Perchè abbiamo sempre più bisogno di un’Europa che progetti il proprio futuro

Un giornale con l’occhio all’Europa

Articolo di Romano Prodi su La Stampa in occasione del 150esimo anniversario l’8 febbraio 2017

In un mondo che si è fatto grande e complesso e che cambia tanto velocemente, è mia ferma convinzione che nessun paese, né la forte Germania, né la Gran Bretagna che si è sfilata dall’Unione europea, possano farcela da sole. Tanto meno l’Italia, così lenta a recepire i cambiamenti per la congiuntura storica in cui vive la sua società, può pensare di competere in un mondo che è cambiato in modo impressionante.

Cina e Stati Uniti sono due giganti con cui nessun paese, da solo, può misurarsi. L’Europa che io ho conosciuto non esiste più e la Brexit ha rappresentato l’estrema conseguenza della crisi che ha logorato la nostra Unione. Abbiamo oggi un’Europa incapace di corrispondere alle aspettative della società, frammentata e percorsa da una spinta nazionalistica che ne mina le radici stesse e che non ha saputo far fronte ad una crisi economico-finanziaria con le misure adeguate. Un’Europa che arretra sulle sue conquiste più importanti, a partire dal suo stesso sistema di welfare che era considerato un modello per tutto il mondo. Una crisi figlia della perdita di quel senso di solidarietà che aveva prospettato l’Unione Europea come  “l’unione di tutte le minoranze“. Una crisi figlia della paura dell’attuale classe dirigente, attenta più ai consensi interni che all’affermazione di un progetto comune. Una classe dirigente più impegnata all’inseguimento delle forze populiste e antisistema che alla ricerca delle misure necessarie per fare fronte alle paure e alle ingiustizie che hanno fatto lievitare il successo di questi partiti.

Tutte le democrazie,  impegnate ad affrontare l’urto delle forze antisistema che mirano a demolire gli assetti politici tradizionali e lo stesso progetto europeo, sono ora costrette a fare i conti con la tempesta che arriva dagli Stati Uniti. Se Trump farà le cose che dice -e bisognerà attendere per una valutazione più attenta- le conseguenze potrebbero essere molto serie. Intanto possiamo dire che, rovesciando le scelte di Obama, Trump è passato a rivoluzionare i suoi rapporti con la Russia, si compiace della Brexit, auspica che altri paesi imitino la Gran Bretagna e condanna a morte la NATO. Ritengo sia arrivato il momento per l’Europa di agire. Due sono le cose che si possono fare immediatamente: cambiare la politica imposta dagli Stati Uniti nei confronti della Russia e ripudiata dallo stesso Trump e dar corso alla progressiva costruzione di una forza militare europea sotto la guida di una autorità comune. Perchè abbiamo sempre più bisogno di Europa, ma di un’Europa che creda nel suo futuro e progetti se stessa.

L’Italia inoltre ha un compito particolare: può e deve giocare un grande ruolo nella richiesta del necessario perseguimento di politiche unitarie nel Mediterraneo perché solo così si potrà affrontare la crisi delle migrazioni, non certo destinate a fermarsi nel breve periodo. Soprattutto attraverso una politica europea che contribuisca a portare la pace in Libia. Per affrontare il comune pericolo del terrorismo dobbiamo dialogare con governi stabili. E’ infine urgente una politica per lo sviluppo dell’Africa, che abbiamo sostanzialmente abbandonato, come se la responsabilità europea nei confronti dell’Africa non fosse diretta e particolare.

La Stampa oggi compie 150 anni e il mio auspicio è che da queste pagine si possa continuare ancora a lungo a discutere di Europa. Un’Europa rinnovata, diversa, più unita e più solidale, più forte e capace di rappresentare tutti paesi che la compongono. E’ la storia stessa che ci insegna che solo uniti potremo affrontare il futuro che ci attende con le sue nuove sfide.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
febbraio 9, 2017
Articoli, Italia