BRICS: un altro passo avanti verso un mondo pluralistico e multipolare

Il primo ministro indiano Manmohan Singh, il presidente russo Dmitry Medvedev, il presidente cinese Hu Jintao, il presidente brasiliano Dilma Rouseff e il presidente sudafricano Jacob Zuma - Terza riunione BRICS ad Hainan (14 aprile 2011)

Chi fa l’arbitro nel mondo che cambia

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 17 aprile 2011

BRIC è una sigla nuova, costruita per indicare Brasile, Russia, India e Cina. Una sigla nata nel 2001 semplicemente per elencare  le quattro nuove potenze economiche e politiche emergenti. La sigla non si riferisce perciò a un gruppo di paesi tra di loro amici o strategicamente alleati. Pur mettendo in atto una politica sempre più autonoma il Brasile resta infatti legato agli Stati Uniti e all’Europa, la Russia attua una propria politica sempre più assertiva e la Cina e l’India, pur avendo costruito consistenti legami economici e commerciali fra di loro, non si possono certo considerare paesi fratelli. Dal punto di vista economico le divergenze sono forse maggiori delle complementarietà, anche solo per il semplice fatto che Brasile e Russia si presentano come grandi esportatori di materie prime ed energia, mentre Cina e India saranno sempre di più i grandi importatori. Una visione comune sui prezzi delle commodities sembra perciò assai difficile.

Nonostante tutto ciò, questi paesi stanno stringendo fra di loro rapporti permanenti e hanno dato un’enorme rilevanza alla loro riunione che si è svolta giovedì scorso nell’isola tropicale di Hainan a sud della Cina. La ragione di tutto questo è molto comprensibile. I quattro paesi rappresentano il 40% della popolazione mondiale e il 25% della sua produzione e, negli ultimi dieci anni, la loro economia è cresciuta del 92,7%. Sono inoltre essi a sostenere quel poco di ripresa che c’è oggi e sono consapevoli del fatto che, tra una generazione, almeno tre di essi saranno inclusi fra le prime cinque economie mondiali.

La riunione di Hainan, più che costruire un’alleanza strategica, aveva perciò lo scopo di ribadire il loro crescente ruolo nella gestione della politica e dell’economia globale, soprattutto in considerazione della sempre minore efficacia dei vertici dei G20, nell’ambito dei quali, per arrivare a qualche decisione, bisognerà perciò costruire alleanze su alcuni grandi temi anche in presenza di  divergenze esistenti su temi specifici.

Questo non vuole affatto dire che si stia costituendo un gruppo omogeneo antioccidentale. E’ stato semplicemente ribadito con forza che questi grandi paesi emergenti vogliono giocare un ruolo sempre più importante nella politica mondiale e che per ottenere quest’obiettivo, hanno tutto l’interesse a lavorare insieme anche in presenza di differenze non certo trascurabili.

Le conclusioni dell’incontro vanno infatti in questa direzione. Da un lato, come era scontato, si è ribadita la volontà di una più stretta collaborazione in diversi campi, da quello della ricerca a quello della salute e dell’ambiente ma, dall’altro, si sono prese decisioni che avranno ripercussioni non di poco conto sulla politica mondiale.

Per evitare una eccessiva sovranità del dollaro essi hanno programmato di usare in modo crescente le valute nazionali nelle reciproche transazioni commerciali ma, soprattutto, hanno ribadito la comune volontà di riformare in modo radicale il funzionamento dei così detti Diritti Speciali di Prelievo che, anche senza entrare nei particolari tecnici, sono una “quasi moneta” creata dal Fondo Monetario Internazionale nei rapporti tra e con i governi.

Ad Hainan  si sono impegnato ad andare oltre le quattro valute che ora compongono il paniere dei DSP e che rappresentano solo gli Stati Uniti, l’Europa e il Giappone. Ci vorrà tempo e ci vorranno anche grandi cambiamenti da parte dei quattro BRIC, ma il confronto è già cominciato e le spinte per la riforma del sistema monetario internazionale si sono già messe concretamente in moto. I grandi nuovi paesi hanno inoltre  sottolineato con chiarezza a tutto il mondo che la loro comune opposizione all’intervento militare in Libia non è stato un evento occasionale ma un’occasione per ribadire la diversità di una politica che “esclude in ogni caso l’uso della forza”.

Vi sono messaggi abbastanza chiari che ci portano a concludere che la riunione dei BRIC è stato un altro passo in avanti verso un mondo pluralistico e multipolare in cui molti saranno i protagonisti e molte le diverse prese di posizione.

Un mondo più complicato e imprevedibile, nel quale la concorrenza economica e politica si farà sempre più acuta.

Un mondo che avrebbe bisogno di una autorità mondiale accettata, condivisa e abbastanza autorevole per affrontare le infinite frizioni che caratterizzeranno il futuro di questa diversa  fase della  politica internazionale.

Speriamo che si prenda sempre più coscienza della nuova realtà che si sta costruendo e che alle Nazioni Unite, al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale e agli altri organismi sovranazionali venga progressivamente data la possibilità di svolgere il ruolo di arbitrato e mediazione di cui il mondo ha sempre più bisogno.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
aprile 17, 2011
Italia