Per fare ripartire la crescita, premiare investimenti produttivi e punire capitali immobilizzati

Sostenere la crescita

Le famiglie italiane e la sfida al debito

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 9 ottobre 2011

Negli ultimi mesi il problema del debito pubblico è emerso come il punto debole della nostra economia. Esso, insieme alla bassa crescita e ai singolari comportamenti dei governo, è stato l`elemento che ha scatenato la speculazione internazionale nei confronti dei nostri titoli pubblici. Di fronte a quest`attacco è stato con autorevolezza osservato (Fortis, Panara e Banca d`Italia) che a fare da contrappeso a questo debito vi è la solida ricchezza del patrimonio delle famiglie italiane. Esso, anche se distribuito in modo certamente non equo, è talmente grande che dovrebbe tranquillizzare tutti i detentori stranieri del debito estero italiano sull`assoluta solidità del nostro sistema.

Tale patrimonio è infatti maggiore di quello della quasi totalità degli altri Paesi ed è stato inoltre meno intaccato dal crollo dei valori immobiliari, in Italia relativamente meno pesante che altrove. La ricchezza netta (tolti cioè i debiti) delle famiglie italiane è oggi oltre otto volte il reddito disponibile, contro il 6,3% delle famiglie tedesche e il 7,8% di quelle francesi, leggendarie detentrici di patrimoni immobiliari e terrieri. Tutto ciò non ci ha messo al riparo da feroci attacchi speculatori. La ricchezza delle famiglie è infatti non facilmente mobilizzabile per diminuire il debito pubblico perché questo richiederebbe l`introduzione di un`ingente imposta patrimoniale.

Oggi non voglio entrare direttamente su questo argomento ma fare un`altra riflessione, che emerge dall`analisi della differenza della composizione dei patrimoni familiari fra l`Italia e gli altri Paesi europei.

Il nostro patrimonio è pesantemente sbilanciato verso le attività immobiliari, ed in particolare quasi esclusivamente verso le abitazioni, mentre in Francia e in Germania è molto più consistente la quota di investimenti in attività finanziarie o in fabbricati non residenziali.

Esaminando più a fondo i dati relativi ai patrimoni familiari, ci si trova inoltre di fronte ad altri particolari degni di nota. Vediamo infatti che, nell`ambito di questi patrimoni, vi sono quasi sei milioni di abitazioni non occupate, che non danno alcun reddito. Al contrario, gli investimenti produttivi che fanno riferimento alle attività di impresa (impianti, macchinari, attrezzature, avviamenti ecc.) rappresentano solo il 5,9% della ricchezza delle nostre famiglie.

Di conseguenza il capitale delle imprese posseduto dalle famiglie risulta del 12% in Italia, contro il 30% della Francia e il 34% della Germania. Le attività delle nostre imprese sono perciò finanziate facendo soprattutto ricorso al debito.

Viviamo quindi in una distorsione in cui la rendita e la presunta sicurezza del mattone prevalgono in maniera eccessiva sugli investimenti produttivi, danneggiando la crescita. Mentre si parla tanto di patrimoniale (tema che peraltro non può essere certo eliminato dai nostri ragionamenti) non si pensa a semplici riforme fiscali finalizzate a spostare la convenienza degli investimenti delle famiglie verso i settori produttivi capaci di fare crescere l`economia italiana.

Il primo passo è la reintroduzione della cosiddetta Dit (Dual income tax) introdotta dal mio governo proprio per favorire la capitalizzazione delle imprese ma subito cancellata dai governi successivi. Quest`imposta rende semplicemente più conveniente alle famiglie investire nel capitale delle imprese. Con lo stesso obiettivo di dirottare la nostra ricchezza verso investimenti produttivi è inoltre necessario reintrodurre l`Ici (con le dovute modulazioni per le categorie più disagiate) e innalzarla nei confronti dei sei milioni di case sfitte. Questo avviene in tutti i Paesi del mondo proprio per spingere i proprietari a fare ogni sforzo per mobilizzare e fare fruttare il proprio patrimonio.

Stiamo da mesi discutendo su come dare spinta alla crescita e non ci rendiamo conto che lo strumento più importante è proprio quello di rendere il patrimonio e la ricchezza funzionali alla crescita stessa. Sono convinto che queste semplici decisioni farebbero aumentare immediatamente il tasso di sviluppo e, nel lungo periodo, cambierebbero in modo radicale l`efficienza della nostra economia, premiando l`investimento produttivo a scapito della rendita e del capitale lasciato ozioso.

Mi rendo conto che, dal punto di vista politico, questa non è una decisione facile. Una specie di tradizione atavica fa infatti ritenere più sicuro (sia alle famiglie che agli imprenditori) sedersi sul mattone, anche quando esso rimarrà ìnfruttuoso e inutilizzato per un tempo indefinito. Una buona politica deve creare le convenienze per cambiare queste percezioni e questi comportamenti. Il futuro dei nostri figli non può essere affidato alle case vuote e inutilizzate ma ad attività produttive e innovatrici.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
ottobre 9, 2011
Italia