Merkel non vuole salvare l’Europa né la stessa Germania: vuole solo vincere le elezioni

Agosto e la crisi
Come pensare al nostro futuro

Articolo di Romano Prdi su Il Messaggero del 22 luglio 2012

La speculazione ha ricominciato a giocare contro i paesi periferici dell’area Euro. Lo spread ha superato i 500 punti e il tasso dei nostri buoni decennali naviga oltre il 7%. Perché è finito così presto il pur cauto ottimismo con cui avevamo accompagnato la conclusione del vertice europeo di fine giugno? Dove sono finite le promesse di intervento a favore dei sistemi bancari in difficoltà e degli stati indebitati ma virtuosi ? Dove è finito il “nuovo ruolo”della Banca Centrale Europea?

A distanza di tre settimane si deve constatare che il vertice che sembrava dare inizio a una fase di solidarietà della politica europea ha ripetuto il consueto copione delle decisioni insufficienti e tardive. La “nuova governance europea”esiste in teoria ma non in pratica. Il proposito di intervenire rapidamente è stato infatti soffocato da lentezze burocratiche strumentali all’obiettivo di non turbare il proprio elettorato. Il colpo mortale è venuto dalla Corte suprema tedesca che, pur consapevole della drammaticità della situazione, si è presa il lusso di rinviare al 12 settembre le necessarie decisioni sugli interventi deliberati al vertice europeo del 28 e 29 giugno.

Questo rinvio implica che fino a metà settembre non sarà presa alcuna decisione e che il mese di agosto vedrà i singoli paesi difendersi da soli contro una speculazione che, incoraggiata dagli enormi guadagni dei mesi scorsi, diventerà ovviamente più aggressiva.

L’andamento dei mercati di venerdì scorso cammina già in questa direzione: i tassi tedeschi si stanno ulteriormente abbassando, mentre quelli spagnoli e italiani vanno alle stelle, dando il messaggio che si avvicina la frammentazione dell’euro, anche se la quasi totalità degli operatori economici ammette che questo sarebbe l’esito peggiore sia per i paesi deboli che per i paesi forti.

E’ chiaro che il rinvio delle decisioni non preoccupa il governo tedesco perché, nel frattempo, la Germania si finanzia a tasso zero mentre l’Italia lo può fare solo  con un costo superiore al sei per cento.

Qualsiasi siano le dichiarazioni politiche, il  messaggio della Germania ai mercati è che l’uscita dall’Euro non può essere assolutamente esclusa. Per gli intelligenti speculatori non importa nulla che, a tratti la signora Merkel e in modo più sistematico il ministro Scheuble,  ribadiscano la loro fedeltà al progetto europeo e al positivo ruolo dell’Euro nel futuro della politica mondiale.

Essi hanno per anni quotidianamente manifestato ai propri elettori l’idea che la solidità dell’Euro sia condizionata non alla solidarietà di tutti ma solo alla politica di austerità di Grecia, Portogallo, Irlanda , Spagna, Italia e, forse, anche Francia.

Come risultato il crollo del Pil greco, che quest’anno sarà del 6,9%, ha ormai raggiunto il 20% rispetto all’inizio della crisi, mentre la Spagna risponde alla disoccupazione e all’austerità con crescenti tensioni sociali.

L’Italia, da parte sua, ha davvero fatto tutti i compiti che le erano stati assegnati e sta accumulando un enorme surplus di bilancio, al netto degli interessi. La politica di austerità poteva essere migliore nei dettagli ma non poteva certo essere più pesante nella quantità e nella rapidità con cui è stata decisa. Il risultato è un’ulteriore caduta della nostra economia. Una così severa politica di austerità è tenibile solo se essa non dura all’infinito: si deve pur vedere una luce in fondo al tunnel !

In questi giorni si è invece visto che la nostra austerità è finita tutta nelle tasche degli speculatori e che gli amici del Nord  (non solo la Germania ma anche l’Olanda e la Finlandia) non stanno facendo nulla perché il nostro sforzo abbia successo. Essi non intendono applicare alcuna politica keynesiana per aiutare la sostenibilità dell’austerità italiana e spagnola e non intendono mettere in pratica alcuna misura per rendere politicamente tollerabile e logicamente comprensibile una politica di cui non si vede l’esito finale. E’ possibile che a Bruxelles non si capisca che la sola giornata di venerdì ha buttato a mare tutti i possibili vantaggi della nostra “spending review”?

E’ mai possibile che non si capisca che, con questi folli rinvii e con le continue dichiarazioni contro i “pigri meridionali”, si alimentano solo le tensioni sociali ? E’ mai possibile che si dimentichi l’enorme contributo che i “pigri meridionali” hanno pagato alla Germania dopo l’unificazione tedesca?

E se non si vuole riflettere su tutto questo bisognerà pure che qualcuno metta in conto il costo enorme che la Germania pagherebbe in caso di una dissoluzione dell’Euro.

Io penso che di tutto questo i governanti tedeschi si rendano ben conto ma che essi sono andati così avanti nello sparare contro ogni forma di solidarietà europea che non possono cambiare la propria politica prima delle elezioni del settembre 2013. Il loro primo obiettivo non è quello di salvare l’Europa e nemmeno quello di promuovere gli interessi tedeschi  di lungo periodo ma quello di vincere le elezioni.

Prepariamoci quindi ad un  difficile agosto nel quale l’unico vantaggio sarà che nessuno ci potrà di nuovo illudere con provvedimenti che non saranno poi messi in atto. Utilizziamo quindi questo mese per pensare tra di noi al nostro futuro, sperando che questo futuro possa convivere con un minimo di solidarietà europea.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
luglio 22, 2012
Italia