Al G7 di Taormina l’Italia porti la tragedia dei migranti

Il summit di Taormina. Al tavolo G7 l’Italia porti la tragedia dei migranti

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 21 maggio 2017

Fra pochi giorni si svolgerà a Taormina la riunione dei G7, un vertice con una lunga storia ma sempre in cerca di un suo nuovo ruolo nella politica e nell’economia mondiale. Un ruolo non facile da trovare, anche se questa istituzione era nata negli anni 70 del secolo scorso con uno scopo ben preciso: quello di individuare una sede nella quale i grandi del mondo potessero affrontare le crisi più pericolose per il nostro pianeta e, soprattutto, potessero costruire il primo embrione di un governo mondiale.

Ai sette paesi allora maggiormente all’avanguardia dell’economia (Stati Uniti, Giappone, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Canada) si è aggiunta poi la Russia. A partire dal vertice del 1997, i G7 si sono quindi trasformati in G8.

Nei tradizionali due giorni di dibattito si sono ogni anno affrontati tutti i più scottanti problemi politici, economici e sociali del pianeta, dal commercio internazionale al terrorismo, dall’ambiente alla sicurezza, dall’emarginazione dei paesi più poveri alle possibili cooperazioni per incoraggiare la crescita economica.

Il primitivo obiettivo di divenire il motore-guida per le grandi decisioni mondiali si è tuttavia affievolito nel tempo. In primo luogo perché la formula rimaneva la stessa mentre il mondo cambiava con inattesa rapidità. L’estraneità al G8 di Cina, India, Brasile e di altri nuovi protagonisti ha infatti reso questa formula sempre meno in grado di adempiere agli obiettivi che si era proposto, tanto da dovere affiancare al G8 il vertice dei G20, in teoria più capace di affrontare in modo più efficace i problemi globali.

Bisogna tuttavia ammettere che, col passare del tempo, non si è voluto rendere forti né il G8 né il G20: i leader mondiali si sono sempre rifiutati di irrobustirli con strutture permanenti, le sole in grado di affrontare gli ostacoli e le difficoltà che hanno sempre impedito la creazione di un efficiente strumento di coordinamento della politica mondiale.

A Taormina, inoltre, saranno presenti solo sette paesi perché la Russia ne è stata espulsa, (si spera temporaneamente) in conseguenza delle tensioni in Crimea e Ucraina.

Vi è inoltre una difficoltà aggiuntiva rispetto all’obiettivo di rappresentare tutto il mondo: nella magica cornice siciliana tra l’Etna e il mare, ben quattro sui sette capi di stato o di governo presenti al vertice appartengono a paesi europei che, essendo tra loro divisi, sono divenuti sempre più marginali nel governo mondiale. Conviene infatti sottolineare che, fra poco più di un decennio, nessuno dei quattro paesi europei presenti (nemmeno la grande Germania) potrà essere elencato tra le prime sette nazioni del mondo né in termini di reddito né in termini di popolazione.

Eppure debbo riconoscere che, nonostante questi vertici stiano perdendo progressivamente di peso e non siano certo lo strumento appropriato per governare il mondo, essi conservano una grande importanza perché permettono quel prolungato, profondo e riservato scambio di opinioni che quasi mai si può avere tra i grandi leader politici.

Ho personalmente partecipato a dieci G8 (cinque come Presidente del Consiglio italiano e cinque come presidente della Commissione Europea) e debbo riconoscere che, pur essendo sempre meno in grado di prendere decisioni immediatamente operative, il prolungato e libero dialogo di due interi giorni, ha fatto maturare opinioni e convergenze che hanno reso più familiari i rapporti fra i politici presenti e hanno potuto dare frutti positivi nel tempo, proprio perché l’ambiente ristretto e la prolungata durata del vertice permettono confronti franchi e, talvolta, anche brutali.

Quest’anno, in particolare, il confronto di idee e personalità sarà ancora più importante perché ben quattro dei sette leader parteciperanno al vertice per la prima volta: non solo Donald Trump ma Paolo Gentiloni, Theresa May e Emmanuel Macron.

Il vertice sarà quindi la grande occasione per vedere come l’imprevedibile Trump, soprattutto al termine del viaggio in Arabia Saudita, in Israele e in Vaticano, si posizionerà di fronte ai suoi interlocutori, alcuni dei quali non sono stati certo oggetto delle sue carezze.

Il tema scelto per Taormina, che ruota attorno alle condizioni per costruire le basi di una fiducia reciproca, non si fa notare certo per la sua concretezza immediata ma lascia spazio per dibattere su come irrobustire la crescita e renderla sostenibile nel futuro, come ridurre le disuguaglianze fra i diversi paesi, come favorire la diffusione delle nuove tecnologie e come vincere la guerra contro il terrorismo.

Vi è tuttavia un interesse aggiuntivo, di importanza fondamentale per l’Italia, che è quello di elaborare una strategia comune per regolare i nuovi flussi di emigranti. Di fronte a quest’evento biblico siamo stati lasciati sostanzialmente soli da tutti, a cominciare dai nostri amici europei. Mi auguro che il paradiso di Taormina, così vicino all’inferno dove si accumulano così grandi sofferenze, possa essere l’inizio di una maggiore responsabilità collettiva nell’affrontare quest’ immane tragedia dell’umanità.

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Dati dell'intervento

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Categoria
maggio 21, 2017
Articoli, Italia