L’Europa è l’unica nostra speranza, andando separati siamo finiti

C’è speranza per l’Italia?

Intervista di Pierluigi Mele a Romano Prodi su Confini (RaiNews24)

Romano Prodi sta andando a Shangai dove, periodicamente, tiene corsi di Economia Industriale in quella Università. Lo prendiamo mentre si sta imbarcando per la Cina. Sono rapide ma puntuali considerazioni sull’Italia e sull’Europa.

Presidente Prodi, L’arresto, per stupro, di Dominique Straus-Kahn getta il Fmi in una grave crisi. Quali saranno le conseguenze per l’Europa nel breve periodo?

Naturalmente è chiaro che ogni giudizio va sospeso fino a che non abbiamo tutti gli aspetti chiari della vicenda. Gli osservatori di tutti i paesi pensano che la vita politica sia finita, e se questo è, certamente si è perduto un uomo politico di una straordinaria intelligenza. Straus-Kahn conosceva e conosce le cose ed è una vera mancanza per il Fmi e per l’Europa però nulla si può dire, perché troppo recenti sono gli avvenimenti che sono accaduti.

Professore, la scorsa settimana l’Ufficio Centrale di Statistica della Germania ha reso noto che quest’anno il Pil tedesco crescerà del 4,9%. Un dato impressionante, visto che la crisi mondiale è ancora in atto. In Italia, ad essere ottimisti, forse riusciremo ad arrivare ad una crescita dell’1 %. Qual’ è il “segreto” del successo tedesco?

Se uno va ad analizzare dove si concentra il grande sviluppo tedesco vede che è la manifatturiera; vede che sono prodotti di alto livello d’impresa, di alta gamma, di alta raffinatezza, prodotti in cui è stato applicato un fortissimo aumento di produttività negli ultimi anni. In poche parole la Germania lavora sul futuro e riorganizza il suo passato, cambiando le strutture e i modi di lavoro, non con una mobilità selvaggia, ma una mobilità che, soprattutto all’interno dell’impresa, si realizza attraverso una ristrutturazione del lavoratore stesso, attraverso corsi di formazione,attraverso una riorganizzazione dei modi di operare, cioè guardando avanti. Si utilizzano le risorse esistenti, quelle del passato ma le si portano verso il futuro. Questo è il segreto della Germania: ricerca, innovazione, scuola, mobilità, con garanzie per il lavoratore.

Lei, per ragioni di lavoro, viaggia spessissimo (dagli Usa alla Cina). Che immagine hanno dell’Italia i suoi interlocutori?

L’Italia è sempre meno interlocutore, è un’Italia che è ripiegata al suo interno, un paese che non è stato protagonista nemmeno nelle vicende del Mediterraneo degli ultimi mesi: è difficile che possa essere interlocutore con l’Asia. Il problema del nostro provincialismo è uno dei pesi del nostro futuro. l’Italia ha un avvenire solo aprendosi al mondo con coraggio, senza avere paura: quando l’Italia si guarda all’ombelico è finita.

Parliamo del PD.  È pronto per l’alternativa?

Il PD è l’unica alternativa, nel senso che solo il PD può prendere l’iniziativa di riorganizzare in modo vincente le forze dell’opposizione.

L’Europa in questo periodo non ha dato una bella immagine di sé (dall’immigrazione alla politica estera). E’ ancora valido il sogno europeo?

L’Europa è l’unica nostra speranza: nel mondo globalizzato non abbiamo alternative, andando separati siamo finiti, come successe agli stati italiani nel rinascimento, separati perdiamo il nostro primato. Però debbo dire che non vedo leader europei che abbiano nella loro testa come problema principale  di agire come europei e non come leader nazionali.

Allora c’è speranza per l’Italia?

C’è sempre speranza per i Paesi: le persone muoiono, i Paesi no. Il problema è che c’è speranza solo se si capisce che bisogna lavorare insieme per fare un salto in avanti, cioè, di fronte ad una gestione politica che guarda agli interessi propri e non a quelli del paese, di speranze ce ne sono poche se non si cambia ritmo, direzione.

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