La Cina cambia volto e apre una nuova era

La crescita del Pil frena, ma la Terra di Mezzo resta uno dei motori principali dello sviluppo mondiale: i salari aumentano, il terziario supera l’ industria di 10 punti, le produzioni sono sempre più hi tech e le imprese più globali. La priorità della questione ambientale
La Cina cambia volto e apre una nuova era

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 18 febbraio 2016

L’economia mondiale naviga in un mare tempestoso. La crescita procede con tassi inferiori a quelli dello scorso anno, le borse sembrano impazzite e, sopratutto, mancano i capitani capaci di indicare la rotta da percorrere per procedere verso acque più calme.

In un non lontano passato il mare cinese era sostanzialmente separato dagli altri e il ciclo economico della Cina si sviluppava con comportamenti propri, disgiunti da quanto avveniva altrove. Fino a non molti anni fa, quando si analizzava il quadro dell’economia mondiale, lo spazio riservato al Celeste Impero era quasi marginale. Oggi la crescita cinese contribuisce con un valore che sta fra tra un terzo ed un quarto della crescita dell’economia mondiale e lo sviluppo del suo commercio internazionale ( sia dal lato dell’export che da quello dell’import) fa della Cina uno dei motori principali dello sviluppo del pianeta.

Anche se la crescita cinese è leggermente calata negli ultimi anni, il peso relativo della sua economia è ancora aumentato: alla più modesta crescita è, tra l’altro, imputata una delle cause principali del calo del prezzo del petrolio e delle materie prime nei mercati internazionali, anche se la minore domanda cinese di questi beni si spiega più con la diversità della crescita che non con la diminuzione della sua velocità.

Ed è su questo che noi dobbiamo riflettere, prendendo come punto di partenza un dato fortemente simbolico: proprio nell’anno appena trascorso il settore terziario ha superato la metà di tutto il Prodotto Lordo Interno, staccando di dieci punti il settore industriale, che era sempre stato il trascinatore dell’intero sistema economico cinese.

Un dato simbolico di una profonda trasformazione che continuerà a ritmo sempre più accelerato in futuro, anche perché il passaggio al terziario è stato accompagnato da una continua crescita salariale per cui, nello spazio di una generazione, il costo orario del lavoro è passato da un quarantesimo a meno di un quarto di quello europeo o americano.

Le produzioni a più basso valore aggiunto si spostano quindi verso paesi con minori costi del lavoro e la produzione industriale cinese si orienta verso beni contenenti maggiore intensità di ricerca e innovazione, con la naturale conseguenza che le imprese cinesi, se vorranno continuare ad accrescere il proprio livello di qualità, dovranno diventare sempre più globali. La nuova Cina sarà sempre più  presente nei mercati del mondo (a partire dagli Stati Uniti e dall’Europa) con massicci investimenti in centri di ricerca e di produzione.

Alla tradizionale attività di esportazione si aggiungeranno quindi queste nuove presenze all’estero, presenze che comprendono ovviamente una crescente corrente di acquisti di imprese straniere. Gli investimenti diretti all’estero hanno raggiunto nello scorso anno quasi 130 miliardi di dollari e continuano ad aumentare.

I recenti investimenti in Italia fanno evidentemente parte di questa nuova strategia, funzionale alla necessaria accelerazione del ritmo di innovazione delle imprese cinesi. L’acquisto della Pirelli è, sotto quest’aspetto, quasi da manuale. Non è soltanto una delle operazioni quantitativamente più significative ma è l’esempio di una rapido assorbimento di nuove tecnologie tramite l’acquisizione di una delle imprese più innovative del settore a livello mondiale.

Un elevato livello di innovazione è infatti necessario per incontrare le nuove esigenze della società cinese che, in conseguenza del miglioramento dei redditi, richiede un parallelo miglioramento dei prodotti consumati e delle proprie condizioni di vita.

Un esempio su tutti riguarda l’inquinamento, problema quasi trascurato fino a pochi anni fa e che ora costituisce una priorità assoluta. Una priorità così sentita che, a mio parere, è destinata a rivoluzionare la produzione automobilistica cinese di massa prima di ogni altro paese al mondo. Non passeranno infatti molti anni dal momento in cui le autorità obbligheranno l’uso di automobili elettriche in alcune delle grandi metropoli cinesi.

Un freno a questa rivoluzione in corso è tuttavia dato dalla scarsa apertura al cambiamento del settore finanziario e bancario, ancora troppo isolati dal resto del mondo per permettere il rapido realizzarsi delle trasformazioni qui elencate.

I progetti della Banca Internazionale per gli Investimenti e delle Infrastrutture assieme alla Via della Seta sono ulteriori scelte che obbligheranno una maggiore apertura cinese al mercato finanziario mondiale. Se volgiamo un attento sguardo all’attuale caos della finanza globalizzata possiamo certamente comprendere la prudenza del governo cinese nei confronti di una maggiore apertura in questo settore ma, col tempo, quest’apertura diventerà necessariamente strumentale al grandioso processo di trasformazione intrapreso dalla Cina.

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