Incontro con Romano Prodi

Incontro con Romano Prodi nell’ambito della Scuola estiva dell’Associazione Rosa Bianca dal titolo “L’aratro, l’ipod e le stelle” (28-31 agosto 2008)


Un’analisi a 360° sul momento della politica internazionale, sul mondo, sull’Europa, i paesi emergenti. Romano Prodi tiene una lezione in occasione della Scuola dell’Associazione La Rosa Bianca che si è tenuta a Roncegno in provincia di Trento lo scorso 29 agosto. E nello stile tipico di una lezione accademica (rispettando addirittura i 45 minuti accademici come tiene a sottolineare chiudendo il suo intervento) il 2 volte presidente del Consiglio cerca di tracciare un quadro dello stato dei rapporti internazionali più rigoroso e sobrio possibile andando al nocciolo dei problemi più scottanti.

L’incipit è dedicato ai giornalisti di politica interna presenti in platea, “mi dispiace molto ma non parlo di politica nazionale, ho preso la mia decisione e con coerenza la mantengo”. Dunque nessun cenno al dibattito interno quotidiano, è il mondo ad essere protagonista delle parole del professore. Così dopo un breve ma intenso ricordo del giornalista Paolo Giuntella, scomparso recentemente, Prodi parte prendendo in considerazione l’anno in corso in buona parte già trascorso. Un anno di svolta. Per le elezioni americane in programma il 4 novembre che potrebbero permettere agli Stati Uniti di voltare pagina con effetti del tutto imprevedibili.

Per le olimpiadi che hanno portato l’efficienza cinese agli occhi del mondo. Per la scoperta da parte dell’opinione pubblica di un ruolo più assertivo della Russia di Putin (anche se gli esperti e gli addetti ai lavori se n’erano accorti da un bel po’). Per l’Europa Unita che dopo l’allargamento a 27 per la prima volta si trova con i fatti della Georgia ad affrontare una crisi ai suoi confini e intanto è impegnata a ratificare il Trattato di Lisbona respinto dall’Irlanda e ad organizzare le elezioni del 2009.

Parlando degli stati uniti dell’era Bush Prodi si sofferma sugli effetti del monopolarismo e soprattutto se ora si può parlare ancora di un’era monopolari sta. Di certo la guerra in Iraq, a detta del professore un grande errore percepito già al tempo dei fatti, ha visto un’America isolata con accanto la Gran Bretagna e pochi altri paesi. La sua idea fin dagli inizi della campagna elettorale fu quella di ritirare i nostri soldati. Cosa che puntualmente avvenne e Bush riconobbe subito la coerenza di Prodi, sego che se con gli Usa si è coerenti e realisti ma sempre leali il dialogo e l’amicizia non possono che procedere in maniera positiva.

Poi la Cina. Prodi non può fare a meno di scorgere tutta la forza della crescita cinese in tutti i campi. Non ignora il lungo cammino da fare ancora in tema di diritti umani ma comprende anche che tante questioni di cui oggi si può dibattere in passato erano un tabù. Tra i tanti esempi del boom cinese la loro penetrabilità nei mercati africani. E allora ormai è impensabile un G8 senza la Cina, l’India, il Brasile, il SudAfrica. Il professore ha presenziato a 10 G8 percependo i grandi cambiamenti che hanno visto protagonista questo consesso in 10 anni.

Poi il lungo capitolo sull’Europa. L’esperienza dell’europeista convinto Prodi è stata a suo dire entusiasmante. Si tratta per il Presidente di un organismo totalmente diverso da tutti gli altri di ogni epoca proprio perchè nasce da una proposta , da un’idea non da guerre né da manovre politiche. Ma i problemi esistono e oggi a bloccare lo sviluppo definitivo dell’Europa sono due problemi:
1. L’obbligatorietà dell’unanimità che “non potrebbe essere rispettata neanche in una riunione di condominio” e
2. La mancanza di una clausola di uscita, invocabile proprio per casi come quello irlandese.
Quindi Prodi si sofferma sul racconto dell’allargamento a 27 proposto dalla Commissione da lui guidata chiarendo che il processo non è ancora terminato prima dell’annessione dei paesi dell’ex Jugoslavia e dell’Albania. Infine una proposta personale, l’avvio di una cooperazione rafforzata con i paesi confinanti creando una sorta di “Anello degli amici” (paesi del Maghreb, Ucraina e Bielorussia, ecc.) che pur non facendo parte dell’Unione possano adottarne le politiche in campo economico e sociale.

La chiosa è proprio sull’importanza delle Organizzazioni internazionali , Onu, Ue, Nato, ma anche Unione Africana (“giovane e con un grande bisogno di aiuto per crescere”) per creare un multilateralismo virtuoso da non confondere col multilateralismo “bloccato” della guerra fredda per assicurare al mondo un futuro di pace.

Cliccando il link sottostante a Radio Radicale sarà possibile anche ascoltare il dialogo tra il professore e alcuni studenti che ha fatto seguito alla lezione.
www.radioradicale.it

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
agosto 30, 2008
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