Referendum sull’Euro? Credete che poi sopravviveremo da soli?

Prodi: “Referendum sull’euro? I cittadini lo boccerebbero”
Intervista di Francesca Sforza a Romano Prodi su La Stampa del 7 marzo 2013.

«Da me nessuna mediazione tra il Pd e Grillo, lasciamo a chi deve decidere la calma per farlo». Non parla di politica italiana, Romano Prodi, preso d`assalto a Roma dai cronisti piovuti a un dibattito sull`allargamento dell`Unione Europea all`Ucraina organizzato dalla fondazione Fare Futuro alla Biblioteca del Senato. «E il voto, come lo vede?». «Il voto? Ma dove, in Ucraina?», scherza il Professore.

E allora parliamo di politica internazionale. Professor Prodi, non teme che un attivismo degli europei sul fronte ucraino possa far arrabbiare gli amici russi?

«Non possiamo pensare a farci i dispetti con la Russia a spese dell`Ucraina, ma ad esercitare una competizione virtuosa, e l`Europa ha delle possibilità di cooperazione integrata molto forti. Non ha senso mettersi a discutere con la Russia, abbiamo interessi comuni da gestire, mettersi a dare battaglia sul terreno dell`Ucraina sarebbe controproducente per tutti».

Lei ha parlato di un`Europa della cooperazione integrata. Proprio oggi la Germania ha espresso il suo parere negativo all`ingresso della Romania nell`area Schengen. Non ha l`impressione che da Berlino negli ultimi tempi vengano messaggi divisivi, più che di integrazione?

«Il voto della Germania fa parte di un cambiamento nella testa dei leader europei, cioè puntare sempre di più al breve termine, alle elezioni nazionali, più che a una visione europea di lungo raggio. Questa mossa, a mio avviso, ha un sapore squisitamente elettorale».

Anche la battuta sull`Italia dei clown è da ascriversi a questo orientamento?

«Certo, e se posso ci aggiungerei, anche la scelta di non dare sufficiente impulso alla crescita. Il mettere davanti a tutto la stabilità monetaria o la paura che i propri interessi siano al servizio di pigri e cialtroni come gli italiani, tutto questo ha una grande valenza elettorale».

Proviamoci a mettere nei panni di un tedesco: non crede che ci sia da temere per i venti populisti che sembrerebbero spirare dall`Italia?

«Sì, anche se probabilmente la dirigenza tedesca teme molto più i Pirati che il riverbero italiano. La grande debolezza della democrazia europea in questo momento è che l`orizzonte si stringe e l`elettorato è sacro».

 Professore, lei lo vede il rischio di un`Italia fuori dall`euro?

«Ho avuto paura fino a luglio, perché non erano ancora state attivate sufficienti difese collettive. Ora ci troviamo in un momento in cui i segnali sono ancora imperfetti, ma la fase anarchica in cui ognuno sembrava andare per conto suo io non la vedo più».

C`è chi parla di un referendum sull`euro…

«Se esaminiamo gli altri Paesi vediamo che fenomeni simili si sono già verificati: in Austria, in Olanda. Ma quando si arriva al momento di decidere se stare in Europa e si è chiamati a riflettere sul futuro proprio e dei propri figli, e si guarda per esempio a cosa sono la Cina e gli Stati Uniti, beh ci si pensa due volte prima di dire “ragazzi abbiamo scherzato, facciamo tutti marcia indietro”. Paradossalmente la tentazione può venire più alla Germania».

Meglio soli che circondati da Pigs?

«Esatto, ma anche lì, basta parlare con i rappresentanti della business community tedesca per rendersi conto che sono i primi a godere del sistema Europa».

Questo però è uno degli argomenti antitedeschi per eccellenza…

«Bisogna essere realisti però. Sopravviviamo da soli? Se uno ha il sedere basso non può fare la danza classica… Il punto non è se ci guadagna di più la Germania o un altro Paese, ma chi diventiamo noi fuori dall`Europa? Svalutiamo all`infinito per diventare un fornitore di viti e chiodi? Certo la nostra politica economica oggi avrebbe potuto avere un rapporto debito/Pil perfetto, poi è stata continuamente interrotta. Io ho cominciato nel 1996 ed ero sicuro che nel 2010 saremmo stati a posto. Di strappo in strappo, con forti iniezioni di demagogia e in più con la crisi economica internazionale ecco a che punto siamo arrivati».

Cosa si sente di dire al prossimo ministro dell`Economia: avanti col rigore?

«Niente, posso solo rivolgergli tutta la mia comprensione e umana solidarietà».

 

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
marzo 7, 2013
Interviste