5S e Lega: sulla carta inconciliabili tra loro ma sono al Governo assieme

Marco Damilano, Romano Prodi e Mario Calabresi sul palco del teatro Comunale di Bologna

Prodi a Repubblica delle Idee: “Il governo Conte è di destra. Renzi di sinistra? Ah sì?”
L’ex premier intervistato da Mario Calabresi e Marco Damilano all’evento inaugurale del festival di Repubblica: “Le democrazie occidentali perdono la sfida per colpa delle diseguaglianze”

Articolo di Simona Casalini su La Repubblica del 7 giugno 2018

Romano Prodi, due volte presidente del Consiglio, dialoga con il direttore di Repubblica Mario Calabresi e il direttore dell’Espresso Marco Damilano. Lo scorso 8 marzo, dopo il crollo del suo centrosinistra, il fondatore nel febbraio 1995 della coalizione vincente dell’ “Ulivo” aveva detto: “Non c’è nulla di irrimediabile in politica, c’è sempre un futuro” e ora ci si interroga: “Le democrazie liberali hanno perso la sfida?”.

“La gente non ha più fiducia nelle democrazie perché c’è un problema di diritti”, risponde Prodi. E spiega: “Bisogna cambiare registro. La disparità è aumentata in quasi tutti i Paesi del mondo proprio perché i governi democratici hanno adottato modelli fiscali e di welfare che hanno aumentato la disparità. E ora Trump ha abbandonato il soft power, è tornato all’hard power: ritorniamo a esercitare un’economia dura che vuole controllare le altre”.

Le disuguaglianze come motore dell’insoddisfazione, quindi. Fino a quello che l’ex premier definisce “l’assurdo della flat tax“: “Si arriva a perdere le elezioni per il voto di coloro che sono penalizzati dall’applicazione del modello di chi va a vincere”. Per Romano Prodi, il governo Conte è “di destra”: “Qual è il compromesso reale di questo accordo? Io non condanno mai le cose prima che avvengano, ma qui ci sono blocchi di pensiero sulla carta inconciliabili tra di loro che sono al Governo assieme”. Poi, incalzato dal direttore Calabresi sul precedente governo si lascia sfuggire: “Renzi di sinistra? Ah sì?”.

Applausi e poi va avanti. “Non ha senso parlare della fine della sinistra e della destra. Quando si governa ci sono decisioni che sono di sinistra e altre di destra. In crisi irreversibile ci sono i partiti tradizionali, ma i concetti della destra e della sinistra esistono ancora e sono netti”.

Citando le parole dell’amico Artuto Parisi, Prodi non vede però rosa il futuro della sinistra in Italia. Occorrerà che davvero si rimbocchi le maniche. “Vedo un’opposizione ma non vedo l’alternativa. Invece l’alternativa è parte essenziale dell’opposizione democratica. Serve un progetto politico“. Più in là nel dibattito, Prodi stesso si prende un pò in giro, incalzato dalla domanda di Damilano su come ripartire e da cosa per costruire un nuovo laboratorio della sinistra. Premette di essere un “osservatore non partecipante, ma direi che bisogna ripartire da un ampio largo dibattito collettivo nel paese, coinvolgendo sindacati, ong, Confindustria, imprenditori, insomma se parli con loro e li ascolti, le cose le riesci a cambiare. Con l’Ulivo mi hanno preso in giro perchè il programma era lungo 243 pagine, non una robetta, ma dietro c’erano mesi e mesi di profonde analisi del paese”.

Professor Prodi, gli chiedono i direttori, cosa pensa del piano B, della possibile uscita dall’euro? La prima risposta è subito netta. “Se qualcuno si vuole male esce dall’Europa“. Poi così argomenta: “Ai miei studenti stranieri faccio sempre questo esempio: noi italiani nel Rinascimento governavamo il mondo poi con la scoperta dell’America c’è stata la prima globalizzazione ma noi non paesi europei non ci siamo messi insieme e l’Italia è sparita. Oggi è la stessa cosa. Dove sono le nuove caravelle? Ci sono i grandi, Usa e Cina, e noi siamo piccoli piccoli. L’Europa, se non si tiene insieme, finirà per scomparire. E dove trovate una nazione che ha inventato un proverbio ‘Francia o Spagna purché se magna’? E’ il simbolo dell’umiliazione del proprio Paese”.

Il direttore di Repubblica ricorda a Prodi di aver seguito insieme a lui a Vienna la giornata in cui entrò in vigore l’euro. Il Professore ritirò le nuove banconote da un bancomat e comprò un mazzo di fiori per la moglie Flavia. “Cosa è successo nel frattempo, perchè oggi si può arrivare a dire di uscire dall’euro?” lo incalza Calabresi. “Perchè l’introduzione della moneta unica doveva essere accompagnata da molte altre decisioni e invece siamo rimasti a metà. Ora l’Europa è come se fosse un pane mezzo cotto o mezzo crudo. Ma ha senso per chi è affamato tirarlo fuori dal forno ora? Ricordiamoci anche che dietro l’euro non c’era soltanto il mondo finanziario, c’era anche una vera gioia popolare. E ricordo che Kohl mi disse che i tedeschi erano contro la sua introduzione ma lui lo volle a tutti i costi perchè era anche un forte simbolo di pace, raccontandomi che suo fratello era morto in guerra”.


E si torna all’attuale governo che Prodi ha definito “di destra”. Diritti civili sono due parole totalmente assenti dal programma del nuovo governo, gli ricorda Calabresi, non è che forse la sinistra ne ha parlato troppo, dimenticando completamente i diritti sociali, su cui hanno fatto leva i partiti vincitori? E il Professore: “E perchè i due diritti insieme sono inconciliabili?? (applausone in platea) Io vedo il welfare in ritirata, gente che in tv infama la nostra sanità pubblica che ancora è la migliore del mondo, la scuola lasciata andare, io invece dico che occorre assolutamente difendere lo Stato sociale”.

Cosa pensa dell’apertura del nuovo governo a Putin? Qui la risposta del Professore ha un che di inatteso. “Noi abbiamo degli impegni con i nostri alleati ma da tempo penso e ho scritto che dividere la Russia dall’Europa è stato un errore storico. Voglio dire: le sanzioni non sono utili, ma siamo nell’Alleanza atlantica e un cambiamento di rotta deve avvenire in accordo con gli altri. Il mondo baltico è estremamente importante ma i nostri alleati sono un elemento di sicurezza. Anche a fronte di paesi che temo molto come la Turchia, capace di comprare aerei dagli americani e missili dalla Russia”.

Il direttore dell’Espresso prova a pungere il prof. “Se penso ai due vice del premier Conte, Di Maio e Salvini, mi viene in mente che l’unico precedente fu il suo governo con i due vice D’Alema e Rutelli. Non le portò bene, non andò avanti moltissimo…”. Prodi non si scompone: “L’importante non è la durata di un governo, ma le cose che fa“. Prodi darà una mano a un nuovo grande progetto di centrosinistra? ” Io sono fuori, a stare in mezzo all’uscio si soffre molto…mi consola però il fatto che in questi ultimi anni il prezzo del rottame è salito molto”.

Qui il video integrale dell’intervista

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Dati dell'intervento

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Categoria
giugno 7, 2018
Interviste

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