Stiamo progettando un piano di ricostruzione rivoluzionario per rilanciare il Sahel

l miracolo-Mali dimostra che l’Africa può decollare”

Prodi: modello di ricostruzione rivoluzionario per rilanciare tutto il Sahel

Intervista di Francesco Semprini a romano Prodi su La Stampa del 14 agosto 2013

«Non possiamo lasciare il Mali e il Sahel nelle mani di terroristi e trafficanti. L’Africa ha cominciato un cammino di sviluppo e il mio obiettivo è di permettere alla regione di agganciarsi al resto del continente». Parte con questo appello il colloquio con Romano Prodi, iniziato al forum dei Nobel di Astana, e proseguito sino ai recenti sviluppi in Mali. L’Inviato speciale per il Sahel spiega che, con Ban Ki-moon, hanno modulato un approccio rivoluzionario per la regione, sistemico e snello, che responsabilizza in solido i Paesi donatori. Mentre all’Italia chiede di farsi maggiormente carico dei propri doveri.

Presidente Prodi, come nasce il suo mandato Onu per il Sahel?

«Nasce dalla necessità di strutturare un progetto di sviluppo integrato per la zona più povera dell’Africa. Il ruolo che mi è stato affidato da Ban Ki-moon non è per un singolo Paese, ma per un’area intera, per affrontare i grandi aspetti dello sviluppo».

Qual è l’obiettivo?

«Fare in modo di avviare una fase di crescita sostenibile e integrata per i cinque Paesi centrali: Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Paesi enormi territorialmente ma fragili dal punto di vista economico e finora separati in ogni strategia di sviluppo. Ban Ki-Moon ha voluto provare a lanciare un progetto di coordinamento per delle realtà poverissime e incapaci, da sole, a inserirsi nelle nuove speranze di sviluppo del continente».

Quale approccio prevede il piano che ha messo a punto?

«Abbiamo mobilitato le università e gli esperti della regione, trovando risorse umane eccellenti e con una conoscenza molto più elevata di quella dei centri di ricerca collocati a migliaia di km di distanza e ai quali si faceva prima riferimento».

Quali sono i punti fondamentali della nuova strategia?

«Il primo è l’agricoltura, ovvero il nutrimento, l’irrigazione, le tecniche agricole e le vaccinazioni degli animali. Quindi le infrastrutture, visto che i Paesi non sono collegati fra loro da ferrovie o altro. Innovativo è il progetto di energia decentrata per portare l’elettricità in tutte le case, soprattutto con il solare, una rivoluzione come quella avvenuta con i cellulari. Infine, istruzione e salute, con scuole e ospedali».

Sul lato dei finanziamenti?

«Questa è l’altra novità. I fondi verranno ricercati a livello mondiale, facendo quasi una raccolta porta a porta. La vera innovazione è che il contributo può essere in denaro o in “natura”. Il donatore può versare fondi al Palazzo di vetro o agire direttamente, in coordinamento con l’Onu, senza strutture di passaggio che, per definizione, rendono tutto più macchinoso».

Questo cosa comporta?

«Se la Germania sceglie di realizzare un ospedale, lo costruisce direttamente ed è sua responsabilità di fronte al mondo se questo ospedale è ben fatto o no. È un modello di concorrenza virtuosa che evita le lentezze che oggi ritardano gli interventi internazionali a favore dello sviluppo».

Che tempi richiede la sua rivoluzione per il Sahel?

«Questo è il disegno generale su cui stiamo lavorando, poi il piano sarà portato in attuazione dalle istituzioni dell’Onu o a esse collegate come Banca Mondiale o Banca Africana di Sviluppo. L’incarico di Inviato speciale deve essere comunque a tempo determinato, non voglio che queste missioni straordinarie si procrastino all’infinito, si deve agire con rapidità».

Gli italiani si sono dimostrati virtuosi sino ad ora?

«Lo potrebbero essere di più dato che siamo piuttosto assenti in questa regione, nonostante l’attività di molte Ong. È ora di considerare maggiormente i nostri doveri ed i nostri interessi per un’area del mondo povera ma potenzialmente promettente e vicina. Non possiamo lasciare il Sahel nelle mani dei terroristi e dei trafficanti di droga. L’Africa ha realmente cominciato un cammino di sviluppo, e il mio obiettivo è di offrire un’occasione affinché il Sahel si agganci al resto del continente. C’è realismo non c’è solo sogno».

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
agosto 14, 2013
Interviste