I giovani conquisteranno il futuro se sapranno gestire il cambiamento

Prodi: «Il mondo corre, i giovani ci credano»

Il professore chiude i «Giovedì di Formazione»:il futuro si conquista gestendo il cambiamento

Articolo di Adalberto Migliorati sul Giornale di Brescia del 29 aprile 2011

«Il mondo sta cambiando con una velocità che fa spavento, ma dobbiamo vincere la paura e prendere nelle nostre mani il futuro, soprattutto voi giovani». Romano Prodi conclude i «Giovedì della Formazione» promossi dal Centro Oratori Bresciani nella struttura di via Asti con una conversazione dedicata a «Dove va il mondo? Le prospettive per i giovani » riservato ai ragazzi tra i 16 e i 30 anni e ai partecipanti alla Scuola di formazione all’impegno politico diocesana.

Il già presidente del Consiglio dei ministri e della Commissione europea ringrazia per il bagno di gioventù: «Di solito parlo ad uditori dove l’età minima è 50 anni e quella media 65».

Prodi – accompagnato dalla moglie, citata più volte come costante stimolo alla fiducia nell’avvenire – prima dell’intervento si incontra con mons. Monari, che conosce da lunga data e che si ferma a seguire comunicazione introduttiva e successivo fuoco di fila di domande e risposte.

I cardini del suo ragionamento prendono le mosse da un dato: in 20 anni tutto è cambiato negli equilibri mondiali, lasciando nell’incertezza di trovare i punti fermi di un mondo multipolare.

Il tramonto del ruolo guida degli Usa assomiglia molto alla lenta caduta dell’impero romano, mentre Cina, India, Brasile e Turchia si impongono come Paesi indispensabili e sempre più indipendenti rispetto a Stati Uniti ed Europa. Prodi,che insegna in università Usa e cinesi, evidenzia un dato: i giovani che hanno più determinazione a costruirsi il futuro sono i cinesi.

Aggiunge: ricordiamo che la Cina, fatti salvi gli ultimi due secoli, era uno dei Paesi con il reddito più elevato al mondo e con, una forte cultura di base.L’Europa è ancora la prima Economia mondiale,ma le divisioni nazionali fanno sì che «non contiamo nulla».

La paura di perdere la competizione economica con i Paesi emergenti e il terrore di essere invasi dall’immigrazione che fugge dalla povertà paralizza le energie europee, fatte di cultura millenaria, capacità di innovazione, sperimentazione dello stato sociale mentre cresce ovunque la distanza tra ricchi e poveri.

Serve riscrivere le regole della convivenza civile nel mondo, individuare i rinnovati livelli internazionali di gestione, concordare su come crescere in modo cooperativo, favorire soluzioni di pace come si è fatto negli ultimi 60 anni in Europa, sconfiggere le paure che generano egoismi personali e di popoli per disegnare prospettive che consentano di realizzare futuro.

Prima timidi, poi sempre più spigliati, i giovani chiedono un poco di tutto e Prodi si concede al botta e risposta. Con una chiave interpretativa dominante: non si aspettino che nessuno – in politica, nella dimensione socio-economica, sul lavoro – si faccia da parte e dica loro «prego, si accomodi »; va messa in campo tutta la volontà di essere protagonisti delle proprie storie, a partire dal recupero delle virtù semplici che stanno dentro l’esperienza cristiana e ha tracciato le architetture europee che restano attuali.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
aprile 29, 2011
Italia