L’Europa non può continuare a vivere alla giornata. Ripensare alla base una politica meridionale

Prodi: ripensare alla base una politica meridionale

Articolo su Notizie D’Abruzzo del 15 settembre 2015

“Sono stato delusissimo per tutta la politica economica di questi anni perche’ non hanno capito che bisognava aiutare la ripresa, come hanno fatto gli americani e i cinesi, ed hanno accumulato questo grande surplus della bilancia dei pagamenti invece di investire. Quindi non sono stato contento della politica tedesca. Recentemente indubbiamente il colpo improvviso della Merkel mi ha stupito favorevolmente”. Cosi’ l’ex premier Romano Prodi, a margine di un incontro in Comune a Pescara, rispondendo alla domanda dei cronisti se la politica tedesca lo abbia deluso. “Adesso – ha proseguito – questa specie di marcia indietro degli ultimi giorni. Da un lato la capisco, anche perche’ l’ ondata di migranti era inarrestabile, dall’altro, pero’ – ha concluso – e’ una marcia indietro

“Qui bisogna veramente ripensare alla base a una politica meridionale. Negli ultimi anni non ci si e’ pensato piu'” . Lo ha detto oggi a Pescara Romano Prodi, a margine di un incontro in Comune, parlando della situazione del Mezzogiorno. Prodi ha evidenziato di aver “sollevato il problema anche prima del rapporto Svimez perche’ i dati che sono arrivati negli ultimi anni sono molto brutti: un abbandono del Mezzogiorno e un aumento delle distanze fra Nord e Sud; nella crisi il Nord e’ andato dietro un po’, il Mezzogiorno e’ andato dietro molto”.

 “Non e’ che si possa dire facciamo un’opera, un’infrastruttura e il Mezzogiorno cambia – ha aggiunto l’ex premier -. Nel Mezzogiorno occorrono le infrastrutture, la politica industriale, l’intervento del governo. Occorre la cassa depositi e prestiti, una politica di incentivazione degli investimenti stranieri. Occorre soprattutto fare perno sulle citta’ che si stanno muovendo, Bari, Pescara stessa, Napoli, e cercare di mobilitare delle risorse umane che comincino ad attrarre degli investimenti dall’estero, altrimenti non ce la facciamo. L’idea che il Mezzogiorno possa svilupparsi senza una crescita industriale – ha proseguito Prodi – e’ un’idea folle. Anche il turismo e’ importante, eccetera eccetera, ma abbiamo bisogno di un movimento industriale e non lo si porta avanti senza una politica attiva da parte del governo in coordinamento con l’Unione europea. Mentre la parte ricca e povera della Germania si sono avvicinate, mentre i nuovi Paesi piu’ poveri arrivati si sono avvicinati a quelli ricchi, in Italia, dobbiamo dire con tristezza – ha concluso – nel Mezzogiorno Nord e Sud si sono allontanati“.

E’ un periodo drammatico. Non si sa bene come andra’ a finire, le ultime settimane sono state piene di sorprese perche’ prima una chiusura completa, poi questo improvviso cambiamento tedesco, oggi di nuovo una Germania ritornata prudente. Questo vuol dire che non c’e’ una politica europea, si vive alla giornata ed e’ difficilissimo fare previsioni”. Lo ha detto a Pescara Romano Prodi, a margine di un incontro in Comune, rispondendo ad una domanda dei giornalisti riguardante l’Europa e il momento di difficolta’. “In questo c’e’, pero’, un aspetto economico non dico buono, ma in miglioramento – ha proseguito Prodi – finalmente l’abbassamento del prezzo del petrolio, la svalutazione dell’euro hanno dato un po’ di respiro. Andra’ avanti? Io spero di si’, anche se le difficolta’ del mercato cinese sono un grande punto interrogativo perche’ fino a pochi anni fa il problema della Cina non esisteva, mentre ora e’ importante quanto gli Stati Uniti, quasi”. Prodi ha poi aggiunto che “adesso anche la Cina ha problemi, quindi l’Europa si deve salvare da sola“.

“Non parlo, come dico sempre bisogna non disturbare il conducente“. Cosi’ a Pescara Romano Prodi, a margine di un incontro in Comune, rispondendo alla domanda se il Pd si trovi in un momento di difficoltà.

“Capire perche’ il cammino di maturazione dell’Europa, ad un certo punto, si e’ interrotto, ci puo’ far comprendere meglio cosa sta accadendo oggi nel nostro continente. Il dies a quo si puo’ collocare nel 2003, quando si sarebbe dovuto esaminare la lettura dei bilanci degli Stati nazione e, invece, non si e’ compiuta questa operazione verita’. Cosi’ l’Europa e’ rimasta un progetto istituzionale ed economico incompiuto”.

Lo ha detto il presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, in occasione dell’incontro dal titolo “Le sfide dell’Europa” organizzato dalla Regione Abruzzo e svoltosi, questo pomeriggio, all’Aurum di Pescara. Un dibattito impreziosito dalle conclusioni dell’ex Presidente del Consiglio ed ex Presidente dell’Unione europea, Romano Prodi, che ha visto anche gli interventi di Luciano D’Amico, rettore dell’Universita’ di Teramo, di Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes, di Giuseppe Cucchi, consigliere scientifico di Limes, e di Nicola Mattoscio, presidente della Saga. “Per questo – ha ripreso D’Alfonso – quello che e’ accaduto in Grecia non puo’ e non deve meravigliarci. Avremmo dovuto essere particolarmente esigenti allora nel favorire la cessione di quote di sovranita’ nazionali. Invece, sono prevalsi gli egoismi degli Stati. Non e’ un caso che il bilancio dell’Unione – ha aggiunto D’Alfonso – sia molto meno ampio di quello che dovrebbe essere ed e’ solo da esistenza in vita”. Sulla grande partita della digitalizzazione, ad esempio, il presidente della Giunta regionale d’Abruzzo ha evidenziato il fatto che “se uno Stato se non si attrezza in funzione dei grandi cambiamenti che il mondo globalizzato sta producendo, anziche’ evolversi, rischia un’inerosabile involuzione come sta accadendo nella vicenda dei flussi migratori”. Cosi’ come, riguardo alla questione delle grandi infrastrutture trasportistiche, D’Alfonso ha lamentato “la difficolta’ a trovare un’interlocuzione all’altezza in Europa”. Il grande tema e’ allora quello di mettere in discussione la stessa legittimazione democratica dell’Europa. “Occorre chiedersi soprattuto quale sia il contenuto della cittadinanza europea – ha aggiunto il presidente D’Alfonso – e qual sia il patto che lega il cittadino con l’Europa. Non puo’ essere solo un fatto legato al vantaggio di non usare il passaporto negli spostamenti da un Paese all’altro. La positiva esperienza dell’Erasmus, invece, e’ l’Europa che i cittadini comprendono e che – ha concluso – vorrebbero vedere replicata anche ai massimi livelli istituzionali”.

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