Salvare il Lago Tchad è condizione indispensabile per la pace e lo sviluppo nel Sahel e in Africa

Una risorsa dalla quale dipendono trenta milioni di persone

UNA SPERANZA DI PACE: SALVARE IL LAGO TCHAD

Articolo di Romano Prodi su Le Monde Diplomatique di luglio 2014

(Lire ici l’article en francais)

Nel cuore del Sahel, il lago Tchad rischia di scomparire. La sua rivitalizzazione è tanto più indispensabile in quanto favorirebbe la pace in una regione instabile. Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, è impegnato nella riuscita del programma di salvaguardia.

Il Lago Tchad si trova nel cuore di una regione dell’Africa centrale caratterizzata da una desertificazione galoppante e da una crescita demografica record. Collocato alle porte del Sahara, dipende dal regime delle piogge che da sempre ne fanno variare fortemente il livello. La topografia particolarmente piatta del suo bacino provoca movimenti spettacolari. Dal 1962, le acque si sono abbassate di quattro metri, riducendo la superficie del 90%. A partire dagli anni ’80 le evoluzioni climatiche, con la siccità e la scarsità delle piogge, unite all’eccessivo sfruttamento delle risorse da parte dei paesi rivieraschi – il 75% delle acque sarebbe deviato a monte -, hanno ridotto la sua estensione a meno di 2.599 chilometri quadrati.

Malgrado gli sforzi portati avanti localmente per assicurare una gestione più razionale degli affluenti (soprattutto il Chari e il Logone, che si uniscono a N’Djamena), i fabbisogni idrici di trenta milioni di persone per l’alimentazione, la pesca, l’allevamento, l’agricoltura, in un contesto di rarefazione, suscitano tensioni e accelerano la scomparsa di questa risorsa fondamentale. Importante scrigno di biodiversità in questa regione dell’Africa, il lago Tchad rischia di subire la stessa sorte del mar d’Arai, in Asia centrale. Se non si fa nulla, potrebbe rapidamente scomparire.

Nel corso degli ultimi anni, gli Stati della regione si trovano ad affrontare crisi politiche, un aumento della povertà e interventi internazionali: colpi di Stato in Niger e in Centrafrica, violenze in Nigeria, tensioni post-elettorali in Camerun, operazioni militari in Tchad … La scomparsa del lago non farebbe che aggravare l’instabilità, il che dovrebbe spronare i governi all’azione.

Due anni fa i paesi rivieraschi, Camerun, Niger, Nigeria e Tchad, e gli altri membri della Commissione del bacino del lago Tchad (Cblt) (1) hanno adottato un piano quinquennale di investimenti (2013-2017) di 900 milioni di euro. Intorno al 10% di questa somma dovrebbe essere destinato agli interventi transfrontalieri gestiti direttamente dalla Cblt, il resto sarebbe amministrato dai paesi membri e destinato alle zone limitrofe al lago.

Alla conferenza di Bologna, lo scorso aprile, i donatori hanno confermato il loro sostegno di massima a questo piano; la Banca mondiale, in particolare, potrebbe contribuire ampiamente al suo finanziamento nel quadro del sostegno ai paesi del Sahel. E la Banca africana di sviluppo (Bad), ha già preso l’impegno a sbloccare 80 milioni di euro.

Il piano prevede interventi destinati a conservare il lago in quanto risorsa necessaria alla lotta  contro la povertà, alla stabilizzazione e al miglioramento delle condizioni economiche e ambientali della regione. Non si limita a intervenire direttamente sui livelli idrici e sulla qualità dell’acqua disponibile, ma si propone anche di aumentare la produttività degli agricoltori, dei pescatori e degli allevatori del bacino. Mira inoltre a rafforzare i processi di integrazione e collaborazione regionali, impegnando attivamente la popolazione nei processi decisionali e nella salvaguardia delle fonti di reddito.

Basta con l’attesa di nuovi studi

Queste azioni si declinano in sottoprogrammi transfrontalieri e nazionali ,gestiti da tutti i paesi rivieraschi. Da una parte si tratta di proteggere gli ecosistemi e sostenere le attività economiche locali: riabilitazione dei centri di pesca, sviluppo dell’allevamento del bestiame diffusione di nuove tecniche per proteggere i raccolti da insetti, parassiti e funghi, e le rive del lago dalle erbe infestanti. I progetti mirano ad aumentare la produzione limitando al tempo stesso i danni all’ambiente, in particolare quanto all’uso dei pesticidi, e proteggendo la biodiversità animale e vegetale.

D’altra parte, occorre migliorare le risorse idriche del bacino in qualità e quantità, sia mediante la captazione e il dragaggio del Chari-Logone che con l’idea – molto più ambiziosa – di trasferire, nelle stagioni favorevoli, una parte delle acque del fiume Oubangui, affluente del fiume Congo.

Il progetto Transaqua, immaginato oltre trent’anni fa dall’ingegnere italiano Marcello Vichi, preconizzava un’infrastrutture multifunzionale suscettibile di avviare un volume considerevole di acqua del bacino del Congo al limitrofo bacino del Tchad (2).

Per accelerare questi progetti, i paesi membri della Cblt si sono impegnati a non subordinare più le proprie decisioni alla realizzazione di nuovi studi, dopo quelli, già numerosi, che hanno segnato i 50 anni di vita della Commissione. Infatti di fronte alla minaccia di una morte imminente del lago, il tempo è contato: occorre agire per invertire la tendenza e ridare speranza alle popolazioni.

Il programma di sviluppo sostenibile del lago Tchad (Prodebalt), lanciato nel 2008 con un budget di 60 milioni di euro e finanziato per metà dalla Bad con il concorso dell’Unione europea, è stato aggiornato. Prevede in particolare lavori di difesa e recupero dei suoli, la fissazione delle dune su ottomila ettari e la rigenerazione degli ecosistemi pastorali su 23.000 ettari.

I paesi membri della Cblt contribuiscono direttamente alla realizzazione del piano quinquennale, ma lanciano anche un appello internazionale senza precedenti. II compito di raccogliere i contributi – pubblici e privati – è affidato a due personalità africane di primo piano: l’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo e l’ex ministro degli affari esteri burkinabè Hama Arba Diallo.

Sostengono l’iniziativa l’attuale presidente dell’Unione africana, il mauritano Mohamed Ould Abdel Aziz, e la presidente della Commissione dell’Unione africana (equivalente della Commissione europea), la sudafricana Nkosazana Dlamini-Zuma.

Il piano vuole mettere alla prova la capacità dei paesi africani di affrontare crisi di grande portata. E del resto sarà di stimolo a una maggiore solidarietà internazionale, non solo grazie ad aiuti finanziari ma anche mettendo a disposizione della Clbt tecnici e scienziati di profilo elevato.

Per tutte queste ragioni, a Bologna il 4 e 5 aprile 2014 si è svolta una conferenza internazionale con l’obiettivo di mettere insieme finanziamenti per il salvataggio del lago Tchad (3).

A conclusione dei lavori, la dichiarazione di Bologna ha definito le priorità. Si prevede la costituzione di un comitato di accompagnamento che avrà il compito di proseguire la mobilitazione a livello internazionale. Dovrebbe seguire la creazione di un comitato scientifico mondiale in grado di assicurare al progetto le competenze più qualificate.

Coordinamento politico e militare

Il rapporto che ho consegnato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite (Onu) al termine della mia missione come inviato speciale del segretario generale per il Sahel con l’incarico di individuare soluzioni che potessero ridurre le tensioni, rafforzare il dialogo e superare i conflitti, suggerisce cinque indirizzi d’intervento prioritari, a partire dalla necessità di garantire l’approvvigionamento alimentare e idrico delle popolazioni. Ho anche sottolineato i bisogni di queste ultime in materia di infrastrutture, salute, istruzione ed energia.

Il piano si concretizza proprio mentre i focolai di violenza interessano territori contigui sempre più ampi. Dopo il Darfur, la Libia, il Sudan e il Mali, la regione attraversa una nuova grande crisi con la destabilizzazione della Repubblica centrafricana e la moltiplicazione degli atti terroristici del gruppo Boko Haram, che devastano in particolare le province settentrionali della Nigeria e del Camerun.

Un progetto come quello della rivitalizzazione del lago Tchad corrisponde proprio a una strategia di prevenzione e limitazione dei conflitti. È una delle principali speranze regionali per far fronte alla povertà e alla disperazione della gioventù, ma anche alle guerre e al terrorismo.

Il nuovo orientamento politico dei paesi della Cblt ha già prodotto i suoi primi effetti in materia di miglioramento dell’ordine pubblico e della sicurezza collettiva. Riuniti nel mini-vertice di Nouakchott, il16 febbraio, i presidenti di Mauritania, Burkina Faso, Mali, Tchad e Niger hanno creato il «G 5 del Sahel», per coordinare le proprie politiche di sviluppo e sicurezza.

Lo guida il capo di Stato mauritano Ould Abdel Aziz, che definisce il gruppo come «il quadro istituzionale di coordinamento e sorveglianza della cooperazione regionale che vuole rispondere alla doppia sfida di realizzare progetti di sviluppo economico e sociale, e di coordinare le politiche di sicurezza».

Nel marzo scorso in Camerun nel corso di una riunione dei ministri della difesa dedicata alla questione è stata decisa la creazione di un contingente militare comune di tremila uomini per la sicurezza delle regioni transfrontaliere del lago Tchad. II coordinamento fra i paesi membri della Commissione è stato rafforzato in occasione di altre iniziative internazionali, come la conferenza di Parigi, organizzata il17 maggio scorso per far fronte alla minaccia Boko Haram (4).

È il punto di partenza di un ampio programma di salvaguardia la cui realizzazione richiede massimo rigore e trasparenza. Con l’aiuto dei donatori, in primo luogo la Bad e la Banca mondiale, sarà importante predisporre un’unità di controllo che garantisca la sana gestione di questo progetto. Ne va del suo credito e del suo futuro.

Certamente la realizzazione del piano non risolverà da sola i problemi del Sahel e delle regioni più meridionali – in particolare quelle del bacino del lago Tchad. Ma può avviare un processo di trasformazione dei metodi di gestione locali, nazionali e regionali. Questo lancerebbe a sua volta una dinamica di sviluppo economico, portatrice di nuove prospettive per le popolazioni interessate, minate dalla povertà e dai conflitti.

Lavorare insieme per il miglioramento delle condizioni di vita dei popoli è lo strumento più efficace di cui disponiamo per andare oltre le diffidenze, i rancori e le divisioni che, sotto ogni cielo, sono ostacoli insormontabili al consolidamento della pace e dello sviluppo.

 

(Traduzione di M. C.)

Note

(1) La Commissione del bacino del lago Tchad fu creata nel 1964 dai quattro paesi rivieraschi del lago, ai quali si aggiunsero la Repubblica centrafricana e la Libia. Hanno lo status di osservatori altri paesi egualmente interessati al destino del bacino, come Sudan, Egitto, Congo e Repubblica democratica del Congo. www.cblt.org

(2) www.transaquaprojectit

(3) Conferenza organizzata presso la Fondazione per la collaborazione tra i popoli.

(4) Che ha anche permesso di riconciliare Camerun e Nigeria.

(Lire ici l’article en francais)

 

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