Sarà l’ultima volta in cui Europa e USA si spartiranno il comando della finanza mondiale

Christine Lagarde

Christine Lagarde

Il Fondo monetario

L’ultima volta di Europa e Stati Uniti

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 19 giugno 2011

Da oltre 50 anni è in vigore un tacito e solido accordo per cui l’Europa e gli Stati Uniti si dividono il comando delle due principali istituzioni finanziarie mondiali, create per regolare  il sistema monetario e per fornire risorse addizionali e assistenza ai paesi in via di sviluppo.

Agli Stati Uniti è sempre toccato il potere  della Banca Mondiale e all’Europa (di fatto soprattutto alla Francia) il comando del Fondo Monetario Internazionale.

Una spartizione fino ad ora quasi naturale perché, in tutto il dopoguerra, Stati Uniti ed Europa, con qualche incursione giapponese, hanno sempre  tenuto in mano il potere effettivo dell’economia mondiale.

Le cose sono sostanzialmente  cambiate negli ultimi tempi. USA ed Europa non raggiungono il 45% del prodotto lordo mondiale e si prevede che questa quota tenda rapidamente a diminuire nel prossimo futuro, con la inevitabile conseguenza di dovere aprire la porta della sala del comando anche ai nuovi protagonisti dell’economia mondiale.

Per questo motivo lo stesso giorno in cui Dominique Strauss-Kahn si è dimesso dal Fondo Monetario Internazionale, gli Stati Uniti e l’Europa hanno immediatamente presentato una comune candidatura nella persona del Ministro delle Finanze francese, la signora Christine Lagarde.

Una candidatura forte di una persona di grande esperienza e di collaudate doti di negoziatore. Una candidatura fortissima in quanto fatta propria in modo unanime da tutti i governi delle due sponde dell’Atlantico. Un evento straordinario, portato avanti in tutta fretta proprio per  mettere eventuali altre candidature di fronte al fatto compiuto. Da parte americana l’accordo è stato accettato senza discussione proprio per porre una robusta ipoteca nei confronti della conservazione della presidenza della Banca Mondiale quando verrà a scadenza. L’interesse a frenare il corso della storia ha spinto ad un accordo fra paesi europei e fra Europa e stati Uniti con una facilità che mai si era verificata in passato. La signora Lagarde ha  fulmineamente cominciato un viaggio elettorale intorno al mondo, in modo da ricevere il più forte appoggio possibile prima che nascessero altre candidature. L’obiettivo di questa “campagna elettorale globale” non è stato però raggiunto, non certo per la mancanza di capacità della signora Lagarde, ma proprio perché Cina, Brasile, India e gli altri paesi emergenti hanno voluto inviare a tutto il mondo il messaggio che le cose sono davvero cambiate.

Come sempre succede in queste vicende, la mancanza di unanimità ha poi generato altre candidature, come quella del governatore della banca centrale del Messico Agustin Carstens e del governatore della Banca di Israele Stanley Fischer. Anche in questi due casi si tratta di pesi massimi perché Carstens ha gestito in modo pregevole la banca centrale di un paese pieno di problemi e di tragici conflitti come il Messico e Fisher, oltre ad avere insegnato molti anni al MIT, è stato dal 1994 al 2001 il numero due dello stesso Fondo Monetario. Fischer si è poi ritirato, in teoria perché, avendo superato i sessantacinque anni,  avrebbe dovuto avere una approvazione speciale da parte di tutti i centoottantasette paesi che compongono il Fondo. In realtà,  essendo egli molto vicino agli Stati Uniti, la sua candidatura avrebbe messo in rischio proprio gli equilibri di potere che si volevano conservare.

In lizza sono perciò rimasti soltanto in due. Christine Lagarde deve però difendersi da accuse di gestione non trasparente di vecchi problemi francesi, mentre Carsterns, nonostante le sua capacità, si trova a non godere nemmeno del pieno appoggio dei paesi dell’America Latina, a cominciare dal Brasile.  I nuovi paesi contano sempre di più e conteranno sempre di più, ma non costituiscono ancora un fronte unito. Col passare del tempo la candidatura europea ha perso la forza dell’iniziale unanimità, ma nemmeno l’alternativa si presenta finora abbastanza robusta per raccogliere in  prima battuta una sufficiente ampiezza di consensi. E’ probabile che, se non nascono problemi domestici irrimediabili alla signora Lagarde,  la comunanza di obiettivi tra Europa e Stati Uniti, unita alla forza della conservazione e al possesso della maggioranza delle quote del Fondo, faccia prevalere la candidatura francese.

E’ tuttavia certo che, se questo avverrà, non sarà senza condizioni riguardo al futuro. Questa è cioè l’ultima volta in cui Europa e Stati Uniti saranno in grado di spartire tra di loro il comando delle massime istituzioni finanziarie mondiali. Quando le nuove cariche andranno a scadenza, il loro peso complessivo sarà infatti ben al di sotto del 40% dell’economia mondiale. Comincerà perciò una nuova danza con regole e alleanze diverse, alle quali conviene prepararsi fin da ora, risolvendo al più presto i problemi della zona euro e affrontando la contraddizione di un dollaro sempre più fragile ma ancora onnipotente.

Tuttavia né il presidente Obama  né i deboli leader europei sembrano oggi in grado di preparare il nuovo mondo. Per ora si sono limitati a proporre una nuova candidatura.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
giugno 19, 2011
Italia