Una gestione comune dei gasdotti che attraversano l’Ucraina

Le furbizie tedesche – La soluzione possibile sul gasdotto della discordia

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 17 gennaio 2016

Le tensioni fra Italia e Unione Europea non possono che creare preoccupazione, tanto è profondo il legame che congiunge il nostro paese all’Europa. Nel mio caso, poiché ho ricoperto la massima responsabilità sia in Italia che nell’Unione Europea, un conflitto così aspro aggiunge alla preoccupazione un senso di dolore e di disagio. D’altra parte nelle ultime settimane i punti di dissenso si erano progressivamente trasformati in crescenti attacchi politici, per cui i recenti avvenimenti angustiano ma non sorprendono.

Una ricucitura è però necessaria, per difendere i nostri interessi nazionali e il futuro dell’Unione. Una ricucitura che il nostro paese deve organizzare partendo dai propri punti di forza (che sono tanti) ma difendendoli con proposte concrete, a loro volta rafforzate dalle necessarie alleanze politiche e da uno sguardo che vada oltre gli interessi di breve periodo.

Non voglio in questo caso passare in rassegna tutti i numerosi temi controversi. Per oggi, mi limito a cercare di approfondirne uno solo, molto significativo per il nostro interesse, capace di costruire attorno a noi naturali alleanze e particolarmente utile per la pace in Europa.

Parlo in questo caso del Nord Stream2, cioè del gasdotto che dovrebbe raddoppiare il trasporto di metano dalla Russia direttamente in Germania, passando sotto il Mar Baltico e saltando i paesi intermedi e soprattutto la Polonia.

Si tratta di un caso estremamente emblematico perché taglia fuori l’hub italiano del metano, cancellando definitivamente l’alternativa del sud, con l’eliminazione del South Stream, pesantemente ostacolato da molti paesi europei, tra i quali la Germania.

Conseguenza ancora più grave dell’accordo russo-tedesco è che questo renderebbe inutili gli attuali gasdotti che, passando attraverso l’Ucraina, trasportano oggi la quasi totalità del gas russo verso l’Europa, dato che l’esistente ramo del Nord Stream opera a meno di un terzo della sua capacità.

Esistono naturalmente ragioni fondate perché la Russia cerchi di evitare il passaggio ucraino: infinite sono state infatti le controversie sui prezzi e sui diritti di passaggio. Io stesso, come Presidente della Commissione Europea, mi sono recato più volte a Kiev per cercare di porre fine al vero e proprio furto di gas che veniva messo in atto, ovviamente con il tacito permesso e forse con l’attiva cooperazione delle autorità, facendo buchi nel grande tubo e spillando il gas come si fa con il vino da una botte.

È chiaro però che la decisione di veicolare tutto il gas attraverso la Germania rompe gli equilibri della politica energetica europea e costituisce quasi una presa in giro degli impegni dell’Unione, dato che questo grandioso e costoso accordo economico viene firmato proprio dal paese che è il paladino delle sanzioni contro la Russia e viene firmato con un’impresa (la Gazprom) che, almeno in teoria, è al bando da parte delle autorità europee. Lo stesso Parlamento Europeo, lo scorso 15 dicembre, ha infatti espresso gravi preoccupazioni sulle possibili conseguenze di questo progetto.

Dopo mesi di silenzio (durante i quali quasi solo il nostro giornale aveva manifestato pesanti perplessità) il governo italiano ha duramente protestato di fronte al Consiglio Europeo di dicembre, salvo lasciare in seguito uscire la notizia di un accordo con Putin per una partecipazione di minoranza di imprese italiane al capitale del Nord Stream2 e ai lavori per realizzarlo. Essendo stata immediatamente smentita dall’Eni ogni partecipazione al capitale, rimane sul tavolo solo la possibilità di contrattare il nostro appoggio ad un progetto per noi estremamente dannoso con l’ancora indefinita promessa di un paio di centinaia di milioni di subappalto nella posa dei tubi.

Eppure una via d’uscita esiste perché il passaggio della quasi totalità del gas russo dalla Germania non trova contraria solo l’Italia ma viene avversato dalla Polonia, da molti paesi dell’Europa Orientale e dalla Grecia, è visto con sospetto dalla Francia e non incontra certo gli interessi della Spagna, piena di gassificatori che non possono operare perché il paese non è collegato alla rete europea.

La via d’uscita sta in una soluzione che, garantendo gli interessi russi, viene incontro alla maggioranza delle esigenze europee e favorisce la pace in Ucraina, assicurandole inoltre per un indefinito futuro i copiosi diritti di passaggio del gas, introiti indispensabili per un paese che si trova oggi (e si troverà anche in futuro) in tragiche condizioni economiche.

La soluzione è quella che da tempo propongo, cioè un’impresa comune per la gestione dei gasdotti che attraversano l’Ucraina. Un’impresa posseduta per un terzo dalla Russia, un terzo dal governo ucraino e un terzo da soggetti europei, in modo che russi ed europei si sentano garantiti nei loro interessi e gli ucraini siano correttamente controllati.

Gli autorevoli interlocutori italiani, russi e tedeschi, ai quali l’idea è stata prospettata con la semplicità con cui è stata presentata ai lettori di queste poche righe, ne hanno compreso e condiviso gli aspetti positivi. Tutto ciò per il contributo che questo progetto comune potrebbe dare alla pace e alla ricostruzione economica dell’Ucraina, oltre che a un migliore equilibrio della politica energetica europea.

Nulla però è stato fatto in questa direzione ed è quindi prevalsa, come ormai sempre accade in Europa, una soluzione spiegabile solo in termini di politica interna (in questo caso tedesca).

Eppure alleanze in tale senso erano possibili e sono ancora possibili. Alleanze attente all’interesse comune e utili per costruire una pace in Ucraina.

Possibile che in Europa non vi siano leader capaci di collegare tra di loro questi interessi comuni e tradurli in azione? Possibile che non vi siano leader consapevoli che la pace in Ucraina si costruisce solo con atti concreti? Possibile che non vi siano leader che pensino che le proposte positive giovino alla propria politica più dei conflitti?

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
gennaio 17, 2016
Articoli, Italia