Non si vive di rigore, urgente riprendere la crescita

Economia e crescita
Non si vive di rigore. La lezione della crisi

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 14 ottobre 2012

I maggiori responsabili ed esperti dell’economia mondiale si sono riuniti a Tokyo, nel più importante consesso annuale del Fondo Monetario Internazionale, per fare il punto sullo stato dell’economia del pianeta.

I messaggi arrivati da Tokyo sono interessanti, perché sostanzialmente nuovi. Essi sono perciò degni di un’accurata attenzione.

Il più autorevole e rilevante elemento di riflessione arriva dalla stessa direttrice del Fondo, Christine Lagarde, che ha rappresentato un quadro dell’economia mondiale in forte rallentamento in tutte le grandi aree geografiche. La Cina e l’Asia colpite nel loro export, gli Stati Uniti in permanente difficoltà (anche se il mercato immobiliare sembra dare segni di ripresa) e l’Europa in ristagno, se non in vera e propria recessione. Partendo da questa diagnosi essa ha lanciato un messaggio non certo rivoluzionario ma sostanzialmente nuovo da parte del Fondo Monetario e cioè che, nella situazione descritta in precedenza, le politiche fiscali austere non possono essere l’unico strumento in mano ai governi. Questo elementare ma inatteso ammonimento sembra derivare da un dettagliato rapporto elaborato all’interno al Fondo stesso. In tale rapporto, come frutto di un’analisi allargata a trenta diversi paesi, vi è scritto che l’influenza negativa degli aggiustamenti fiscali sulla crescita economica è molto più forte oggi di quanto non apparisse in passato.

Mentre in passato si riteneva che una riduzione del deficit di 1% del PIL si sarebbe tradotta in una contrazione di mezzo punto dello stesso PIL, le conclusioni di questo studio pongono questo calo addirittura tra l’1 e l’1,5% .

Tutto questo si traduce nel consiglio, mai espresso pubblicamente in passato dal Fondo Monetario, di dare più tempo ai governi per mettere in atto l’aggiustamento dei bilanci dei paesi in difficoltà.

Ci rendiamo conto che nessun governo può seguire da solo questa linea di condotta che, per essere efficace e positiva nei confronti della crescita, deve trasformarsi in comportamento comune di tutti i paesi, virtuosi e meno virtuosi. A rafforzare questa tesi si è aggiunta una dichiarazione del capo economista dello stesso FMI, il quale ha ricordato a tutti i presenti che l’aggiustamento dei bilanci non è una gara da centometrista ma è una maratona. Esso va quindi affrontato con vigore ma con i tempi adeguati a una maratona.

Questi messaggi sono rivolti a tutto il mondo ma sono particolarmente validi per l’Europa, dove la necessità di cambiare marcia è sentita più che in ogni altro continente.  Negli ultimi mesi, soprattutto grazie all’azione della Banca Centrale Europea, sono stati compiuti grandi progressi sotto l’aspetto istituzionale e i governi europei stanno fornendo prova di maggiore solidarietà, ma lo sguardo sul prossimo anno non presenta orizzonti molto più promettenti rispetto alla situazione di oggi. Nei 17 paesi dell’Euro l’anno in corso si chiuderà con una perdita media del PIL dello 0,5% e le previsioni per il prossimo anno sono per una crescita zero. Non molto diversa sarà l’evoluzione dell’economia in Italia dove, rispetto alla rilevante caduta di quest’anno (circa – 2,5%), ci sarà ancora un segno negativo dello 0,3% per il 2013.  Per non parlare dei consumi ( inclusi i consumi alimentari) che in Italia stanno ritornando a quelli di oltre quindici anni fa, con un calo mai sperimentato nel dopoguerra ( -3,5% durante quest’anno). Le famiglie, in netta e progressiva sofferenza, hanno visto calare il loro reddito addirittura di un punto in più rispetto ai consumi. Esse sono state quindi obbligate ad impiegare parte dei risparmi per cercare di proteggere il loro tenore di vita. E’ chiaro che una tendenza così negativa non può durare a lungo.

In questa situazione il monito del Fondo Monetario Internazionale deve quindi diventare il punto di riferimento per le decisioni dei governi nazionali e delle istituzioni europee.

Il governo italiano ha portato avanti con coerente determinazione una necessaria politica di rigore, ma esso si deve rendere conto, insieme a tutti gli altri governi europei, che questa politica può avere successo solo se i suoi tempi di attuazione sono compatibili con la ripresa della crescita. E deve prendere l’iniziativa per condurre verso questa strategia più pragmatica e meno ideologica tutti gli altri paesi europei.

Non credo che l’Italia si troverebbe sola nel dare concreta attuazione a questa linea di condotta, perché tutti ne trarrebbero vantaggio, compresa la Germania, che non è più in grado di sostenere la propria crescita esclusivamente con le esportazioni, rese oggi molto più difficili dal più lento cammino di tutta l’economia mondiale.

PS. Non so se farà piacere ai lettori sapere che, con quest’articolo, sono costretto a sospendere l’appuntamento settimanale con loro.  Fra pochi giorni comincerò, partendo dal Mali, il mio lavoro d’inviato dell’ONU nel Sahel.  Conto di potere continuare a collaborare col Messaggero nel modo che sarà compatibile con i miei nuovi impegni. In ogni caso sono davvero grato al Direttore e a tutta la famiglia del Messaggero per la fiducia che mi è stata largamente concessa.

Romano Prodi 

 

 

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
ottobre 14, 2012
Italia