tutto questo il documento europeo aggiunge una cruda analisi sulla scarsa attenzione del nostro paese nei confronti dello sviluppo delle risorse umane. Dura è la critica al sistema scolastico, ai livelli dell’insegnamento scientifico e alle differenze fra nord e sud.
Addirittura spietata è la critica alle nostre università che dispongono delle risorse tra le più basse dell’OCSE e nelle quali le carriere sono imprevedibili e progrediscono lentamente, aggravate da una riforma, adottata nel 2025, per cui sono aumentati i contratti a breve termine che non sfociano in un ruolo a tempo indeterminato, incidendo negativamente sul ruolo professionale dei ricercatori.
L’elenco delle sfide da affrontare prosegue con un’analisi sul peggioramento dei servizi sanitari, caratterizzati da liste d’attesa sempre più lunghe, spese a carico dei pazienti nettamente superiori alla media dei paesi dell’UE, grandi disparità territoriali e carenze di personale sanitario.
L’attuazione della riforma dell’assistenza sanitaria territoriale del 2022 dovrebbe quindi garantire l’entrata in funzione di tutte le nuove strutture (Case della Comunità e Ospedali di Comunità) per mettere in atto un accesso realmente equo all’assistenza sanitaria.
Vengono infine analizzati in modo analitico i rischi futuri dell’aumento dei costi derivanti dal cambiamento demografico, dalla scarsa presenza femminile nel mercato del lavoro e dalla debolezza del sistema pensionistico, anche per l’esigua presenza di accantonamenti complementari, soprattutto da parte dei lavoratori autonomi.
Alla messa in atto di questi provvedimenti, insieme ad una più equa politica salariale, viene condizionata la possibilità di una diminuzione della fuga dei cervelli, altro passo in avanti necessario per aumentare crescita e produttività.
Le raccomandazioni finali dell’Unione Europea sono quindi tutte rivolte alla necessità di adottare una nuova politica che consenta di mettere in atto queste riforme.
All’elenco si aggiunge uno specifico breve riferimento alla politica energetica, oggetto della richiesta italiana.
Essa deve essere dedicata a garantire che le misure adottate per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia siano temporanee, mirino a proteggere le famiglie vulnerabili, rispondano alle esigenze delle imprese ad alta intensità energetica, preservino gli incentivi al risparmio energetico e il costo di bilancio sia compatibile con gli impegni presi.
Sono convinto che il programma a noi proposto da Bruxelles sia utile tanto al nostro governo quanto alle opposizioni. Si continui quindi ad affermare che è l’Italia ad indicare la strada all’Unione Europea, ma si tengano soprattutto presenti le indicazioni che, in modo accorato, arrivano a noi dall’Europa.
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Leggi qui le Raccomandazioni della Commissione Europea all’Italia
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