La sconsiderata sentenza di Moody’s diminuisce la credibilità delle stesse agenzie di rating

Crisi: dopo Moody’s si deve cambiare lezione

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 15 luglio 2012

Da quando la crisi  si è fatta più acuta le società di “rating” fanno a gara nel contribuire al suo peggioramento.  In questa nobile tenzone Moody’s ha certamente compiuto il suo capolavoro, peggiorando di ben due gradini il giudizio sul debito pubblico italiano.  Questo significa che, a parità di altre condizioni, saranno più elevati i tassi di interesse del nostro debito  e saranno peggiori le condizioni del bilancio pubblico.

Non voglio in questo caso ritornare sulle critiche già note nei confronti del livello qualitativo e del modo di procedere di queste società di “rating”. Mi voglio solo limitare ad una lettura ragionata delle motivazioni che hanno accompagnato la sentenza di condanna.

Premesso che il nostro paese ” subirà probabilmente un ulteriore deciso incremento dei suoi costi di approvvigionamento e maggiori difficoltà di accesso al mercato a causa della fragile fiducia dei mercati stessi, ai rischi che provengono da Spagna e Grecia e  alla crescente sfiducia da parte degli investitori esteri.“….la sentenza di Moody’s  prosegue dicendo che le prospettive dell’Italia si sono deteriorate “come è reso evidente sia dall’indebolimento del tasso di crescita, sia dal più elevato livello di disoccupazione. Elementi che, a loro volta, potrebbero ulteriormente indebolire la fiducia dei mercati, elevando il rischio di un improvviso arresto  nell’offerta di credito“.

Queste affermazioni sembrano essere il frutto di una crudele ironia. Esse infatti sono costrette ad ammettere  che il peggioramento del giudizio dipende dal fatto che il governo italiano ha  eseguito alla lettera (non so se di buon grado o meno) i suggerimenti che Moody’s aveva raccomandato all’Italia cinque mesi orsono. Suggerimenti che, per loro natura, avrebbero ovviamente provocato più disoccupazione e minore crescita ma che avrebbero nel contempo promosso  il risanamento del bilancio pubblico e, di conseguenza, le prospettive di ripresa della nostra economia.

Nel passaggio successivo della sentenza si arriva quasi all’ umorismo macabro quando Moody’s  è costretta a riconoscere che la nuova valutazione Baa2 ( un giudizio pessimo, quasi da spazzatura) è riferita a un paese che tuttavia mantiene  un surplus primario e un’economia ampia e diversificata, in grado di fronteggiare gli shock della crisi. Un paese che può vantare un sostanziale successo delle riforme strutturali che, se mantenute anche per i prossimi anni, “potranno potenziare la competitività e la crescita dell’economia italiana“.

Il che è come dire che abbiamo fatto quello che si doveva fare e quanto Moody’s suggeriva  ma che, forse proprio per questo, gli investitori vengono consigliati di stare lontano dal nostro debito perché esso  diventa sempre più insicuro.

Può anche essere che, data la progressiva perdita di credibilità delle agenzie di “rating”, questo giudizio non abbia conseguenze tragiche, ma è certo che esso mette in luce in modo evidente il gravissimo rischio di fronte a cui noi ci troviamo a causa di una politica europea incapace di mettere in atto con la dovuta tempestività gli strumenti di solidarietà necessari per rendere possibile la ripresa dei sempre più numerosi “paesi periferici” dell’Unione.

Sappiamo tutti che i tagli e le restrizioni portano per loro natura ad una caduta dell’economia e ad un aumento della disoccupazione. Abbiamo accettato questi sacrifici perché, nell’ambito di una  comune politica europea, essi ci avrebbero portato al superamento della crisi e ad una concreta prospettiva di riduzione del nostro debito.

Ora viene lanciato il messaggio che quello che si doveva fare è stato fatto ma che tutto questo non serve perché (dato il concatenamento fra le misure di austerità, la minore crescita e la maggiore disoccupazione)  i sacrifici stessi avranno il solo risultato di allontanare gli obiettivi di risanamento e di rilancio.

Suona a questo proposito un po’ singolare, anche se certamente gradito, il comunicato di appoggio  a Monti da parte della cancelleria tedesca. Chi ha steso questo comunicato forse non ha letto che, tra le motivazioni del declassamento dell’Italia da parte di Moody’s, vi è anche la preoccupazione sull’incertezza delle prospettive politiche del nostro paese. Non pensano a Berlino che è difficile avere orizzonti politici certi quando i cittadini vedono di fronte a loro solo ipotesi di peggioramento?

Il fatto vero è che un sempre crescente numero di italiani si sta rendendo conto che, se non cambiano le cose, non vi è alcuna possibilità di essere promossi anche “facendo tutti i compiti a casa“. E che perciò non conviene più studiare se non si cambiano i libri di testo, aggiungendovi possibilmente qualche capitolo di Keynes.

Questo è il semplice messaggio che arriva ai cittadini dalla lettura di questa pur improvvida e sconsiderata sentenza. Ne tengano conto coloro che hanno nelle loro mani i destini dell’Europa. Ne tengano conto prima che la disperazione e l’ira rendano definitivamente vani anche questi sforzi di risanamento che l’Italia ha coraggiosamente compiuto e sta ancora compiendo.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
luglio 15, 2012
Italia