I rapitori delle studentesse nigeriane si muovono in una zona enorme e fuori controllo: ci saranno tanti altri atti di terrorismo

Audiointervista a Romano Prodi su Radio24 del 12 maggio 2014

Il gruppo integralista islamico Boko Haram ha diffuso un video dove si possono vedere alcune delle ragazze rapite in Nigeria lo scorso 14 aprile che coperte da un velo nero pregano in un luogo sconosciuto. Nel filmato il leader del gruppo terrorista Abubakar Shekau propone la liberazione delle ragazze in cambio del rilascio di prigionieri appartenenti al gruppo Boko Haram. Di questo atto di terrorismo avvevuto in Nigeria ne discutiamo con il professor Romano Prodi, grande esperto di questioni politiche africane che nel 2012 è stato nominato inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per il Sahel.

Saluto e ringrazio di essere in collegamento con noi il professor Romano Prodi, che vorrei coinvolgere in questa tragedia delle ragazze e studentesse nigeriane – circa 300 – rapite in più momenti ma soprattutto ad aprile in Nigeria dal movimento islamico estremista Boko Haram che nei giorni scorsi attraverso un video in cui parlava il leader di questo gruppo terroristico aveva comunicato che aveva rapito le ragazze adolescenti perché non dovevano permettersi di studiare e di essere contaminate dalla cultura occidentale annunciando di volerle vendere – vi ricorderete – come schiave al mercato, un po’ come il bestiame, al prezzo di 12 dollari l’una. Si tratta di un fatto orrendo e abominevole che però fortunatamente ha suscitato una grande ondata emotiva a livello internazionale e una grande mobilitazione, anche attraverso i media e i social network. Sapete che anche Michelle Obama è intervenuta, ha lanciato una campagna mondiale su Twitter e qualcuno, qualcosa di concreto forse sta già facendo. Stati Uniti e Gran Bretagna per esempio. Il professor Prodi è un grande esperto di Africa, ha anche lavorato a nome dell’ONU per missioni di pace in Africa, è stato nominato inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon per il Sahel. Professore un suo commento su questa vicenda.

“La vicenda è tragica e ripugnante. Però purtroppo è una vicenda che non mi sorprende. C’è questo enorme territorio africano con frontiere porose, accordi scarsi fra gli Stati, governi che controllano il loro Paese solo limitatamente. C’è un ambiente in cui il terrorismo prospera, si muove e fa quello che vuole. Per questo penso che purtroppo episodi criminosi se ne ripeteranno tanti anche in futuro. Sono abbastanza pessimista: il nord della Nigeria vede il governo estremamente lontano. Boko Haram ha rifornimenti e armi da tutte le direzioni. Dopo la guerra di Libia, militari, armi e munizioni si sono diffusi in tutto il territorio e quindi la situazione è veramente fuori controllo“.

Professore, la Nigeria è una nazione federale, fatta di 36 Stati se non sbaglio, che sono però un’accozzaglia fra di loro, diverse lingue e culture. E’ difficile tenerli insieme e in Africa sta avanzando l’Islam integralista. Ma a proposito di queste ragazze, a parte la solidarietà internazionale, Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia hanno mandato forze di intelligence per cercare di individuare il posto in cui sono tenute prigioniere e liberarle. Cosa può fare la comunità internazionale in un caso come questo per agire concretamente?

“Le hanno mandate soprattutto per capire. Quando si manda l’intelligence vuol dire che si ha bisogno di conoscenze. Da me può avere poco aiuto perché stando in Italia non ho informazioni specifiche. Posso solo descrivere l’ambiente in cui tutto questo si svolge e le forze in campo. Ma quello che avviene nella vicenda specifica è veramente misterioso. E’ una vicenda che è stata prima pianificata attentamente: l’idea di rapire delle adolescenti da una scuola è il modo per creare una impressione mediatica enorme. E ci sono riusciti sotto questo aspetto. Certamente adesso Boko Haram è diventato celebre in tutto il mondo. Chi conosceva quell’area sapeva già benissimo quale capacità organizzativa ha, i mezzi, le risorse, i legami con i Paesi vicini, con il Tchad, il Mali e con il Niger, ma anche con la Mauritania. Questa è una specie di grande zona franca. Spero che sul singolo caso l’intelligence trovi un filo ma non è che possiamo dire che il governo nigeriano controlli l’area e quindi possa essere arbitro di questa situazione”.

Pare anzi che fosse stato informato, che sarebbe avvenuto questo rapimento diffuso e che però non abbia potuto o voluto impedirlo perché non ne ha le forze necessarie.

“Tutti i giorni in quell’area succedono tragedie, attentati, bombe nelle chiese e nelle scuole. E’ un fatto assolutamente quotidiano purtroppo. Non è una tragedia isolata questa. In Europa, non c’è la sensibilità e la coscienza della gravità dei problemi di queste aree. E per questo, non dico che mi aspettassi questo rapimento, perché questo è al di là di ogni immaginazione, però essendo attento agli avvenimenti quotidiani, è una routine terribile questa del terrorismo. Episodi bellici, tensioni, una povertà enorme, soprattutto la guerra di Libia che ha squilibrato tutti i rapporti economici e politici nell’area, in cui ex militari dell’esercito libico che venivano dal deserto sono tornati alle loro case senza più il salario e pieni di armi moderne e hanno cominciato a guadagnarsi la vita con un’economia del tutto illegale: droga, terrorismo, rapimenti. Questo episodio si svolge in questo quadro”.

Professore, mi dica una cosa prima di chiudere: secondo lei sarebbe opportuno fare questo scambio che i terroristi hanno chiesto, cioè lasciare le ragazze in cambio dei prigionieri componenti della loro organizzazione?

“Non ho idea se questo sia opportuno o meno. Deve giudicare qualcuno che conosca i casi specifici e che possa valutare le possibilità di ulteriore ricatto che questi hanno”.

Potrebbe essere poi una cosa senza fine.

“D’altra parte, se ci sono centinaia di vite umane il problema si pone in modo enorme. Nell’analisi che io percepisco questi hanno un tasso di crudeltà molto forte. Non giudichiamo con i valori a cui siamo abituati”.

Professore la ringrazio moltissimo.

“Grazie a lei, se avremo più informazioni nei prossimi giorni potremo entrare nel singolo episodio”.

Volentieri. Grazie professore.

 

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