Dopo la guerra riprendere i colloqui, Un fondo comune per l’Africa: un investimento sul futuro

Romano Prodi con il presidente del Mali Dioncounda Traoré

Romano Prodi con il presidente del Mali Dioncounda Traoré

Intervista sulla guerra in Mali

Prodi all’Unità: “In Mali Hollande doveva agire”

Intervista di Umberto De Giovannangeli a Romano Prodi su L’Unità del 17 gennaio 2013

“Su tanti episodi bellici, tra cui la guerra in Libia, ho manifestato profondi dubbi. Stavolta posso dire che non vi erano altri strumenti di intervento, se non quelli militari, per evitare che si consolidasse una zona franca terroristica nel cuore dell’Africa“. Così Romano Prodi intervistato dall’Unità.

Con l’inviato speciale delle nazioni Unite per il Sahel ed ex presidente del Consiglio – raggiunto telefonicamente in Cina – l’orizzonte di riflessione si estende dal Mali all’intero Continente africano. “Il mio impegno – rimarca Prodi – è quello di operare, per ciò che posso e mi compete, affinché l’Africa non sia vista dall’Europa e dall’Italia come un campo di battaglia da evitare, bensì come un campo di cooperazione su cui investire. Perché già oggi l’Africa è un continente strategico”. In questo contesto s’inquadra la missione in Cina che vede impegnato l’ex premier italiano. L’obiettivo, spiega Prodi, è quello di realizzare un Fondo Globale per il Shael. Un impegno che lo porterà, nei prossimi giorni, in Russia. Contatti, aggiunge, sono in corso anche con Stati Uniti e Unione Europea. L’obiettivo è ambizioso: creare un grande fondo di aiuto per l’Africa, per trasformare sempre più il Continente africano da campo di battaglia a terra di cooperazione e di crescita.

Presidente Prodi, iniziamo dalla più stretta attualità. Un’attualità di guerra. L’intervento militare in Mali era l’unica soluzione, ha ribadito più volte Francois Hollande. Condivide questa affermazione ?

“Per risponderle, partirei da una testimonianza personale. Mi trovavo a Bamako (la capitale del mali, ndr) ed ero a colloquio col presidente maliano Traorè, quando è scattato l’attacco dei ribelli, un attacco imprevisto e dirompente, alla luce del quale non credo che vi fossero alternative all’azione militare. Non sono un “bellicista”, e in passato di fronte ad altri episodi di guerra, come quello in Libia, ho manifestato i miei dubbi. In questo caso, lo ripeto, non mi pare vi fossero altri strumenti da mettere in campo per evitare il peggio. Ciò non vuol dire che in prospettiva la politica debba abdicare al proprio ruolo. Tutt’altro. Occorrerà fare di tutto per riprendere i colloqui, e il mio impegno va in questa direzione”.

C’è chi paventa il rischio che il Mali possa trasformarsi nell’Afghanistan di Hollande, altri mettono l’accento sull’isolamento francese.

Isolamento? Semplicemente non esiste. Di certo, non sul piano politico e diplomatico. Ribalterei il ragionamento. E mi porrei un’altra domanda…”.

Quale, presidente Prodi ?

“Perché tutto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, unanimemente, ha autorizzato con la risoluzione 2085, azioni di contrasto all’insorgenza terroristica ? Se guardiamo ad altre crisi in atto, una tra tutte quella in Siria, emerge una divisione tra i Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Così non è stato per il Mali. E la ragione è molto semplice: era chiaro che si stava consolidando una zona franca terroristica nel cuore dell’Africa, e tutti hanno convenuto che occorresse agire per contrastare questo disegno. Cosa sarà nel futuro, si vedrà. In tutta la mia vita politica, non ho mai trovato tanta unità nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu come in questi giorni. Il fatto è che le spinte indipendentiste, presenti nel Nord del Mali, sono state soppiantate da quelle marcatamente Jihadiste. I rivoltosi sono diventati Jihadisti”.

I ministri Terzi e Di Paola hanno annunciato la disponibilità dell’Italia a fornire sostegno logistico aereo ma no truppe di terra. Come valuta questa posizione?

“La posizione italiana è in linea con quella delle altre cancellerie europee. Anche qui, in chiave europea rare volte si è manifestata un’analoga convergenza di intenti”.

Per restare all’Europa. L’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, Catherine Ashton, nei giorni scorsi ha ringraziato la Francia per il suo intervento in mali, precisando, però, che Parigi dovrà fare tutta da sola perché, parole testuali “non esiste una forza militare europea”. Da europeista convinto, non ritiene che questa considerazione di Mrs. Pesc segnali un limite strutturale dell’Europa ?

“La signora Ashton ha fotografato la realtà. E la realtà testimonia, per l’appunto, che non esiste una forza militare europea. Ma la realtà può essere modificata, e io mi auguro che si vada con decisione verso un sistema integrato di sicurezza europeo. Al momento, però, questa è materia dei singoli Stati e, per tornare al Mali, i segnali sono concordanti e positivi. C’è una volontà comune di inviare istruttori per le foze governative nel Paese africano ed è significativo che questo impegno sia condiviso anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, così non era stato per la Libia”.

Presidente Prodi, vorrei che allargassimo l’orizzonte. Per molti, anche tra le leadership politiche ed economiche europee, l’Africa sembra restare un continente “dimenticato”. Invece ?

“Invece è vero l’esatto contrario. L’africa non potrebbe, l’Africa è un’area strategica. E’ il continente unico al mondo che ha un enorme territorio e una popolazione ancora relativamente contenuta. L’Africa ha risorse, materie prime, potenzialità enormi. E’ il Continente in cui nel futuro cercheremo cibo, materie prime ed energia. Purtroppo questa consapevolezza stenta ancora a manifestarsi come dovrebbe, in Europa e in Italia. La sfida che abbiamo davanti è di portata epocale…”.

Qual è questa sfida ?

“Far sì che l’Africa sia sempre meno, nei fatti e nella nostra percezione, un campo di battaglia, e sempre più un campo di cooperazione. Ciò che non può più essere è un campo dimenticato. Investire sull’Africa e investire in Africa, è un investimento sul futuro. Così come va rafforzato, in qualità e quantità, l’impegno europeo, e italiano, negli aiuti umanitari: solo così dimostreremo ai popoli sofferenti che si vuole fare sul serio”.

 

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
gennaio 17, 2013
Interviste