La tragedia di Attanasio e l’eredità da raccogliere

La crisi africana/ La tragedia di Attanasio e l’eredità da raccogliere

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 28 febbraio 2021

Oltre ad essere ragione di grande dolore, la tragica scomparsa del nostro ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, e dei suoi fedeli collaboratori, ci obbliga ad alcune riflessioni sul contesto politico ed economico dei diversi paesi africani nei quali ha servito in modo sempre straordinario l’Italia.

Noi siamo stati abituati a considerare la diffusa miseria ed il basso livello di sanità e di istruzione come cause della lunga crisi della società africana e, in particolare, degli infiniti episodi di violenza tra i quali si inscrive anche la morte del nostro ambasciatore. Non vi è alcun dubbio che questa correlazione illustri perfettamente il legame tra l’arretratezza africana e la diffusa violenza che ne rende impossibile lo sviluppo.

Tuttavia, più osservo le cose africane, più mi rendo conto che causa ed effetto sempre più si invertono: sono infatti l’instabilità politica e la violenza che impediscono lo sviluppo del grande continente africano, e non viceversa.

Il caso del Congo è emblematico. Il paese possiede risorse naturali di ogni tipo, dai minerali tradizionali alle preziosissime terre rare, essenziali per il funzionamento dei nuovi apparati di comunicazione. E la grande parte dei suoi terreni gode di uno straordinario livello di fertilità. Tuttavia in Congo si muore di fame e di malattie endemiche come in nessuna parte del mondo. Nei primi anni successivi al processo di decolonizzazione sembrava che si potesse dare inizio a un cammino virtuoso ma, successivamente, le differenze etniche, gli odi tribali e le interferenze economiche e politiche delle potenze straniere hanno frammentato il paese, ora in mano di gruppi armati, indifferentemente classificabili come terroristi, banditi di strada, delinquenti comuni o mercenari al servizio di potentati nazionali o stranieri.

Non solo il Congo, ma tutta la lunga fascia di paesi che, a sud del Sahara, si estende dall’Oceano Atlantico fino al Sinai, non ha più una normale vita economica: i terroristi deprimono ogni attività, dalla coltivazione dei campi fino alla costruzione delle opere pubbliche.  E di questo posso anche portare un’esperienza personale. Da anni infatti, insieme all’ex Presidente della Nigeria, condivido la Presidenza di una Commissione dedicata al risanamento del lago Chad, che si va progressivamente prosciugando. Ebbene, sono più di quattro anni che i problemi di sicurezza impediscono ogni possibile riunione della Commissione. Nemmeno si può mettere in secondo piano la paralisi e l’enorme aumento dei costi che la diffusa violenza produce nei confronti delle attività dell’ONU, dell’Unione Europea e di ogni operatore internazionale.

In questo stato di cose, il primo passo da compiere per cambiare il volto dell’Africa è la progressiva messa in atto di quella che si chiama “ good governance”, cioè la promozione di governi che, almeno in parte, operino nell’interesse generale. L’affermazione della democrazia, che pure è stata fonte di tante speranze, quando si è progressivamente diffusa nel continente africano, ha infatti ben poco contributo ad una parallela diffusione del buon governo. Si tratta infatti, il più delle volte, di una democrazia corrotta e, come documenta l’ultimo numero dell’Economist, estremamente costosa, inefficiente e spesso dedicata ad usare le risorse pubbliche solo per favorire i propri familiari o il proprio gruppo di appartenenza.

Nei pochi casi in cui si è messa in atto una politica meno corrotta e più inclusiva, i risultati positivi sono stati invece addirittura sorprendenti, proprio perché le risorse umane della giovane generazione africana hanno capacità e risorse che vanno oltre ogni aspettativa.

Possiamo citare il caso del Ghana e del Ruanda che, pur con diversi livelli di garanzia democratica, hanno adottato modelli di “governance” con regole funzionali, inclusive e durature nel tempo. Le positive conseguenze della loro azione di governo permettono di scommettere sul futuro di tutto il continente, anche se le resistenze ai cambiamenti sembrano ancora, in troppi casi, insormontabili.

Come europei dobbiamo quindi assumerci il compito non solo di sostenere materialmente lo sviluppo dei singoli paesi africani, ma di favorire una positiva evoluzione della loro “governance” praticando vicinanza e dialogo sia nei loro confronti che nei confronti dell’Unione Africana, oggi lo strumento più idoneo per favorire una cooperazione virtuosa fra i diversi paesi.

Dobbiamo imparare ad interagire con i popoli africani senza imporre loro modelli, collaborando con le loro istituzioni a tutti i livelli, ed in primo luogo attenti a quanto succede nei mostruosi agglomerati urbani, che ogni anno diventano la meta di un incontrollato fiume di immigrati. Abbiamo già impostato positivi strumenti di collaborazione, come il partenariato strategico Africa-Mediterraneo-Europa, strumenti che dobbiamo ampliare e rafforzare.

L’unica strada percorribile per salvare l’Africa è infatti quella di aiutarla a salvare se stessa, non solo con gli aiuti economici, ma con una vicinanza attiva, indirizzata a favorire lo sviluppo di un continente che, già ora, conta un miliardo e trecento milioni di abitanti, ma che nel 2050 arriverà a oltre due miliardi per raggiungere, a fine secolo, l’incredibile cifra di quattro miliardi: il 40% dei cittadini di tutto il pianeta.

Il nostro futuro dipende quindi totalmente dal livello di sviluppo, di equilibrio interno e di stabilità di questi miliardi di nostri vicini di casa.

Credo che aiutare l’avvicinamento a questi obiettivi sia il modo migliore per tenere viva la memoria di Luca Attanasio. Il nostro ambasciatore ha infatti sempre affiancato alla sua opera di raffinato diplomatico, una  personale passione per aiutare gli africani a costruire un loro migliore futuro al nostro fianco. Ed è morto proprio mentre stava concretamente portando avanti questo disegno.

 

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
febbraio 28, 2021
Articoli, Italia