Why Not, compravendita di parlamentari: vigilare perchè quegli attacchi alla democrazia non possano ripetersi più

Prodi: ignoravo tutto e mi accusavano, fu un grande dolore, non si ripeta più

Intervista a Romano Prodi su Il Mattino del 9 ottobre 2014

«Why not e compravendita dei senatori intorbidirono le acque sul governo»

[Il processo: «I soldi per far cadere Romano». La situazione patrimoniale di Sergio De Gregorio fu per anni disastrosa: era alla continua ricerca di denaro. Nel luglio del 2006, però, per l’ex senatore eletto nelle fila di Idv e passato poi al centro destra, tutto cambiò: ebbe improvvisamente una grande disponibilità di denaro che attribuì a un finanziamento di Silvio Berlusconi.]

Luglio 2007, una pista calabrese che sembrava esplosiva. Il presidente della compagnia delle opere, Antonio Saladino, nel mirino del pm di Catanzaro, Luigi De Magistris.

I suoi contatti romani controllati attraverso un’operazione di intercettazioni a strascico che mise sotto osservazione decine di utenze. Parole, millanterie prive di collegamento elette a tasselli di un puzzle. Per disegnare un comitato d’affari che avrebbe gestito nomine, raccomandazioni, appalti, con la complicità di parlamentari e uomini delle istituzioni.Tutto apparentemente coerente, come del resto apparve l’iscrizione nel registro degli indagati di personaggi del calibro del premier, Romano Prodi, e del Guardasigilli, Clemente Mastella.Tutto verosimile. Ma tutto drammaticamente infondato, come sancì l’archiviazione e come conferma oggi la condanna per abuso d’ufficio del pm, divenuto, grazie a quell’inchiesta, uno dei grandi fustigatori dei costumi che sfruttarono il proprio prestigio per farsi largo in politica.

«Ricordo quei giorni ancora con angoscia – dice Romano Prodi, raggiunto al telefono in uno degli aeroporti europei che continua a frequentare, e che paiono metafora della sua distanza spirituale da un Paese che non capisce e da cui, forse, non è stato capito come avrebbe sperato e meritato. «La cosa incredibile è che ero del tutto ignaro delle accuse di cui si parlava. Non solo non conoscevo i fatti specifici, ma neanche le persone e i contesti citati. Eppure i giornali tambureggiavano in un crescendo di toni e di titoli, si alzavano sospetti come nubi minacciose che vedevo crescere di fronte a me”.

Ricorda come reagì?

«Con grande e lunga sofferenza. E con un disorientamento che forse fu visto dall’ esterno come una sorta di debolezza psicologica. Ma che era la reazione di una persona che si ritiene onesta e ignara di fronte ad accuse che non avevano né capo né coda. Purtroppo non durò un giorno, ma anzi inaugurò uno stillicidio crescente che continuò a lungo e che fu per me dolorosissimo».

In quegli stessi giorni, secondo quanto sostiene la procura di Napoli in un altro processo, Berlusconi pattuiva il prezzo della sfiducia al governo con alcuni senatori della sua maggioranza.

«È difficile separare “Why not” dalla compravendita dei voti in Parlamento. Si tratta di vicende entrambe cosÌ gravi quanto apparentemente inverosimili, tanto da sopraffare la nostra buona fede. Eppure oggi sappiamo che l’incredulità rispetto alla voci e ai veleni che giravano attorno ci resero più deboli e più esposti. Fu un vero intorbidimento delle acque, che disegnò una delle pagine più oscure della nostra democrazia».

Non capì di essere in un tranello?

«Come ho detto con una battuta ai magistrati, nelle circostanze in cui sono stato interrogato, se lo avessi saputo forse sarei ancora al governo».

Come ha accolto la condanna dell’ex pm?

«Con l’augurio che ciò che è accaduto a me non si ripeta più. Mi piacerebbe che questa vicenda inducesse tutti ad avere un senso di rispetto nei confronti di istituzioni che assolvono a funzioni delicate. A distanza di anni e di fronte agli accertamenti della magistratura oggi abbiano una chiara idea di quale fosse la gravità di quei fatti. Vorrei che la memoria restasse viva, affinché la soglia di attenzione pubblica e il beneficio del dubbio si attivassero di fronte a polveroni che potrebbero ancora sollevarsi sul cammino della democrazia ».

Poco tempo dopo quei fatti, ii suo governo cadde. Sfiduciato da Bertinotti, ma soprattutto accerchiato dal polverone giudiziario e dai transfughi. Ritiene che l’inchiesta “Why not” giocò un ruolo nel minarne la stabilità?

«Nulla è ininfluente in politica. Poteva non esserlo un clima di pressione come quello che si sviluppò? Quando si creano turbolenze così forti, si alza un vento che sradica le piante. Non dimentichiamolo mai».

a.b.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
ottobre 9, 2014
Interviste