Africa non sia più terreno di scontro, ma di collaborazione mondiale

Leymah Gbowee, Ellen Johnson Sirleaf e Tawakkol Karman, Nobel per la Pace 2011

Ellen Johnson Sirleaf, Tawakkol Karman e Leymah Gbowee, Nobel per la Pace 2011

Africa, terreno di collaborazione per il mondo

Questo l’augurio con cui Romano Prodi ha chiuso il suo intervento a Parma, ad un convegno che ha messo il continente al “crocevia della politica internazionale”

Articolo  di Tiziana Nicastro su Città Nuova del 10 ottobre 2011

È giunto a Parma pochi minuti dopo l’annuncio del Nobel per la pace a tre donne africane. Romano Prodi, che presiede il gruppo di lavoro Onu-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa, è stato tra i firmatari della proposta consegnata nelle mani dell’istituzione norvegese: assegnare alle donne africane il Nobel per la pace. E quale pura coincidenza che l’annuncio da Oslo sia stato dato proprio nel momento in cui Prodi stava arrivando nella città verdiana, che ha visto numerose associazioni locali impegnarsi in prima fila nella promozione e diffusione di tale messaggio.

Il professore bolognese è stato invitato, come cultore del continente africano, a intervenire in un incontro dal titolo “Africa, nuovo crocevia della politica mondiale”. Un appuntamento promosso dall’Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid) e dal Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale (Cipsi). Chiaro e dettagliato il quadro della politica internazionale emerso a fine serata, uno scenario che «già vede protagonisti – ha spiegato Prodi – paesi come la Cina e il Brasile che rispettivamente prenderanno le risorse loro necessarie dall’Africa e dall’America Latina». E infatti il gigante asiatico ha abbandonato alcuni dei rapporti diplomatici che intesseva da numerosi anni con alcuni Paesi dello stesso continente per rafforzare le relazioni con gli Stati africani, tanto da avere in questo momento rapporti diplomatici con 50 dei 54 Paesi del continente. «La Cina – continua l’ex premier – è in questo momento l’unica nazione che porta avanti una politica continentale: infatti gli Stati Uniti attualmente sono colpiti da una fortissima incertezza nella politica estera e l’Unione europea è frammentata. Le uniche potenze che hanno veri interessi nei confronti dell’Africa sono la Francia e la Gran Bretagna, che hanno ancora rapporti con le loro ex colonie».

Anche oggi, come è sempre avvenuto nella storia, la politica mondiale segue tre priorità: il cibo, l’acqua e le materie prime. Il problema dell’acqua nei prossimi 50 anni sarà sempre più urgente, e «diviene dunque già oggi – sostiene il professore – indispensabile creare un’organizzazione internazionale che, ad esempio, in Africa si occupi di installare impianti d’irrigazione a pioggia; in questo modo si risparmierebbe un decimo dell’acqua che si consuma oggi». Tra le altre proposte lanciate da Prodi, una rete che coordini il lavoro delle numerose associazioni e cooperative che operano in Africa: «In questo modo i progetti di un gruppo non rimarranno isolati, ma coadiuvati anche dagli altri». E certamente in questo momento l’Unione africana ancora non riesce ad avere un ruolo politico e istituzionale come realmente gli compete, soprattutto a favore della pace nel continente.

«Mi auguro – conclude Prodi – che l’Africa non sia più terreno di scontro, ma di collaborazione della politica mondiale». E questo è l’augurio di tutti quanti hanno partecipato alla serata parmigiana, soprattutto dei numerosi ivoriani, etiopi, burundesi, ma anche di tutti quegli italiani che spendono parte del loro tempo, mediante associazioni di volontariato, a favore delle popolazioni africane. Un augurio che, si spera, possa concretizzarsi al più presto.

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ottobre 10, 2011
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