Mettere un argine allo strapotere dei giganti di Internet

L’Europa e i cittadini: un argine (anche fiscale) allo strapotere dei giganti web

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 28 giugno 2020

L’attuale crisi non solo sconvolge i rapporti politici fra gli Stati, ma incide in modo estremamente diverso sui differenti settori e le differenti imprese.

È stato correttamente messo in rilievo come le attività che per loro natura richiedono l’aggregazione delle persone siano le più colpite. Non ci si deve quindi stupire di quanto siano in sofferenza ristoranti, catering, compagnie turistiche e tutte le attività che si materializzano attraverso un contatto fra le persone. Questa crisi ha perciò travolto anche settori che sembravano destinati ad un progresso senza fine, come le linee aeree o le imprese produttrici di energia, settori legati alla mobilità delle persone. E nemmeno ci dobbiamo sorprendere che, nello stesso campo alimentare, il consumo di alcuni prodotti come la farina sia andato alle stelle mentre altri, come la birra, sia pesantemente caduto avendo essa perso la tradizionale domanda di un consumo che si svolge prevalentemente in compagnia.

Tutto ciò sta naturalmente sconvolgendo la vita di miliardi di persone anche se la maggioranza di coloro che sono colpiti continuano fortunatamente a sperare che il tutto possa, in qualche modo, ricomporsi in un prossimo o meno prossimo futuro.

Alcuni dati sconvolgenti di questi mesi di pandemia dimostrano invece che vi è un settore che cresce in modo impressionante e si sta affermando come forza dominante non solo dell’economia, ma di tutta la futura politica mondiale. Non parlo dell’industria medicale e farmaceutica, che pure hanno ricevuto un inatteso impulso dalla pandemia.

La vera grande conseguenza del Covid19 è che i giganti dell’Internet sono diventati i dominatori della scena mondiale, con una capacità di influenza politica ed economica senza precedenti.

Si tratta di un processo in corso già da parecchi anni ma che, negli ultimi mesi, ha avuto un’accelerazione improvvisa, talmente rapida da mutare le fondamenta stesse della futura società umana.

Cominciamo dai giganti americani, dominatori insieme alla Cina del mercato globale della connettività, cioè i così detti GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft). Nei primi mesi dell’anno in corso, in piena crisi economica, essi hanno aumentato il loro valore di borsa (la loro capitalizzazione) di oltre 1000 miliardi di dollari. Una cifra impressionante, venti volte superiore alla manovra finanziaria italiana e ben oltre le dimensioni del pur imponente impegno europeo. La sola Amazon ha visto aumentare il suo valore di 401 miliardi per effetto dell’impressionante aumento delle vendite sia negli Stati Uniti sia nei paesi europei.

A questo si deve aggiungere il crescente potere dei nuovi protagonisti americani della Rete e la consolidata forza dei giganti cinesi, come Tencent e Alibaba. Riflettiamo sul fatto che quest’ultima impresa, pur in occasione di un evento straordinario, ha venduto in un solo giorno beni per oltre trentacinque miliardi di dollari ed un intero miliardo in soli 14 secondi.

L’aumento pur stratosferico delle vendite a distanza è uguagliato dalla crescita degli altri giganti dell’Internet, ormai padroni non solo della vita economica, ma del flusso delle informazioni e dei dati che sempre più domineranno la vita del nostro pianeta.

È purtroppo opportuno sottolineare che trai i primi venti padroni di questo mercato vi è una sola impresa europea, che si trova diciannovesima in classifica.

Ci troviamo quindi di fronte al rapido rafforzamento di una concentrazione che non ha precedenti nella storia dell’umanità, anche perché si tratta non solo di un potere esercitato sui beni materiali, ma del possesso delle informazioni vitali ed essenziali anche in ambito militare, tecnologico e scientifico. Un controllo di tutto il consorzio umano, dalle caratteristiche personali alla sanità.

Non solo: queste imprese, molto più che in passato, detengono un raffinato potere di lobby su tutti i governi e riescono, con una maestria senza confronti, a pagare imposte per una frazione trascurabile dei loro profitti.

Se non si porranno rimedi, la conseguenza di queste trasformazioni è semplice. Si avrà un crescente aumento delle differenze non solo per effetto di questi immensi processi di accumulazione in poche mani, ma anche perché queste trasformazioni porteranno un’ulteriore divisione fra un gruppo di specialisti e un crescente numero di operatori meno qualificati. Essi si presenteranno ancora più deboli in un mercato del lavoro reso più ristretto dall’aumento della produttività conseguente alla diffusione di queste innovazioni, dei Big Data e dell’ Intelligenza Artificiale che i dominatori della Rete utilizzano in modo sempre crescente.

Non è facile porre rimedio a questo stato di cose. In tempi passati, quando le imprese diventavano troppo potenti, l’antitrust americano reagiva limitando per legge l’eccesso di potere. Oggi, come spero avrò presto occasione di riflettervi, questa ipotesi è del tutto improbabile, anche se vi è chi, di tanto in tanto, propone la frammentazione di questi giganti.

Un minimo riequilibrio potrebbe essere prodotto da un accordo europeo volto ad ottenere un equo pagamento delle imposte da parte di queste imprese. Obiettivo di parziale efficacia e non facile da raggiungere: vi è infatti sempre qualche paese europeo che preferisce giocare il ruolo di paradiso fiscale. Inoltre, anche una più equa politica fiscale non eliminerebbe gli squilibri che, dopo questa pandemia, risulteranno ancora più insopportabili perché toccheranno non solo il nostro benessere, ma le fondamenta stesse della nostra libertà e della nostra autonomia.

Libertà e autonomia che si potranno riconquistare solo se un’Europa unita riuscirà a dare vita ad attori europei in grado di affrontare questa sfida. Mi rendo conto che, oggi, si tratta solo di un augurio. La pandemia in corso ha reso più vicino il momento in cui diverrà una necessità.

 

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