La ricomposizione del Paese passa per una sistema elettorale maggioritario

Legge elettorale – Una riforma per non essere marginali in Europa

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 14 maggio 2017

Domenica scorsa abbiamo seguito, con una forte emozione, al trionfo elettorale di Emanuel Macron che salutava la folla nella spianata del Louvre preceduto dall’inno europeo e seguito dal canto della Marsigliese. Una dovuta emozione per questa grande novità politica che porta al vertice della politica francese un leader giovane e nuovo, un leader che solo un anno fa era conosciuto da un ben modesto numero di francesi.

A distanza di una settimana possiamo tuttavia avere un’idea abbastanza precisa dei problemi di politica interna, di politica economica e di strategia europea che Macron dovrà affrontare nel prossimo futuro.

In politica interna il suo movimento (REM, République en marche) è già salito in testa nei sondaggi per le prossime elezioni politiche dell’11 giugno ma ben difficilmente potrà raggiungere la maggioranza assoluta dei nuovi parlamentari. Sarà quindi probabilmente costretto ad alleanze che, fin da ora, si presentano piuttosto complesse. Anzi più complesse del previsto per la tensione scoppiata con François Bayrou, leader del partito di centro che, con il suo improvviso sostegno, aveva aiutato Macron a compiere un decisivo salto in avanti verso la vittoria. Bayrou ha accusato Macron di aver imposto una eccessiva presenza di socialisti nella prima lista di candidati per le prossime elezioni, violando il patto precedentemente concordato con lo stesso Bayrou.

Non si tratta in questo caso di una semplice tensione fra due leader politici ma di una prima manifestazione degli ostacoli che si manifesteranno in futuro per fare lavorare insieme Presidente e Parlamento.

Non minori si presentano le difficoltà nel campo economico. Pur essendo la Francia un paese ricco, con alcune grandi imprese protagoniste nel mondo, l’economia francese è da anni quasi ferma. La crescita del PIL e della produttività, anche se superiori ai dati italiani, sono nettamente inferiori rispetto alla media europea. La spesa pubblica raggiunge l’incredibile livello del 57% del PIL, la bilancia commerciale, a differenza dell’Italia, è in passivo e il debito pubblico è passato, in questo secolo, dal 60 al 100%, mentre la disoccupazione è intorno al 10% e quella giovanile del 25%.

Macron si è impegnato a correggere tutte queste distorsioni, portando dal 57 al 52% la spesa dello Stato, alleggerendo il settore pubblico di 120.000 dipendenti, unificando i 35 diversi sistemi pensionistici e, soprattutto, riformando il mercato del lavoro che, oggi, è molto più rigido di quello italiano. Soprattutto su quest’ultimo punto si gioca il futuro di Macron perché i sindacati hanno già dichiarato di essere disposti a tutto pur di impedirgli di iniettare maggiore flessibilità nel sistema produttivo francese.

Già da queste semplici considerazioni si capisce come il compito di Macron non sia certo facile: egli si trova a governare un paese ancora forte e prestigioso ma che, negli ultimi anni ha proceduto con passo lento e con prestazioni deludenti.

Grandi innovazioni di politica economica sono quindi necessarie perché la Francia possa riprendere, accanto alla Germania, un ruolo di guida in Europa. I governanti tedeschi hanno aperto a Macron un credito senza precedenti: perfino il ferreo ministro Shäuble è arrivato ad ammettere che non si può costruire una comunità di stati dotati di una forza differente senza costruire, nello stesso tempo, nuovi strumenti di compensazione. Pur avendo chiuso in anticipo la porta ad alcune proposte di Macron, come l’emissione di comuni strumenti di debito ( i così detti eurobond), il governo tedesco si mostra disposto a condividere con la Francia la leadership europea che la Germania non ha alcuna convenienza a portare avanti in solitario.

Purtroppo, come scrive l’Economist, in conseguenza della Brexit, in presenza di una democrazia illiberale in Polonia e di una situazione di affanno continuo dell’Italia, alla Germania non resta che l’alleanza con la Francia.

Io non credo affatto al giudizio sulla fatalità di un’Italia vittima di un eterno affanno ma ritengo che i prossimi mesi saranno decisivi perché il nostro paese dimostri il contrario e si affianchi alla Francia e alla Germania nel fare riprendere il cammino dell’Unione Europea.

Riflettendo sulla condizione necessaria ( ancorché non sufficiente) perché questo avvenga basta ricordare che la società francese non è meno divisa e frantumata di quella italiana. Solo una legge elettorale fortemente maggioritaria le ha reso possibile di essere considerata l’indispensabile partner della Germania.

Mi accorgo invece che nessuno sembra rendersi conto che i progetti di leggi elettorali di tipo proporzionalistico presentati in Parlamento in questi giorni avranno il risultato di frantumare ulteriormente la politica italiana rendendo impossibile ogni decisione. Quando arriveremo a riconoscere che la ricomposizione del paese passa forzatamente, come in Francia, da una legge di tipo maggioritario?

Vogliamo cioè cercare di mettere la casa in ordine e schierarci a fianco della Germania e della Francia, o dobbiamo rassegnarci ad accettare l’inaccettabile destino di essere sempre in affanno, con tutte le conseguenze che questo comporta?

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
maggio 14, 2017
Articoli, Italia