La politica dell’acqua affronta la sfida climatica

La politica dell’acqua alla sfida climatica

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 30 agosto 2025

Sul finire di ogni estate, viene spontaneo cercare di capire cosa sta capitando al cambiamento del clima e delle precipitazioni e, soprattutto, cosa fare per porre rimedio ad una situazione che diventa sempre più preoccupante.
Anche se con andamento non certo lineare, siamo infatti di fronte ad evoluzioni che ci portano verso direzioni non rassicuranti. Si tratta non solo del ben noto aumento delle temperature medie, ma di una diminuzione quantitativa e di una crescente irregolarità e violenza delle precipitazioni piovose e nevose.

L’evidenza di queste tendenze ha addirittura spinto alcuni studiosi a concludere che il continente europeo sta camminando verso una scarsità di risorse idriche che, in precedenza, era riservata alle regioni aride del terzo mondo.

Non mi azzardo a fare previsioni sul futuro e mi limito a constatare che l’aumento dell’irregolarità delle precipitazioni e la loro diminuzione quantitativa esige cambiamenti nella raccolta e nel trattamento delle acque, in misura molto superiore di quanto non sia stato necessario in passato.

Questo vale per tutta Europa, ma è ancora più urgente per i paesi del Mediterraneo che in modo maggiore dipendono dall’acqua per la vita dell’agricoltura che, in questi paesi, assorbe ben oltre la metà delle risorse idriche.

Qualsiasi siano gli usi finali dell’acqua dobbiamo considerare il problema idrico nella sua complessità e operare in una duplice direzione: la razionalizzazione dei consumi e l’aumento degli investimenti. Riguardo ai consumi civili e industriali si è già discusso a lungo dell’impressionante quantità di perdite che in Italia superano addirittura il 40%.

Un problema che deve essere prima di tutto affrontato con una moltiplicazione degli investimenti nelle condotte e con un obbligo al risparmio di acqua sia nell’uso domestico che nelle industrie, condizionando a quest’obiettivo ogni incentivo, a partire dall’acquisto degli elettrodomestici. A questo si deve naturalmente affiancare una politica di tariffazione che, pur con le dovute eccezioni per le categorie più deboli, sia più strettamente collegata ai costi. Senza dimenticare la difficile, seppure indispensabile, riduzione degli enti erogatori che, in Italia, sono ancora oltre 2500, numero che impedisce di mettere in atto il miglioramento degli impieghi civili e industriali, compreso il riuso delle acque già utilizzate che è oggi intorno ad un misero 4%, mentre dovrebbe ragionevolmente arrivare intorno al 20%.

Una parallela razionalizzazione è evidentemente necessaria nel campo agricolo, dove la diffusione di sistemi di irrigazione molto più efficienti (irrigazione di precisione) non può che essere accompagnata da una sistematica politica di incentivi, dato l’aumento dei costi che possono essere ripagati solo in tempi lunghi.

Si debbono quindi fare tante cose per disciplinare la domanda, ma un altrettanto impegno è necessario per aumentare l’offerta di acqua.

Nel rispetto della sicurezza e dell’ambiente, e con una politica a livello nazionale, si debbono realizzare nuovi grandi impianti di raccolta, così come è possibile e doverosa la diffusione di piccoli invasi, anch’essi non solo utili all’agricoltura, ma divenuti indispensabili in conseguenza dei disastrosi effetti delle precipitazioni sempre più improvvise e territorialmente concentrate.

Si tratta di una sfida per tutto il paese, ma ancora più per il nostro Mezzogiorno dove, soprattutto in Sicilia, Calabria e Puglia, il peggioramento della situazione è diventato negli ultimi tempi drammatico, fino ad obbligare l’abbandono di colture che maggiormente dipendono dall’approvvigionamento idrico.

Riguardo a queste regioni è utile tenere presente quanto hanno fatto altri paesi del Mediterraneo, in particolare la Spagna, dove si sta realizzando, sorretto da finanziamenti europei, un piano di nuovi moderni impianti per la desalinizzazione delle acque marine.

Si tratta di strutture che consumano ancora tanta energia ma che, nelle ultime versioni, riescono a produrre acqua pura ad un costo inferiore ai 50 centesimi per metro cubo. Il che, a differenza di quanto avveniva in passato, rende conveniente anche l’uso agricolo, garantendo la continuità delle colture più richieste dal mercato, costante obiettivo della Spagna.

E’ evidente che per portare avanti un disegno così complesso occorre, a livello nazionale, un centro decisionale che abbia l’autorità di fare procedere in un’unica direzione tutti gli operatori che hanno competenza nel settore.

Questo è di importanza fondamentale anche per la nostra industria che, nella raccolta dell’acqua, del suo uso, della sua distribuzione e in speciale modo dell’irrigazione, vede impiegati decine di migliaia di addetti, ma che non vede uguale presenza in nuovi campi, come la desalinizzazione, che si stanno sviluppando a un ritmo davvero impressionante non solo in Corea, Cina e Israele e in Arabia Saudita, ma anche per il contributo di imprese francesi e spagnole.

In tutti questi casi si tratta di tecnologie veramente innovative ma alla portata delle nostre imprese, a condizione che si metta in atto una politica capace di incentivare la ricerca e di armonizzare domanda e offerta.

Ho voluto sottolineare, pur con l’obbligata brevità di un articolo, come sia indispensabile costruire a livello nazionale ed europeo una politica complessiva e unitaria per l’acqua, la cui competenza, per usare una terminologia legata all’oggetto, scorre ora attraverso troppi rivoli. A questo aggiungo un sogno che coltivo da molto tempo e cioè che, quando il mondo prenderà finalmente la via giusta, possa insediarsi a Milano la sede di un’autorità mondiale dell’ONU per l’acqua, da affiancare alla FAO, che da decenni opera a Roma nel campo del cibo e dell’agricoltura . Per ora questa è solo una lontana speranza ma, se si realizzasse, sarebbe un bel contributo del nostro paese alla costruzione di un mondo migliore.

 

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Dati dell'intervento

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agosto 30, 2025
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