Trump e Maduro: la forza e il diritto internazionale

Trump e Maduro: la forza e il diritto internazionale

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 04 gennaio 2026

Pur sapendo quanto siano fragili e non certo definitive le analisi sugli avvenimenti ancora in corso, è tuttavia necessario fare qualche riflessione su quanto è avvenuto in Venezuela nella notte fra venerdì e sabato. Anche se le tensioni fra Stati Uniti e Venezuela erano note da tempo e si erano fatte drammatiche nelle ultime settimane, nessuno si aspettava un intervento così diretto, violento e sconvolgente come quello della notte di Caracas.

Le premesse di quanto è successo erano peraltro da sempre contenute nella dottrina esplicitamente ricordata ieri sera da Trump nelle sue dichiarazioni sul caso venezuelano.

Una dottrina per cui, seguendo gli insegnamenti del Presidente Monroe, tutto il continente americano deve essere sottomesso alla guida e al comando degli Stati Uniti.

Una dottrina resa più concreta nel National Security Strategy, il documento dello scorso dicembre che prevedeva la possibilità di intervento diretto nei confronti dei paesi che in qualche modo favorivano il narcotraffico.

Certamente il Venezuela ha mostrato di non essere un paese democratico ed è altrettanto certo il ruolo attivo di alcuni dei massimi esponenti del suo governo nei traffici illeciti ma, come avevano dimostrato le ripetute azioni contro le navi cisterna che trasportavano idrocarburi dal Venezuela, il problema non è la droga ma il petrolio, le cui esportazioni, attorno agli 800.000 barili al giorno, si dirigono soprattutto verso la Cina.

E’ troppo presto per dire se l’obiettivo del dominio sul continente americano si sia rafforzato con questa ingiustificata operazione militare e con il rapimento di Maduro, ma è opportuno rilevare che nessun paese sudamericano ha approvato quest’operazione salvo l’Argentina, paese tradizionalmente non amico degli Stati Uniti, ma il cui presidente Milei riesce a mantenersi al potere solo tramite l’appoggio politico e finanziario di Trump.

D’altra parte non è la prima volta che gli interventi militari americani portano a conseguenze opposte a quelle che si proponevano, come abbiamo visto in modo esemplare in Iraq, Afghanistan e Libia.

Tutto questo diventa tuttavia secondario rispetto al reale messaggio del presidente americano. Trump ha voluto infatti ribadire che il mondo non è più governato dal diritto ma dalla forza e che, in ogni caso, il dominio del pianeta viene spartito fra coloro che posseggono concretamente la forza.

Non è oggi nemmeno necessaria una conferenza internazionale che, come è avvenuto a Yalta, definisca i confini entro cui le grandi potenze debbono contenersi. Questi confini vengono sostanzialmente stabiliti dalle effettive sfere di influenza delle grandi potenze che dominano il mondo.

Un processo riguardo al quale Trump ha idee chiarissime anche se tanti problemi restano ancora sul tappeto prima che i confini fra i potenti vengano progressivamente definiti. Nel caso in questione si deve tenere conto dei profondi rapporti economici oggi esistenti fra Cina e America del Sud, entrano in gioco i complicati negoziati fra Stati Uniti e Russia sulla guerra di Ucraina e assume un ruolo altrettanto importante la delicata definizione degli equilibri asiatici, Taiwan compresa.

Certamente il caso del Venezuela è un oggettivo incoraggiamento alle grandi potenze perché prendano ciascuna il suo. Tutti questi problemi erano aperti anche prima di due giorni fa, ma l’azione di Trump ne rende chiari gli obiettivi e soprattutto dimostra di non tenere in nessuna considerazione i principi democratici e i paesi che ancora si ostinano a difenderli. D’altra parte le dichiarazioni delle istituzioni europee e dei singoli paesi europei prendono semplicemente atto di questa situazione e si limitano a ripetere che tutti i paesi debbono rispettare il diritto internazionale, le sovranità nazionali sono intoccabili e i singoli governi faranno tutto il possibile per proteggere l’incolumità dei propri cittadini presenti nelle zone colpite dagli episodi di violenza.

Da quando gli Stati Uniti si sono voluti distaccare dal mondo democratico è evidente che la democrazia è entrata in un processo di indebolimento progressivo dal quale solo un’improbabile nuova coesione lo può salvare. Non per nulla questa progressiva tacita spartizione del mondo fra potenze dominati sta ogni giorno riducendo il numero dei paesi democratici che pure era tanto cresciuto negli scorsi decenni. Nei prossimi giorni avremo gli elementi necessari per capire tante cose: dalle opposizioni interne che possono avere favorito l’assalto e soprattutto il rapimento, a un eventuale precedente accordo o comunicazione fra i padroni del globo.

E sarà interessante analizzare la compattezza dell’establishment repubblicano e dell’opinione pubblica americana su quanto è avvenuto. Per ora accontentiamoci di ammettere che, quasi per salutare il nuovo anno, il diritto internazionale ha fatto un ulteriore passo indietro.

Aggiungiamo però che coloro che, come Trump, sono abituati ad usare solo il martello, rischiano prima o poi di ferirsi le dita.

 

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Dati dell'intervento

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Categoria
gennaio 4, 2026
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