Prodi invita l’opposizione a consentire una rapidissima approvazione della manovra, ma senza andare oltre

Così il Professore è tornato in scena
Anche l’ex premier capisce l’emergenza e non si tira indietro.

Articolo di Mariantonietta Colimberti su Europa Quotidiano del 13 giugno 2011

In questi giorni l’hanno chiamato in tanti, e non soltanto per chiedergli un parere. Lo hanno invitato, sollecitato, spinto a parlare, a spendere la sua faccia pulita e autorevole per sostenere il paese che ha governato due volte e che ora è in un momento drammatico, vicino al baratro. E Romano Prodi ha risposto, ha detto a tutti, in Italia e all’estero, che lui c’è. E non perché punti al Quirinale e misuri i suoi interventi sull’obiettivo presunto, come qualcuno si ostina a scrivere in articoli ai quali il Prof riserva battute graffianti, quanto perché si sente un «patriota».

Questa manovra non gli piace per niente, la considera insufficiente e iniqua, ma ora «bisogna spegnere l’incendio» perché «i mercati stanno lavorando contro di noi». Per aiutare a spegnere l’incendio si è vestito da pompiere, non negandosi alle occasioni pubbliche e nemmeno alle interviste, giornali ed emittenti esteri compresi, come Die Welt e Bbc, ma non solo. In una situazione come quella in cui ci troviamo, è il ragionamento, sarebbe fin troppo facile anche se legittimo da parte dell’opposizione sottolineare la scarsa credibilità internazionale dell’esecutivo, la sua inadeguatezza etica e morale, in definitiva la sua incapacità a governare.

Ma cosa accadrebbe se sulle tv internazionali andassero in onda scene di protesta o notizie di misure non approvate, di impossibilità del governo e del parlamento di varare la manovra? Di qui la scelta di Prodi di sollecitarne la «rapidissima» approvazione, che l’opposizione consentirà, concordando al massimo qualche emendamento, ma senza andare oltre.
L’importante è presentarsi «uniti di fronte all’estero». E all’estero, il Prof è sicuramente tra gli italiani più noti e più credibili. Dunque, Prodi è tornato, pluri-richiesto. «Ci vogliono tempi calamitosi perché un paese si rivolga a lui», diceva Paolo Baffi di Nino Andreatta, come ricordò Padoa-Schioppa in un convegno del 2008. Oggi i tempi sono calamitosi e in tanti si sono rivolti al Prof, che di Andreatta è stato allievo.

In realtà Prodi era già tornato.

Almeno in altre due occasioni importanti. La prima, quando alla vigilia del voto amministrativo di Bologna, salì sul palco dove Virginio Merola chiudeva una campagna elettorale in cui la vittoria al primo turno non era affatto scontata.

Nelle settimane precedenti si era detto che Prodi era più vicino ad Amelia Frascaroli, sostenuta dalla moglie Flavia e dalla portavoce Sandra Zampa. Il Prof alzò sorridendo la mano che stringeva quella del candidato del Pd. Merola fu sindaco al primo turno.

La seconda occasione fu a vittoria avvenuta, quando tra gli applausi raggiunse al Pantheon Pier Luigi Bersani che festeggiava il quorum raggiunto e i quattro sì dei referendum. Oggi il Prof è indirettamente impegnato su un altro fronte che gli preme molto, quello della difesa, o meglio della costruzione, del bipolarismo («quello degli ultimi 15 anni non è bipolarismo» ha detto ieri a Padova) e della modifica del Porcellum. Con la testa e con il cuore sta con Arturo Parisi e con i promotori del referendum ripristina-Mattarellum, ma per ora eviterà di apporre la sua firma, pronto a intervenire se sarà necessario.

Il mondo prodiano è tutto da quella parte. Perché il bipolarismo ce l’ha nel dna, insieme alla diffidenza verso tutto ciò che sa di “inciucio”, grosse koalition compresa. Ieri Prodi è tornato a dire no al governissimo. «Quando l’emergenza sarà finita si potrà aprire un confronto sulle riforme, ma con chi e come spetta alla politica e non a me dire», perché «io sono un professore, anzi, un pensionato professore».

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
luglio 13, 2011
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