Basta decisioni miracolistiche: riformare la pubblica amministrazione affrontando i problemi concreti ad uno ad uno

L’Autonomia regionale non vuol dire diritto al caos

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 9 marzo 2014

Durante la cerimonia di inaugurazione di un importante punto di vendita della più grande catena mondiale di distribuzione di mobili è stato chiesto al massimo responsabile italiano se questa festa fosse stata oscurata dall’incredibile ritardo con cui il progetto si era potuto realizzare a causa una infinita catena di freni burocratici.

La domanda non era certo nuova o inattesa ma la risposta non si è concentrata solo sulla lunghezza dei tempi che, seppure in limiti più stretti, aveva riscontrato anche in altri paesi (tra i quali il Giappone) ma nel fatto che per lunghi anni egli aveva dovuto lavorare in una situazione di assoluta incertezza perché, schiacciato fra uffici e tribunali, non sapeva come le cose sarebbero andate a finire. E che questa situazione non si verificava in nessun’altra parte del mondo.

Mentre ascoltavo queste parole mi è scappato l’occhio su un articolo del Corriere in cui viene narrata l’incredibile avventura dei bronzi di Riace che, dopo anni di restauro ed un’attesa senza fine, potranno finalmente essere visibili nelle sale del museo della Magna Grecia di Reggio Calabria, museo che dovrebbe essere uno dei maggiori punti di attrazione della più dissestata regione italiana. I vigorosi atleti di bronzo si troveranno tuttavia molto soli perché il museo, che doveva essere inaugurato tre anni fa, sarà ancora inagibile per un imprevedibile periodo di tempo, dato che l’impresa che aveva perduto la gara di appalto per il restauro aveva naturalmente fatto ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (comunemente conosciuto come TAR). Essendo stato respinto il suo ricorso essa aveva proceduto, come capita d’abitudine, all’appello di fronte al Consiglio di Stato che, come avviene con altrettanta frequenza, aveva concesso la sospensiva dei lavori. Nonostante la evidente drammatica urgenza di mettere in atto il progetto del museo, la prossima udienza del tribunale amministrativo non avrà luogo prima di luglio. Anche in questo caso non si sa come e quando andranno a finire le cose, proprio nello stesso giorno in cui la regione calabra lanciava un progetto di rilancio turistico che avrebbe dovuto avere nel museo della Magna Grecia uno dei suoi principali riferimenti.

Non ho nemmeno avuto tempo di interiorizzare questi due messaggi che ho dovuto apprendere che, dopo tre settimane dalle elezioni regionali sarde, i nuovi organismi elettivi non possono mettersi in moto perché, in presenza delle incertezze generate da un regolamento elettorale confuso e complicato, dodici sezioni elettorali non sono ancora in grado di comunicare i risultati definitivi. La giunta scaduta continua perciò il suo lavoro, la nuova giunta non può ancora entrare nell’esercizio delle proprie funzioni e l’ambasciatore britannico in visita a Cagliari si è trovato nell’imbarazzante situazione di non sapere quale era la sua effettiva controparte.

Ancora nello stesso giorno, al nostro presidente del Consiglio in visita a Bruxelles, è stato ripetuto che gli ingenti fondi di coesione messi a disposizione dell’Unione Europea e non spesi nel periodo 2007-2013 non possono più essere utilizzati e andranno definitivamente perduti.

Per rendere ancora più chiaro il messaggio, il commissario per le politiche regionali Johannes Hahn ha tenuto a sottolineare che i fondi europei dedicati alle politiche di coesione per il periodo 2014-2020 potranno essere impiegati solo per progetti specifici, dedicati esclusivamente al rilancio dei territori meno favoriti. Deve trattarsi di iniziative concrete, volte ad esempio all’aumento dell’occupazione, alla creazione di nuove imprese o alla valorizzazione delle risorse umane.

Questa precisazione mette fine all’ipotesi che i fondi di coesione passati o futuri possano essere utilizzati per ridurre il deficit o il cuneo fiscale ma, soprattutto, ci ripete ancora una volta che i fondi non utilizzati per l’incredibile inefficienza delle strutture burocratiche regionali sono e saranno perduti per sempre.

In un solo giorno mi è quindi toccato di riflettere su tre casi distinti che arrivano tuttavia alla stessa conclusione: con questa struttura pubblica non si arriva da nessuna parte.

Le incertezze e le complicazioni burocratiche rendono difficile ogni iniziativa, allontanano gli investitori stranieri, rallentano i pur scarsi tentativi di valorizzazione delle nostre risorse turistiche e ci privano delle risorse europee a noi destinate, risorse che gli altri paesi regolarmente utilizzano.

Al termine di queste riflessioni voglio sottolineare che non ho scelto i casi più gravi e significativi ma solo quelli di cui ho avuto notizia nello spazio di un giorno, ieri.

Se ne deduce che il nuovo governo deve impegnarsi a una continua riforma delle strutture pubbliche, non prospettando decisioni onnicomprensive e miracolistiche ma affrontando i problemi concreti ad uno ad uno.

In riferimento ai casi esposti esso deve curare che i fondi europei siano spesi fino all’ultimo euro, con un’autorità di coordinamento non certo resa più facile dalla cancellazione del ministero per la coesione territoriale che aveva il compito specifico di sorvegliare sulle regioni e trattare con Bruxelles.

In secondo luogo non potrà essere più a lungo ammissibile che si possa ricorrere in modo quasi indiscriminato ai tribunali amministrativi, paralizzando l’esecuzione di ogni progetto.

Si dovrà fare infine esigere che l’autonomia regionale non sia interpretata come un quotidiano diritto al caos.

Se questi sono i poveri commenti di modeste realtà venute alla luce in un solo giorno non mancheranno al governo occasioni di lavoro.

Ed anche nella giornata di domani si scopriranno altre magagne alle quali quali bisogna porre rapido rimedio come condizione per iniziare finalmente il cammino della ripresa.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
marzo 9, 2014
Articoli, Italia