Il DEF è un disastro: si cura del consenso di oggi e non delle necessità di domani

Il consenso per l’oggi e le necessità di domani

Articolo di Romano Prodi per Il Messaggero del 29 settembre 2018

Anche se non sono ancora disponibili i dati precisi sul documento di Economia e Finanza varato dal governo, abbiamo tuttavia indicazioni sufficienti per vedere in quale direzione questa manovra ci porta.

La prima osservazione riguarda ovviamente la dimensione del deficit. Il 2,4% annunciato (che probabilmente sarà ulteriormente aumentato dalle discussioni parlamentari) non è certo tranquillizzante per i mercati internazionali. Non perché esistano limiti sacri al livello del deficit ma perché esso contiene il chiaro segnale che la diminuzione del debito pubblico non è una priorità per il governo in carica. Gli impegni programmati per il prossimo anno e le promesse per il futuro ci dicono che la spada di Damocle del debito pubblico è destinata non solo a permanere ma a divenire più tagliente. Vedremo in futuro quale sarà la risposta dei mercati internazionali  ma tutto fa prevedere che l’aumento dei tassi di interesse sulle nuove emissioni potrà ridimensionare in modo significativo il possibile aspetto espansivo previsto dalle misure fiscali.

La seconda riflessione riguarda la caratteristica dominante delle misure prese. Esse sono dedicate alla cancellazione degli aumenti dell’IVA, alla distribuzione del reddito di cittadinanza e ad una revisione globale del sistema pensionistico introdotto nel 2011 dalla legge Fornero. A parte  l’intervento sull’IVA, sostanzialmente obbligato dalla necessità di non aumentare i costi produttivi, le scelte compiute sono forse positive per il risultato politico di breve periodo ma certamente negative per la crescita futura. Nessuno mette in dubbio che la legge Fornero contenesse errori e imperfezioni ma raggiungeva l’obiettivo di mettere in sicurezza il sistema pensionistico. Come era stato autorevolmente commentato essa disegnava il necessario traguardo ma non teneva conto dell’adempimento di alcune condizioni fondamentali per rendere accettabile il periodo di transizione.

La svolta impressa dal governo toglie invece la sicurezza stessa al futuro del sistema. Il che avrà conseguenze particolarmente pesanti sulle giovani generazioni, anche se esse non sono certamente spinte a riflettere su un futuro per loro ancora lontano.

Riguardo al reddito di cittadinanza non è possibile non condividere l’obiettivo di diminuire le disparità che si sono create in Italia e che hanno paurosamente allargato il numero dei poveri. La scelta è stata quella di estendere un sussidio incondizionato a tutti coloro che si trovano al di sotto di una determinata soglia di reddito. Il fatto che la misura sia accompagnata dalla condizione di non rifiutare per tre volte un’offerta di lavoro e dall’impegno a potenziare i centri per l’impiego, non modifica la sostanza della scelta di un sussidio indifferenziato e incondizionato, in perfetta continuità con simili decisioni del passato.

Non vi è infatti alcun impegno sugli obiettivi più specificamente dedicati alla diminuzione della povertà di lungo periodo, come il potenziamento dell’istruzione e della preparazione tecnica delle giovani generazioni. E nemmeno, come tante volte si è recentemente ripetuto, la volontà di porre argine al crollo demografico italiano adottando una politica dedicata alle famiglie numerose, all’interno delle quali si trova tra l’altro la più alta concentrazione di povertà assoluta.

La scelta di preferire i sussidi ai servizi non tiene conto di quanto un’efficiente scuola ed un’efficiente sanità possano contribuire ad una politica di riduzione non temporanea ma duratura della povertà. Il welfare non è fatto solo di distribuzione di denaro ma soprattutto di sostegno alla crescita delle persone.

Quello che però più colpisce è la marginalità della politica per gli investimenti proprio in un periodo nel quale la nostra economia mostra segni, come ci ha detto ieri il rapporto di Prometeia, di un pericolosissimo rallentamento. Nell’ultimo trimestre i segni negativi si sono infatti moltiplicati. Rimaniamo saldamente gli ultimi di un gruppo europeo che si trova a sua volta in crescente difficoltà.

Facendo e rifacendo i conti rimangono quindi solo spiccioli per arrivare al livello di crescita necessario per raggiungere anche una piccola parte degli obiettivi di crescita che il documento di economia e finanza si propone. Naturalmente non ho ancora la possibilità di prevedere quali saranno le conseguenze delle decisioni prese non solo sul livello dello spread ma anche sui bilanci delle banche, così esposte al clima di incertezza in cui oggi ci troviamo.

Mi auguro solo che, dopo la tempesta iniziale, non succedano altri guai. Per ora mi limito a osservare che il documento governativo è in perfetta coerenza con le tendenze della politica contemporanea: esso si cura del consenso di oggi e non delle necessità di domani.

 

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
settembre 29, 2018
Articoli, Italia