Riformare partiti e sindacati, per costruire la classe dirigente di domani

CorpiIntermediNuove strutture e nuovi modelli organizzativi per i partiti e i sindacati

Prefazione di Romano Prodi al libro Corpi Intermedi – Una scommessa democratica di Gianni Bottalico e Vincenzo Satta; Ed. Ancora

Nei primi decenni della nostra Repubblica i “corpi intermedi” hanno plasmato e fatto crescere la nostra società. Partiti, sindacati, strutture cooperative, libere rappresentanze di agricoltori e artigiani, camere di commercio e mille altre strutture associative hanno accompagnato e sostenuto i primi passi della nostra democrazia, costituendo uno degli elementi nuovi e discriminanti rispetto all’esperienza politica precedente.

Per un lungo periodo di tempo i corpi intermedi hanno svolto complessivamente bene il loro compito, rendendo milioni di italiani cittadini attivi e partecipanti. Hanno fatto il loro mestiere anche se venivano spesso accusati di esercitare un potere eccessivo nella vita politica italiana, come ad esempio nel caso dei coltivatori diretti o dei sindacati.Tutto questo valeva sia per i governi locali che a livello nazionale.

Nell’ultima parte del secolo scorso è cominciato a cambiare il mondo: mentre tutto si globalizzava, si frammentavano progressivamente gli interessi e le appartenenze degli individui, “molecolarizzati”(come scrive il CENSIS) dalla precarizzazione, dalla differenziazione degli interessi, dalla moltiplicazione delle appartenenze.

La spinta verso la “disintermediazione” dei corpi intermedi è nata come naturale conseguenza di questa mutazione ma bisogna ammettere che gli stessi corpi intermedi hanno dato un attivo contributo perché il cambiamento li ferisse a morte. I partiti, i sindacati e le altre molteplici rappresentanze hanno fatto di tutto per indebolirsi, rifiutandosi di comprendere i tempi nuovi e, quindi, respingendo ogni volontà di riforma. I partiti e i sindacati non hanno inteso, e tuttora non intendono, adeguarsi agli obblighi di trasparenza e di democrazia che pure sono loro imposti dalla Costituzione. La quasi totalità dei corpi intermedi, incapace di trasformare in interessi collettivi la nuova frammentazione, è diventata progressivamente autoreferenziale, curandosi più dei problemi dei propri dirigenti e dei servizi ai soci che del raggiungimento degli obiettivi di interesse comune. I corpi intermedi, dedicandosi prevalentemente agli associati, hanno finito col mettere in secondo piano i contenuti e non sono stati più in grado di elaborare le necessarie sintesi politiche.

Adottando queste strategie, il processo di delegittimazione, già facilitato dai cambiamenti del mondo, non poteva che accelerarsi e diventare dottrina comune di tutto il paese. Sono anche queste le radici del crescente astensionismo nelle elezioni politiche e del verticale calo degli iscritti dei partiti e dei sindacati.

L’ultimo colpo mortale alle strutture di intermediazione è stato infine inferto dalla pseudo democrazia diretta della rete, un tipico strumento che isola l’individuo anche nel momento delle sue scelte fondamentali e, per definizione, rende impossibile il ruolo delle precedenti aggregazioni. Questa evoluzione diventa patrimonio comune ed è così accettata dalla società italiana che lo stesso presidente Renzi, così attento alle prevalenti posizioni dell’opinione pubblica, ripete in modo martellante che i suoi interlocutori “sono le imprese e non la Confindustria, sono i lavoratori e non i sindacati”.

Solo dieci anni fa una frase di questo genere sarebbe risultata impronunciabile da qualsiasi leader politico di un partito che tradizionalmente aveva trovato parte della propria legittimazione proprio in un rapporto continuo e privilegiato almeno con i rappresentanti dei lavoratori.

La parabola è giunta quindi al suo termine ed è inutile rimpiangere il passato e cercare di riprodurlo in una realtà irreversibilmente cambiata.

Per ora ci si deve accontentare di misurare la dimensione del danno provocato da questo radicale cambiamento, un danno che toglie alla società italiana il patrimonio del processo di partecipazione alla cosa pubblica e di formazione della classe dirigente che è prezioso per la maturazione democratica del Paese.

I percorsi di carriera di coloro che sono chiamati ad esercitare funzioni pubbliche non vengono più alimentati dalle esperienze in questi corpi intermedi che sono in qualche modo lo stadio ove gli atleti devono allenarsi e mostrare le proprie capacità. Le leggi elettorali vengono quindi modellate sulle caratteristiche di nuovi atleti per i quali la nomina dall’alto risponde in modo molto più rispondente al loro processo formativo, che non prevede la lunga fatica di un allenamento nei sindacati, nelle associazioni professionali o in altre strutture associative nelle quali il consenso è un ingrediente fondamentale del cammino verso l’assunzione di responsabilità pubbliche. Con queste osservazioni non voglio certo rimpiangere o mitizzare il passato. Quel passato non torna più ed è bene che non torni perché non sarebbe in grado di affrontare i problemi di oggi.

Sento tuttavia la necessità di riprendere di quel passato l’obiettivo positivo di aiutare il cambiamento e la crescita delle aggregazioni esistenti e di operare per la costruzione di strutture e di modelli organizzativi che provvedano allo stesso importante compito di formare, selezionare ed indirizzare verso il servizio pubblico le energie umane di cui si deve alimentare ogni sistema democratico che abbia l’obiettivo di rappresentare gli interessi e di affrontare i problemi del più ampio numero possibile dei propri cittadini.

 

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Dati dell'intervento

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dicembre 2, 2015
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