Nel vuoto delle istituzioni europee, l’Italia sarà l’unico punto di riferimento di tutta l’Unione

Che occasione per l’Italia lo scontro sui vertici UE

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 8 giugno 2014

Se qualcuno pensava che, dopo le elezioni, vi sarebbe stato un rapido accordo sulle massime cariche delle istituzioni europee, si è certamente sbagliato. Le prese di posizione sono cominciate subito ma si tratta ancora di giochi di interdizione e non di vere e proprie trattative. I giochi dureranno a lungo: l’unico modo per abbreviarli sarebbe stato quello di seguire alla lettera il trattato di Lisbona che prescrive di tenere conto “dei risultati delle elezioni del parlamento europeo”.

Si era in effetti partiti in questa direzione ed il primo nome uscito dal cappello è stato ovviamente quello del lussemburghese Jean-Claude Juncker, candidato del Partito Popolare che, pur con uno scarto modesto nei confronti del socialista Martin Schulz, aveva ricevuto il maggiore numero di voti.

Tuttavia, appena il nome di Juncker è stato sollevato, è subito partito contro di lui il fuoco dell’artiglieria britannica, che ha accusato il candidato alla presidenza della Commissione Europea di essere perfino filo-europeo.

Un’accusa certamente singolare ma ancora più singolare in quanto proveniente da un Paese che ha previsto di indire un referendum sulla sua possibilità di uscita dall’Unione Europea.

Il Primo Ministro Cameron, con la sua dichiarazione, ha certamente interpretato il vero dilemma del popolo britannico, ancora incerto se guardare verso gli Stati Uniti o semplicemente al di qua della manica. Cameron ha tuttavia cercato di interpretare anche il dilemma dei politici britannici, che vorrebbero essere sempre più estranei all’Unione Europea ma, nello stesso tempo, vorrebbero contare sempre di più a Bruxelles.

La mazzata sulla testa di Juncker sintetizza questa complessità: Cameron ha voluto dimostrare di essere arbitro delle decisioni riguardanti le massime cariche istituzionali dell’Unione ma ha ribadito nello stesso tempo ai suoi elettori di essere pronto ad abbandonare la compagnia se l’Unione Europea vuole fare semplicemente il suo mestiere. Certamente fa un po’ impressione vedere politici che da un lato criticano l’UE per la mancanza di spirito democratico e dall’altro dichiarano di non tenere in alcun conto i risultati elettorali.

Il siluro britannico ha comunque avuto il suo effetto perché il nome di Juncker è stato subito affiancato da una rosa di altri candidati appartenenti a diversi paesi, a diversi partiti o, anche semplicemente, a nessun partito.

Alcuni di questi nomi, singolarmente presi, sono di altissima qualità. Quando si parla di Christine Lagarde si parla infatti di una prestigiosa Presidente che regge con merito il Fondo Monetario Internazionale. Essa porta inoltre la doppia dote di essere francese e, nello stesso tempo, di essere molto gradita al governo americano. D’altra parte Pascal Lamy (anch’esso francese) richiama subito l’immagine di un tecnico di altissimo valore che ha ricoperto in modo egregio il ruolo di Commissario Europeo nella commissione che ho avuto l’onore di presiedere e che, proprio in conseguenza dei suoi meriti, ha poi ottenuto la massima carica nell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO).

Non voglio a questo punto elencare gli altri numerosi candidati meno conosciuti e certamente meno autorevoli. Mi limito solo a ricordare che qualsiasi candidatura deve essere approvata dal Parlamento Europeo, che sarà messo in una situazione di drammatica difficoltà se non terrà conto dei risultati delle elezioni.

I parlamentari di Strasburgo non avranno quindi un facile compito perché saranno continuamente strattonati fra i richiami dei leader nazionali di riferimento e le prerogative del parlamento a cui appartengono.

Il braccio di ferro è appena cominciato e penso che durerà a lungo perché non dovrà essere rinnovato solo il presidente della Commissione ma si dovranno nominare tutti i vertici del Consiglio e del Parlamento, che avrà poi il compito di esaminare ad uno ad uno i commissari proposti dai diversi governi e che, certamente, ne boccerà qualcuno, se non altro per dimostrare la propria forza politica.

La maggior parte del semestre italiano si svolgerà quindi nel vuoto delle Istituzioni Europee.

Da un lato tutto ciò porta la conseguenza di potere arrivare a decisioni formali solo nell’ultima parte del semestre stesso ma, dall’altra, offre all’Italia la straordinaria opportunità di essere l’unico punto di riferimento visibile di tutta l’Unione Europea.

In caso di un normale andamento delle cose il ruolo italiano ne potrà soffrire ma, in caso si verifichino tensioni e disparità, la mediazione della presidenza italiana potrà assumere un ruolo di particolare importanza, soprattutto dopo i lusinghieri risultati delle recenti elezioni.

Le prime trattative post-elettorali sembrano dimostrare che le difficoltà e le tensioni saranno tante: grande sarà quindi la responsabilità e grande il ruolo della presidenza italiana.

 

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