La proposta di Emmanuel Macron è un modo concreto per prevenire la proliferazione nucleare in Europa
La proposition d’Emmanuel Macron constitue un moyen concret de prévenir la prolifération nucléaire en Europe
En ouvrant la voie à une collaboration dans le domaine de la dissuasion nucléaire, le président français a fait un premier pas fondamental vers une défense européenne commune, se félicite l’ancien président italien de la Commission européenne, dans une tribune au «Monde».
Articolo di Romano Prodi su Le Monde del 12 marzo 2026
Aprendo la strada alla collaborazione nel campo della deterrenza nucleare, il presidente francese ha compiuto un primo passo fondamentale verso una difesa europea comune, ha accolto con favore l’ex presidente italiano della Commissione europea in un articolo di opinione pubblicato su “Le Monde”.
Dovevano passare più di sessant’anni perché la profonda diffidenza del Generale de Gaulle nei confronti degli americani si potesse trasformare in una proposta che, in qualche modo, prefigura un accenno di indipendenza dell’Europa nei confronti degli Stati Uniti nel campo nucleare.
Se proprio vogliamo scavare nella storia, un tentativo in questa direzione era stato compiuto ancora prima della presidenza di De Gaulle quando, nel 1957, si stava progettando un accordo fra Francia, Germania e Italia con l’obiettivo di costruire una politica nucleare condivisa. Quell’accordo fu reso impossibile da una opposizione americana così efficace da impedire l’adesione della Germania e dell’Italia.
Gli sconsiderati e imprevedibili comportamenti di Trump e la crescente aggressività di Putin hanno spinto Macron a proporre un cammino di collaborazione con i partner europei, non solo nell’ambito degli armamenti tradizionali, ma anche nel delicato campo del nucleare e delle tecnologie che lo debbono accompagnare e sostenere.
Non si tratta certo di una rivoluzione perché non è prevista nessuna compartecipazione nelle decisioni fondamentali sull’uso dell’arma nucleare che rimane sotto il controllo e la responsabilità del presidente francese. Non solo il bottone di comando rimane a Parigi ma, almeno per ora, non è prevista una strategia comune ed un bilancio comune per la gestione dell’apparato nucleare che il Presidente francese intende rafforzare per renderlo meno distante dall’attuale arsenale russo, di oltre cinque volte superiore a quello francese.
Se non possiamo parlare di rivoluzione, possiamo però parlare di un primo passo in direzione di una comune difesa europea. Si apre infatti un dialogo strategico con gli altri partner europei che, andando oltre la tradizionale dottrina francese, apre una collaborazione sulla deterrenza nucleare e prevede la possibilità di permanenza temporanea di aerei dotati di armi nucleari nei paesi alleati, anche se viene escluso il loro stazionamento stabile al di fuori della Francia. Si tratta di aperture accolte con immediato favore da sette paesi europei e, soprattutto, dal governo polacco e dal cancelliere tedesco, che ha risposto con la proposta di creare un gruppo di lavoro comune sul nucleare.
L’iniziativa di Macron non contiene nessuna ipotesi di distacco dalla Nato così come non contiene alcuna ipotesi di ulteriore integrazione nell’alleanza atlantica. Si tratta dell’opportuno rafforzamento della posizione dell’Europa, che non ha potuto avere alcuna sostanziale possibilità di influire nelle ultime maggiori decisioni di politica internazionale, esclusivamente riservate all’altra sponda dell’Atlantico.
Come cittadino italiano sono fortemente dispiaciuto che il nostro governo, anche alla luce degli accordi del Quirinale, non abbia condiviso il significato di questo cambiamento e, come nel lontano passato, non abbia ritenuto che la collaborazione europea sia l’unico strumento in grado di garantirci la necessaria autonomia per il futuro. Con tutte le differenze del caso mi ritorna in mente che, quando in Italia si dibatteva sull’entrata nell’Euro, uno dei miei principi-guida era che fosse preferibile avere un posto nel consiglio di amministrazione nella Banca Centrale Europea piuttosto che nessun seggio nel consiglio della Bundesbank.
Nelle sue proposte Macron ha dovuto naturalmente tenere conto non solo delle sue personali opinioni, ma anche dei limiti del quadro politico in cui opera e delle profonde convinzioni del popolo francese.
Non poteva perciò spingersi oltre. Bisogna tuttavia tenere conto che le ricordate evoluzioni della politica globale e i cambiamenti delle strategie militari e dei bilanci della difesa dei paesi europei obbligheranno a compiere altri più corposi passi in avanti.
La mossa di Macron è un concreto contributo per prevenire la proliferazione europea nel nucleare, ma è chiaro che una futura politica unitaria dovrà tenere conto dei recenti cambiamenti, dai quali emerge soprattutto l’enorme aumento del bilancio militare tedesco che, con le decisioni conseguenti la guerra di Ucraina, supera di gran lunga lo stanziamento di ogni altro paese europeo, compresa la Francia.
Il cammino per evitare la proliferazione e per costruire una politica europea comune nel settore nucleare è un cammino difficile, che molti ritengono quasi impossibile perché richiede cambiamenti sostanziali e radicali tanto nei governi quanto nell’opinione pubblica dei paesi europei. Si dovranno compiere adattamenti e compromessi e si dovrà tenere conto del ruolo della Gran Bretagna, ma quanto é avvenuto dall’inizio della guerra di Ucraina in poi non può limitarsi ad una revisione dei bilanci militari e si deve progressivamente trasformare in una politica unitaria riguardo a tutte le più importanti decisioni anche nel campo nucleare. L’unica alternativa è la continuazione dell’attuale progressiva sottomissione, cosa che non possiamo assolutamente accettare.
















