Con la vittoria di Van der Bellen abbiamo scampato il pericolo, ma l’Europa resta senza leader

“In Austria pericolo scampato, ma l’ Europa è senza leader”
Il Professore a colazione col presidente uscente Fischer e col verde Van der Bellen: “Sconfitta di xenofobia e populismo”

Intervista di Giampiero Calapà a Romano Prodi su Il Fatto Quotidiano del 26 maggio 2016

“In Austria hanno scampato un grande pericolo. C’è stata una insperata riflessione e reazione della gente che ha scongiurato la vittoria della destra xenofoba di Norbert Hofer”.
Romano Prodi, ex premier ed ex presidente della Commissione Ue, parla al Fatto da Astana, Kazakistan, nel pieno dell’ Economic Summit in compagnia di politici, economisti, scienziati e premi Nobel. Prima di arrivare ad Astana, Prodi ha fatto tappa a Vienna per una conferenza agli ex allievi della John Hopkins. E ha incontrato il nuovo presidente Van der Bellen. “Sono stato invitato a una colazione dal presidente uscente Heinz Fischer, sono stato molto felice quando mi ha comunicato che avrebbe partecipato anche il nuovo presidente Alexander Van der Bellen, reduce da questa straordinaria vittoria elettorale”.

Presidente Prodi, di che cosa avete parlato a Vienna?

Intanto del pericolo che l’ Austria ha scampato e del pericolo che, in questo modo, con la vittoria del leader dei Verdi Van der Bellen, ha scampato l’ Europa.

Che impressione le ha fatto il nuovo presidente austriaco?

È un uomo di qualità con una forte personalità ed è espressione di una novità politica.

Nella sua vittoria hanno contato i temi ambientali?

Forse in parte, ma tengo a sottolineare che la partita è stata vinta su un’ idea di Europa contrapposta al nazionalismo e al populismo più beceri. Ha vinto l’ idea di una Austria pro Europa. Con Fischer e Van der Bellen abbiamo parlato a lungo dei gravi problemi che in questo momento minano la credibilità delle istituzioni europee. E abbiamo concordato sulla necessità di rapporti sempre più stretti tra Europa e Africa.

Quindi il sogno di Ventotene di un’ Europa unita può ritornare a essere al centro dei programmi e delle politiche dei leader progressisti del continente?

Su questo sono pessimista.
Nel breve periodo non vedo questa possibilità. Non c’ è un leader europeo forte che abbia la volontà di cambiare questa linea politica di frammentazione nazionale dell’ Europa. Non ne vedo, purtroppo, neppure uno.

L’ Italia avrà un nuovo impegno in Libia con l’ addestramento della Guardia nazionale. Come vede l’ evoluzione dello scenario tra Tripoli e Bengasi?

C’ è un certo stallo, almeno diciamo che al momento non scorre sangue. Però bisognerebbe inserirsi con più energia in questo intervallo per realizzare quello che ancora non si è fatto, cioè far sedere tutti attorno a un tavolo, ma proprio tutti i rappresentanti delle diverse tribù, per arrivare a una duratura pacificazione nazionale. Purtroppo le cancellerie europee questo non sono ancora riuscite a farlo sul campo.

E a proposito di Africa, l’ ondata migratoria continua senza sosta e si preannuncia una nuova estate complicata sulle nostre coste: soluzioni non sembrano essercene, perché? Ieri al largo della Libia abbiamo assistito all’ ennesima tragedia in mare?

Purtroppo finché non ci sarà almeno un minimo di autorità statuale in Libia queste tragedie sono destinate a continuare.

I leader progressisti europei preferiscono invitare lei per chiedere consigli e scambiare opinioni, invece di chi ricopre attualmente incarichi governativi?

No, non credo proprio, inviteranno anche loro, ma le amicizie, i rapporti e la stima personale contano ancora: in fondo il mio incontro lo possiamo considerare casuale.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
maggio 26, 2016
Interviste