L’Italia si sta scongelando, le vittorie ai Referendum dicono che i cittadini creano nuove catene di rapporti

Retroscena – L’avviso di Prodi: “Attenti tutti l’Italia si sta scongelando”

“I referendum dicono che i cittadini agiscono grazie a nuove catene di rapporti”

Intervista di Maurizio Molinari a Romano Prodi su La Stampa del 16 giugno 2011

I referendum sono stati un momento di trasformazione politica per l’Italia mentre sul fronte internazionale il governo Berlusconi sta perdendo terreno nel mondo arabo: di questo parla l’ex premier Romano Prodi in coincidenza con l’inizio dei lavori della Conferenza sull’Africa organizzata dalla Fondazione per la cooperazione fra i popoli da lui presieduta.

Poco prima della seduta inaugurale, alla quale partecipano rappresentanti di Cina, Europa e Stati Uniti, Prodi sceglie i microfoni del Tg3 per una riflessione sulla vittoria dei sì nei quattro referendum appena celebrati. «Il messaggio dei referendum è che i cittadini prendono iniziative anche rischiose che sembrano non aver successo, grazie a catene nuove di rapporti, non solo elettroniche» esordisce, indicando l’elemento che ha fatto la differenza nella «convinzione personale» di chi si è recato alle urne, mosso dalla volontà di «riflettere sul singolo problema e non su a chi conviene».

E’ questa dinamica che «sta trasformando il Paese» segnando un risveglio di attenzione per i temi specifici «che è un problema gravissimo ovviamente per Silvio Berlusconi ma non meno grave per l’opposizione perché significa riorganizzare i programmi e la vita politica sui contenuti e sull’innovazione». Da qui la richiesta anche al partito democratico «fare attenzione» perché «c’è chi si è spostato sull’analisi dei contenuti e abbandona schieramenti e giochi» innescando «una scomposizione delle carte è anche la scomposizione del Paese».

Sono frasi che lasciano intendere la convinzione che l’Italia si stia scongelando ed è in questa cornice che, poco dopo, Prodi incontra alcuni giornalisti nella cornice dell’hotel Willard nei pressi della Casa Bianca per estendere la riflessione ai temi di politica estera. «Le rivolte in atto in Medio Oriente e Nord Africa hanno portato ad un indebolimento della nostra presenza e dei nostri interessi a vantaggio di altri» osserva, riferendosi anzitutto a «Francia e Gran Bretagna che avanzano dove noi arretriamo». Il riferimento è alle nazioni al centro dei sconvolgimenti politici «dove noi siamo il primo o il secondo partner, come nel caso di Libia, Tunisia, Egitto, Siria e Iran». Anziché sfruttare i propri legami per «svolgere un ruolo», l’Italia «ha lasciato spazio ad altri» sottolinea Prodi, ammonendo che «rischiamo di pagarne il prezzo quando tutto sarà finito».

A nuocere all’Italia sono state «le continue oscillazioni di posizioni come avvenuto sulla Libia» così come «l’incapacità di vedere come per noi l’interesse più importante è nell’Egitto», uno scacchiere dal quale l’Italia è stata assente dall’indomani dell’abbandono del potere da parte di Hosni Mubarak. «Se Francia, Gran Bretagna e Turchia si profilano come potenze regionali – aggiunge Prodi – è perché gli Stati Uniti tendono ad essere meno presenti, facendo dei passi indietro» ma questa dinamica che «vede protagonisti gli Stati nazionali» per l’ex presidente del Consiglio è «negativa» perché porta a situazioni di stallo «come quella a cui stiamo assistendo in Libia».

Prodi non vede grandi spazi di mediazione con il leader libico Gheddafi ma poiché il mandato di cattura del Tribunale internazionale dell’Aja ancora non è stato spiccato, l’ipotesi di una «composizione della crisi» può passare «attraverso le organizzazioni multilaterali, a cominciare dalle Nazioni Unite e l’Unità Africana». Ciò a cui pensa è «un’iniziativa internazionale per la ricostruzione della Libia» che abbia come interlocutore l’universo delle tribù ovvero 22-25 ceppi suddivisi all’interno in 1500 km quadrati.  Grandi gruppi famigliari che costituiscono l’ossatura di una nazione «che non ha un’identità nazionale come nel caso dell’Egitto». Il «dialogo con le tribù libiche» evoca quanto è stato fatto in Afghanistan con l’assemblea della Loya Jirga dopo la caduta del regime dei talebani e Prodi a tale riguardo sottolinea «l’importanza del ruolo dell’Unione Africana» il cui maggiore problema però è la carenza di fondi – circa il 30 per cento del totale – conseguente al taglio di finanziamenti da parte di Gheddafi. «Per risollevare l’Unione Africa bisogna creare un fondo di aiuti» osserva, ricollegandosi all’agenda della Conferenza di Washington che propone di istituirne uno congiunto grazie al contributo di Stati Uniti, Unione Europea e Cina.

Guarda l’ intervista del Tg3 a Romano Prodi

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
giugno 16, 2011
Interviste